lunedì 1 agosto 2011

SPIDER TRUMAN SONO ANCH'IO!


Quando sarete tornati dalle vostre vacanze, iniziate a pensare di comprare un biglietto per la Capitale.
A me non frega un cazzo scoprire chi sia realmente Spider Truman, quello che è significativo è che stia smuovendo un po' di coscienze.
Era già un bel po' che mi domandavo come mai gli italiani non scendono in piazza contro i privilegi della Casta, sembra che la data sia vicina, ma dovremo essere in TANTI DA FAR PAURA.
L'altro giorno leggendo l'ennesima vergogna tutta italiana mi si è quasi chiuso lo stomaco, sebbene questa volta si parlasse di cibo, di ottimo cibo direi.
Io sono per l'occupazione pacifica in pianta stabile a Montecitorio finchè non riusciamo a ottenere ciò che avremo stabilito in precedenza punto per punto iniziando dal taglio di stipendi vergognosamente alti.
Nessuna bandiera politica.
Io sto con il POPOLO, quello che generalmente soffre e viene preso per il culo da questi quattro stronzi.

E tu da che parte stai? Hai il culo troppo in caldo per poterlo muovere?









venerdì 29 luglio 2011

TICHE, ASSENTE!



Avrei proprio bisogno di un barile simile.
Come già detto qui sono alla ricerca di un lavoro, cercare lavoro è diventato quasi un mestiere per me e la cosa diciamo che non mi diverte più particolarmente; per non dire che darei pure un rene (che cazzo ne abbiamo a fare due se si campa pure con uno?) per trovare un posto di lavoro come si deve.
Comunque la Dea Fortuna anche oggi si è tenuta a debita distanza da me.
D'altronde sono nata il 17 e ad ogni compleanno mi accade(va?) qualcosa di veramente tragico.

Avevo letto un annuncio di lavoro che finalmente poteva essere discreto per le mie capacità e condizioni, in un locale, così sono andata felice a cercare questa via in cui dicevano di presentarsi.
Quando mi sono ritrovata davanti al numero civico ho realizzato l'orrore!
Era lo stesso posto in cui ho lavorato per circa un anno e da cui sono fuggita in preda all'angoscia infilandomi dentro una Cisl per potergli fare vertenza e denuncia per mobbing.
La storiaccia era finita da un pezzo e io avevo ottenuto ciò che volevo.

Ma ora io vi chiedo:

1) AVETE IDEA DI QUANTO SIA GRANDE ROMA?

2) AVETE IDEA DI QUANTI LOCALI CI SIANO A ROMA?

Se questa non è sfiga, come la chiamate?





(la verità è che stasera avrei bisogno di due coccole contro lo scoglionamento galoppante)






giovedì 28 luglio 2011

VIVISEZIONE!



Mi piacerebbe vivisezionare il cervello di quest'uomo e vedere dov'è che si è interrotto qualcosa.





mercoledì 27 luglio 2011

ARTESI' ARTENO' ARTEBOH!



Ho visto questa fotografia e ho pensato: "Wow!" (si lo so, ultimamente cerco di sforzarmi poco).
Però dopo non ho potuto fare a meno di tornare a uno degli argomenti più controversi: "Quando una cosa può essere definita arte?", chi o cosa lo stabilisce?
Se tutta la questione si potesse ridurre al fattore "soggettivo" allora sarebbe permesso a tutti noi di aprire un museo e metterci dentro il cazzo che ci pare ma temo che sia più complessa di così.
Io non sono certo un critico d'arte nè posseggo strumenti culturali così massicci per analizzarla e definirla ma non vedo perchè un pezzo di muro così, con questa composizione e accostamenti perfetti di colore non possa essere considerato arte.
In questo caso, probabilmente è perchè non è stato "pensato" e creato da un essere umano ma è il frutto di una casualità, ok. Fin qui ci siamo, anche se l'essere umano che ha notato la "bellezza" e l'ha fotografata, ha fatto si che diventasse "artistico"; so che molti di voi stanno pensando che sia una porcheria e che io sia da internare, ma siamo qui per capire perchè ciò accada e vorrei che mi aiutaste in questo.
Quando quel geniaccio di Picasso saldò un manubrio a un sellino creando la famosa "Testa di toro" rimase nella storia dell'arte, molti vedendola esposta in un museo potrebbero pensare: "E che ci vuole? Che sforzo ha fatto?", nessuno per la verità, ma a LUI è venuta questa idea e a te no!




Strano a dirsi ma tra tutte le varie definizioni che ho letto riguardo l'arte, ce n'è una di Ugo Foscolo che mi sembra perfetta: "L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentarle con novità".
Tuttavia i dubbi su questo argomento non spariscono mai.
Almeno per me, se voi avete le idee più chiare, fatemelo sapere.




lunedì 25 luglio 2011

GHET RIDOVIT!

                                  


Sono anni che tento di capire una mia esigenza quasi patologica.
Adesso la illustro nella speranza che qualcun altro possa comprendermi e/o suggerire una possibile causa alla suddetta.
In sintesi sarebbe l'esigenza di "liberarsi dalle cose".
Non credo sia nata dal fatto di aver spesso e volentieri traslocato perchè anche da ragazzina avevo questa tendenza.
Tutto ciò che non uso lo butto via o lo regalo, una volta feci pure una gran figura di merda perchè mi regalarono un libro con tanto di dedica (scritto tra l'altro dallo stesso donatore), ovviamente lo lessi ma quando fui sul punto di partire nuovamente regalai tutti i miei libri a uno di quei negozi/mercatini dell'usato e la persona in questione lo vide per caso e se lo comprò; approfitto per chiedere pubblicamente scusa a questa persona dicendo di considerarmi pure "malata" (e gli faccio pure gli auguri perchè oggi è il suo compleanno!).
Diciamo che non ho totalmente il senso del possesso.
Se dovessi ripartire e andare in Nepal, potrei tranquillamente mettere tutti i miei averi in un massimo di due valigie (per il Nepal forse ne basta una sola) e liberarmi del resto, poco per la verità perchè tendo appunto a non accumulare "cose".
Il fatto che poi ho analizzato è che questo bisogno si riflette su molti altri piccoli piaceri; prendiamo il pc per esempio: spesso faccio "pulizia" ed elimino nel cestino foto, mail, file ecc ecc.
L'eliminare mi provoca piacere, impazzisco persino per il rumore che fa il cestino del pc quando si "elimina".
Eliminando le cose è come se mi sentissi più leggera, più libera.
Lo faccio pure con il cellulare: sms, chiamate, numeri in rubrica.
Poi ho fatto caso che anche il "togliere" le cose mi piace, che so tipo strappare i manifesti, togliere la buccia del salame o la pelle quando si spella d'estate, svuotare i portacenere, spremere i tubetti di colore, togliere immediatamente la plastica al pacchetto di sigarette, svuotare le interiora dei pesci, dei bambini e via dicendo.
Anche se questa tendenza non mi causa nessun problema (solo raramente, quando cerco qualcosa convinta di averla e non la trovo) credo tuttavia che non sia "normale", quindi sono pronta e felice di ascoltare tutte le teorie analitiche del caso, se ne avete.


domenica 24 luglio 2011

CIAO AMY, FELICE DI SAPERTI IN PACE



Sembra che non si possa avere troppo talento e vivere a lungo...
Sei già dentro la storia della musica.




sabato 23 luglio 2011

ROSSO IN CONFIDENZA



Non ho mai amato particolarmente il rosso, l'ho sempre visto come un "codice" anzichè un colore come gli altri.
Non è che io lo odii come per esempio il rosa (non indosserei nulla di questo colore neanche se mi minacciassero di dover leggere un libro di Federico Moccia) è che mi è sempre sembrato eccessivo, rumoroso ecco.
In generale non sono una donna che si veste in modo appariscente, mi piace attirare l'attenzione in altri modi che non siano legati a ciò che indosso.
Per me comunque il massimo del sexy per una donna (e per un uomo) se parliamo del vestire è un jeans un po' scolorito che NON sia largo e a vita bassa, scarpe da tennis bianche e una "bella" camicia bianca con i primi due bottoni aperti, non uno di più non uno di meno (sono un'aliena lo so).
E poi si sa, se sei sensuale lo sei anche indossando un sacchetto nero della spazzatura.

                                                                             


Tuttavia ultimamente sto prendendo confidenza con questo colore, ho iniziato con una borsa di tela rossa (scelta allucinante per me) e da poco vado in giro con una maglietta rossa attillata.
Cosa vorrà dire? Devo preoccuparmi? Devo fare un paio di sedute di psicanalisi?
Devo trombare di più?
Il rosso è da sempre il simbolo della passione...
Fatto sta che sono lontanissima dal trovare forse il coraggio e la voglia di indossare un vestito o un paio di scarpe interamente rosso fuoco.
Non posseggo nemmeno la psicosi femminile per le scarpe in genere di qualunque colore, io sono per la praticità, la comodità, la semplicità.
Però mi è sempre piaciuto di tanto in tanto indossare "cose" che abbiano in sè mille colori contemporaneamente.

Tipo questo (mio) fermacapelli per intenderci:




Strano se ci penso, perchè anch'essi "richiamano".
Ma forse è un richiamo diverso dal rosso.






mercoledì 20 luglio 2011

LO "SCRITTORE" CHE SCRISSE DI ME (1)



Quando sono nella fase depressiva del mio bipolarismo mi piace tanto rileggere i quattro raccontini che un uomo, pazzo di me (o pazzo con me?) ha scritto qualche anno fa nell'arco della nostra breve storia d'amore.
Non sono più in contatto con lui, ma penso che sarebbe molto felice se vedesse qui i suoi scritti.
E poi mi fa sentire tanto speciale rileggerli, mi fa bene, mi ricorda che posso ancora amare un bipede maschio.
Voglio condividere anche questi con voi.

Ecco il primo.


RITORNO

Sul mare l’aria si era fatta improvvisamente fredda e pesante; le poche navi che transitavano vicino alla città scivolavano sull’acqua come senza lasciare traccia del loro passaggio, silenziose e quasi sottovoce.
Maurizio osservava quella calma apparente alla luce dei fari delle poche auto che s’intravedevano passare lungo la strada alle sue spalle. Il vento gelido lo lambiva mentre percorreva a piccoli passi ondeggianti il tratto di spiaggia, su e giù senza una direzione apparente; la sabbia scricchiolava sotto le sue scarpe ed i sassolini giocavano a nascondino con la sua ombra, proiettata da una luna che pareva osservarlo beffarda, incurante del suo dolore.

“Basta, sono stanca…vado a dormire!”
Irene uscì dal soggiorno sbattendo la porta, come a sottolineare la sua tensione.
Non avrebbe dormito, Maurizio lo sapeva. Già normalmente le riusciva difficile prendere sonno, figurarsi in quello stato di agitazione. Era proprio quella mente inquieta, in perenne lavorìo, che aveva appassionato Maurizio quando l’aveva conosciuta. Certo, Irene era una gran bella donna, naturalmente sensuale, una di quelle creature che sono attraenti per il solo fatto di esistere, ma il suo asso nella manica era proprio quell’intelligenza non comune, una sorta di istinto in parte logico ed in parte animalesco che la portava a voler sempre, ad ogni costo, capire quanto le accadeva intorno. Non era pura curiosità: no, lei “doveva” comprendere ciò che le capitava, per poter stare bene; aveva la necessità di non accettare la realtà come una pura successione di eventi più o meno casuali, ma di afferrarne il senso globale e di portarlo alla luce del sole, ad una chiarezza che talvolta poteva apparire persino spietata.
In quei giorni entrambi erano stati sotto pressione, e lo sapevano. La ricerca della nuova casa, i preparativi e la realizzazione dell’ennesimo trasloco (quanti ne avevano già fatti? Maurizio aveva ormai perso il conto...) avevano messo a dura prova i loro nervi, già irrequieti per natura. Lei aveva reazioni più estroverse, quasi plateali, salvo poi rinchiudersi in un isolamento difensivo, come un istrice che drizza gli aculei; lui, invece, dopo un momento iniziale di rabbia vibrante, cominciava a sentire il senso di panico salirgli su per il collo, dallo stomaco sino alla gola. Pareva avvertire un duplice istinto: quello di cercarla e quello di fuggirla al tempo stesso.
Era una fase pericolosa, e lo sapeva. Quando stava così era come se una voce dentro di lui si impossessasse della sua volontà e ne guidasse le scelte in maniera del tutto estemporanea, avendo come unica bussola l’istinto dell’animale braccato. Era proprio quello il momento di non prendere decisioni, Maurizio se l’era ripetuto molte volte: “Quando sei in questo stato non decidere nulla!”. Eppure non era facile con quella voce dentro che urlava, reclamando che le si desse ascolto, a squarciagola, alla disperazione, formando nella sua mente un’unica terribile parola: “Scappa!”

“Che domani sia il primo domani!”
Questa frase rimbombava nella testa di Maurizio mentre si trascinava da un lato all’altro della spiaggia. L’aveva pronunciata tanti anni prima Irene, quando erano andati a vivere insieme per la prima volta. Poi, di casa in casa, di anno in anno, era stato tutto un susseguirsi di momenti fatti di tanti “domani” l’uno diverso dall’altro, alcuni brutti, altri belli, ma tutti emozionanti ed appaganti allo stesso modo. Nessuno di questi era mai stato banale e scontato; si era avverata la profezia che lei gli aveva fatto al tempo della loro conoscenza: “Con me non ti annoierai mai!”.
Giorni tristi o felici, come in tutte le vite di tutte le coppie, e su tutti questi giorni trascorsi da allora aleggiava, come un sotterraneo filo rosso, il profumo, l’odore della pelle della sua donna, non aspro né pungente ma ugualmente inconfondibile ed unico; Maurizio lo considerava ormai una parte imprescindibile del suo orizzonte mentale. Era quest’odore che ora lui non voleva perdere, era quella risata a metà tra il sarcastico e l’ingenuo, era quel sorriso che si apriva improvviso, come un’alba trovata casualmente uscendo per strada.
Maurizio sapeva che tutto dipendeva da lui, dai suoi pensieri, dalle decisioni che avrebbe preso ora, mentre una voce gli martellava le tempie e gli uncini dell’ansia lo graffiavano dentro. “Scappa!”, dicevano. Lo attiravano, lo blandivano con promesse di un futuro più facile, meno carico di angosce, appiattito su banali e rassicuranti certezze del passato… “Chi te lo fa fare!”, mormoravano. Le lusinghe di una prospettiva più comoda e con meno rischi si affacciavano alla sua mente come il canto delle sirene alle orecchie di un Ulisse che non aveva neppure il vantaggio di essersi immobilizzato facendosi legare all’albero maestro della nave.
Oppure si… oppure quell’albero maestro c’era.
Maurizio sentì all’improvviso un profumo, un odore che pareva giungergli dal mare, o forse dalla sabbia, o forse dalla strada dove poche auto passavano, o forse dalla luna che risplendeva benevola. Non gli importava da dove venisse, o se fossero davvero i suoi sensi ad avvertirlo, piuttosto che non il suo animo.
Decise, si girò e risalì la scalinata a passi più fermi ed ampi, come regolati da un metronomo che aveva ritrovato un proprio ritmo dopo averlo perso per un attimo.
“Devo ricordarmi di comprarle le sigarette, prima di rientrare”, si disse con soddisfazione.






martedì 19 luglio 2011

FOBIA



Premetto che non vedo l'ora di finire questo post per non vederla neanche in fotografia.
Avete capito tutto.
Stasera ho voglia di farmi del male.
Quando ne vedo una, la primissima cosa che faccio è passarmi una mano tra i capelli, (lo sto facendo anche adesso mentre guardo la foto!) solo dopo anni ho realizzato il perchè.
Mi sono ricordata del primo episodio che evidentemente ha scatenato la fobia; ero una "bimbina" e portando la mano in testa per grattarmi, trovai l'amara sorpresa. (la testa era ancora lì!).
Dopo, nel corso della vita ne ho avuti altri "indimenticabili" che hanno fatto sì che io non potessi più avere un approccio sano con questi "mostri".
Quello più traumatico accadde a Londra, in una camera in affitto a piano terra dietro i motori di Pizza Hut, ero infestata, una volta me ne passò una sul culo mentre facevo l'amore e feci un balzo di due metri con urlo isterico annesso.
Vi lascio immaginare la reazione del tizio sottostante che NON aveva visto la blatta.
Avrà pensato: "cazzo di effetto le faccio?".
Da quel giorno iniziò la mia guerra per debellare l'invasore, spesi una fortuna in prodotti chimici di ogni tipo ma nulla, nemmeno un mio biglietto di suppliche appeso fuori dalla finestra riuscì a commuoverle.
Una notte smantellai la stanza strappando la moquette coi denti, mi ero messa una fascia in testa e due dita di nero in viso come Rambo.
Iniziai a parlare con loro insultandole e urlando che le avrei uccise tutte.
Ero completamente fuori di me ma alla fine vinsi io.
Per modo di dire.
Perchè oggi quando ne vedo una nelle mie vicinanze cambio direttamente nazione.


Nel web ho trovato la lista delle fobie "strane", ne riporto alcune:
  • AUROFOBIA = avversione per l'oro (vi piacerebbe avere una fidanzata con questa fobia eh?)
  • CATISOFOBIA = paura di sedersi (questo deve campare maluccio)
  • CROMOFOBIA = paura dei colori (ne sono affetti soprattutto i notai)
  • CYBERFOBIA = paura, avversione dei computer o di lavorare al computer (io l'ho avuta sul serio in passato, sarebbe il caso che mi tornasse dite?)
  • EDONOFOBIA = paura di provare piacere fisico (no no tesoro, non toccarmi lì altrimenti godo)
  • EUROTOFOBIA = paura dei genitali femminili (niente a che fare con i soldi, o si?)
  • FAGOFOBIA = paura di mangiare (la vorrei avere)
  • HEXAKOSIOIHEXEKONTAHEXAFOBIA = paura del numero 666 (e la paura di pronunciare questa fobia c'è? A me è venuta adesso)
  • ITHYPHALLOFOBIA = paura dell'erezione del pene (no comment)
  • ITALOFOBIA = paura di tutto ciò che riguarda l'Italia (mi sembra una paura legittima)
  • PANTOFOBIA = paura di tutto (in primis le ciabatte)
  • RABDOFOBIA = paura delle bacchette magiche (questa è gravissima)
  • VERBOFOBIA = paura delle parole (molta gente secondo me dovrebbe averla...)

(Oh Marò! Adesso vedo scarafaggi ovunque!)




lunedì 18 luglio 2011

MOKARTA



Vivevo ancora in Sicilia, si era conclusa da poco una mia lunga convivenza e la sensazione di leggerezza si mescolava a quella di vuoto totale.
Un vuoto che urlava di voler essere colmato in fretta; era estate e frequentavo una sera sì e una no un locale grazioso in cui si faceva anche musica e si ballava.
A volte ci andavo accompagnata, a volte da sola, non era comunque un periodo sereno.
Mi ricordo che ogni volta in quel locale, a fine serata mettevano sempre la stessa canzone per salutare tutti noi.
Già alle prime note mi infondeva un senso di tranquillità e dolcezza poetica che cancellavano tutti i pensieri fatti fino a quel momento, restituendomi un po' di libertà.
Ancora oggi ascolto sempre volentieri questa canzone che mi regala le stesse sensazioni di allora e sono molto fiera tra l'altro che sia di un cantante di Messina, come me.

Ascoltatela perchè non passa inosservata, è una sorta di "serenata" in dialetto siciliano.
Se non vi piace vi dirò, molto democraticamente, che non capite un cazzo!






sabato 16 luglio 2011

MOMENTI DI MERDA (1)



Ho finalmente trovato un biglietto aereo last minute per Aitutaki, a breve raggiungerò le spiagge coralline, le mangrovie, le palme da cocco e i simpatici granchi-fragola pronti e felici di accogliermi.
Per cui vi saluto tutti e ci rivediamo su questi schermi a Settembre
Scusate ma adesso vado a ripassare un po' di Maori.


.
(E va beh dai, non sarebbe stato male fare un post così).











venerdì 15 luglio 2011

UN ALTRO FALSO MODIGLIANI

Mi sono resa conto che negli anni in cui dipingevo, ho fatto (erroneamente) una sola "copia" tra le opere d'arte famose.
Ed è pure abbastanza strano che la mia scelta sia ricaduta su un artista che non è tra i miei preferiti in assoluto, anche se lo apprezzo abbastanza.
Solo molto tempo dopo ho saputo ciò che aveva detto Picasso di lui prima di morire; quando gli chiesero chi fosse secondo il suo parere, il più grande pittore.

Disse: "Non saprei rispondere ma quello che di sicuro posso dire è che uno dei pittori che ho maggiormente temuto e rispettato fu Amedeo Modigliani".
Così mi piace tanto pensare che, vista l'opinione di un genio come Picasso, la mia scelta fu dettata da un istinto giusto.

                                 
                       


(Per chi fosse interessato e non li avesse visti, gli altri miei quadri li può vedere qui ).

giovedì 14 luglio 2011

UN PARACULO



L'altro giorno mi è capitato di riascoltare alla radio un vecchio successo canoro del 1976, a quei tempi ero una bambina e ricordo che canticchiavo questa canzone molto orecchiabile.
Solo oggi, da adulta mi sono soffermata sul testo e ho capito cosa canticchiavo da bambina.
"Gli occhi di tua madre" di Sandro Giacobbe (a proposito, che fine ha fatto?), ve la ricordate?


Piove da qualche minuto
ti guardo e mi sento sfinito
(e certo, a donare sperma di qua e di là, te credo)
mentre non riesco a spiegarti che cosa mi è capitato.
(no eh? Potresti sempre dirle che ti sei arrapato come un animale, il sangue ha fluito solo nelle parti basse e non hai capito più niente, prova a chiederle perdono e vedi un po' che succede, anche se la vedo complicata)
Era una sera normale
(e per fortuna! Pensa fosse stato Capodanno, te scopavi pure er cane)
ti ero venuto a cercare
non c'eri però con tua madre mi misi a parlare

(ma di che cacchio vuoi parlare con la tua futura suocera?)
e quando l'ho avuta di fronte che scherzo
mi han fatto gli occhi miei
credevo che fossi tu ed era lei

(ma guarda un po')
poi mi sembrò naturale guardarla così come
guardo te

(e certo, non potevi mica guardarla come guardi un criceto)
perché sei uscita, perché?
(che fai, prepari la botta iniziando a fare sentire LEI in colpa?)
Mi hanno fatto innamorare
gli occhi verdi di tua madre
il sorriso di un tramonto
dove ci si può specchiare

(adesso si chiama così?)
i tuoi passi all'improvviso
e un tuffo al cuore immenso
...se ci penso...

(ti sei cagato sotto, ammettilo)
la pioggia continua a cadere e tu continui
a non parlare

(cosa ti aspettavi? Che iniziasse passi di salsa? L'hai appena resa cornuta con sua madre, pirla!)
hai l'aria di un cigno che muore, la vittima
la sai fare

(la vittima la sai fareeee? Ah adesso è lei che fa la vittima, andiamo bene)
di certo non è quel sospiro che può cancellare quel che sei:
tu rimani tu, e lei è lei

(e tu te le sbatti entrambe eh?)
non è colpa mia se mi piace
ogni cosa che rassomiglia a te

(e se insieme farete una bambina?)
adesso hai capito perché...

(bravo, una spiegazione più che convincente direi)
Mi hanno fatto innamorare
gli occhi verdi di tue madre
il sorriso di un tramonto
dove ci si può specchiare

(dai su, smettila che specchiare fa rima pure con altro)
i tuoi passi all'improvviso
e un tuffo al cuore immenso...

(dì la verità, ti è diventato subito un lombrico)
Mi hanno fatto innamorare
gli occhi verdi di tue madre
un sorriso di un tramonto
dove ci si può specchiare

(ahh aridaje, ma per chi l'hai presa? Per una cogliona matricolata?)
i tuoi passi all'improvviso
e un tuffo al cuore immenso
se ci penso...
se ci penso...

(senti bello de' zia, nun 'ce pensà più e comincia a cercà 'nartra pupa).




martedì 12 luglio 2011

PENFRENDLONGLASTIN

                                  


Come spiegare ai miei nipotini cos'è un pen-friend? Cos'era anzi.
Chi ha letto qualcosa di questo blog ormai avrà capito che non sono più una fanciullina e quindi ogni tanto mi vengono in mente situazioni "trapassate" nel tempo.
Avevo 17 anni quando risposi a un annuncio di amicizia su una rivista musicale di allora di cui non ricordo neanche più il nome.
In quegli anni si usava fare così, (almeno quelli tendenzialmente più orsi) non c'erano Facebook, chat-line e compagnia bella.
Sebbene ora i ragazzi abbiano 264 e passa amici su FB, io non credo che siano molti, quelli tra loro che abbiano stabilito un contatto, un'amicizia reale e soprattutto duratura con questo metodo.
Posso felicemente affermare invece che il mio pen-friend abbia rappresentato l'amicizia più significativa della mia vita, amicizia durata circa un ventennio, ovviamente, oltre al rapporto epistolare, ci siamo frequentati parecchio.
Poi è finita, come finisce ogni cosa in questa vita, incluse le biglie di vetro colorate.

Vivevamo a circa 1000 chilometri di distanza e la nostra corrispondenza diventava sempre più fitta, arrivavano a volte anche due lettere al giorno, senza seguire insomma una "risposta", avevamo un gran desiderio di conoscerci reciprocamente, tornata da scuola guardavo con gioia la cassetta delle lettere e trovando la o le sue lettere correvo su in camera a leggerle con avidità.
Era eccitante come un "contatto tra fantasmi".
Come scrisse Kafka in una sua lettera per l'amata Milena:

"La facilità di scrivere lettere – considerata puramente in teoria – deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. È infatti un contatto fra fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio, che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l’una conferma l’altra e ad essa può appellarsi per testimonianza. Come sarà nata mai l’idea che gli uomini possano mettersi in contatto fra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane…".

Certo le e-mail sono molto più comode e rapide, in effetti non potrei più farne senza, ma manca quel gusto dell'attesa, quell'impugnare la mia amata Bic rigorosamente nera e corposa.
Non so, ma a volte mi vien voglia di scrivere e leggere una "lettera", riconoscendo e utilizzando "quella" scrittura  personale.  O forse mi manca solo lui...
 L'altro giorno comunque, mentre scrivevo qualcosa a penna, mi è capitato di fare i due puntini con la parentesi ed ho pensato: "ma sei impazzita"??

Voglio ricevere una lettera!
Potrei dare il mio indirizzo reale in sede privata affinchè qualcuno esaudisca questo mio tenero desiderio, anche una lettera di insulti andrebbe benissimo.


Qualcosa che presto non vedremo più.





lunedì 11 luglio 2011

DOMANDA (12)

SE FOSSI CERTO CHE OTTERRAI UNA RISPOSTA SINCERA A TRE DOMANDE, A CHI LE PORRESTI E CHE COSA CHIEDERESTI?


                  

sabato 9 luglio 2011

TAIM

                                   


Non lo vedevo da un anno.
Siamo a tavola e lo osservo mentre compie quel solito rituale, a fine pasto prende un pezzettino di pane e lo inzuppa nella tazzina di caffè come si fa con i biscotti nel latte, non lo fa per fame, mangia quel piccolissimo pezzo di pane e poi beve il resto; gli piace.
All'improvviso penso che questa sia l'unica cosa che dovrei ricordare di lui.
Non abbiamo un cazzo da dirci ma ci diciamo tantissime cose, come se volessimo imbottire con qualunque ingrediente un panino che non sa di nulla, fingere di interessarci l'uno all'altra davanti alla tv, io non so nemmeno di cosa stia parlando.
Guardo il suo viso e finalmente capisco che è un vecchio.
Un vecchio come tanti.
Adesso vedo tutto con lucidità, lui e il suo essere così genuinamente mediocre.
Non avrebbe potuto fare di meglio, se avesse voluto non lo saprò mai.
Come ho potuto avere paura di questo vecchio?
Come ho potuto odiarlo al punto di desiderare la sua morte?
E dove è finito tutto quel disprezzo e quel rancore che mi divoravano?
Non posso più lottare con lui, gli concedo le pedine nere e gli lascio vincere la partita, probabilmente è l'ultima.


venerdì 8 luglio 2011

Quando finisce.

                                   


No, no, no ti prego, fa che stasera non allunghi la mano (o altro) per cercarmi.
Inizio a detestare anche il suo modo di camminare mentre mi viene incontro; cosa diavolo pensa di trasportare insieme ai suoi 75 chili di maschio insignificante?
Si, perchè adesso è così che lo vedo.
Pure mentre parla, invece di ascoltarlo mi fisso a osservare quel suo angolo destro delle labbra che va un po' in giù, come se avesse l'espressione perennemente schifata da qualcosa.
Sento di odiarlo in maniera viscerale senza un motivo particolarmente valido.
Ma cosa mi ha fatto in fondo? E' cambiato davvero così tanto in due anni? Forse sono solo incazzata perchè non lo amo più e non ricordo perchè un tempo l'amavo.
Non sopporto  più  il tono che assume mentre mi chiede: "Cos'hai?", non sopporto nemmeno che me lo chieda a dire il vero, vorrei potergli rispondere che è ora di andare a fare in culo. senza troppe spiegazioni.
Mi trattengo. Non so perchè io continui a farlo.
Forse perchè non sono ancora pronta per restare da sola, forse perchè a sprazzi sporadici intravedo l'affetto nato della nostra lontana complicità.
Un pensiero però martella costantemente la mia mente: "Io merito qualcosa di più accanto a me", non invecchierò con lui, lo sento; anzi, non arriveremo nemmeno a Natale insieme e allora perchè continuiamo a ferirci?
Basta.
E se anche oggi rientra a casa dicendo: "Cazzo di giornata di merda che ho avuto!", giuro che lo accoltello, ripulisco tutto, trascino il cadavere in giardino (non abbiamo un giardino ma è uguale), lo sotterro accanto ai gerani e mi preparo un'impepata di cozze.





giovedì 7 luglio 2011

Cose turche.

                                                 


Mi è venuta in mente una mia amica.
 Si è innamorata da pochi mesi e mi rende partecipe di tutti i dettagli amorosi; mi chiedo se anche tra amici uomini si scenda così tanto nei dettagli della propria amata.
Credo mi darebbe fastidio infatti se il migliore amico del mio uomo sapesse che ad ogni orgasmo intono "Danubio Blu".
Lei mi racconta che il nuovo fidanzato riesce a fare l'amore cinque-sei volte a notte.

PAUSA DI RIFLESSIONE.

Allora io mi chiedo:
  1. Il fidanzato si nutre esclusivamente di verdure (?) turche?
  2. La mia amica possiede il vezzo dell'esagerazione?
  3. Il fidanzato è in realtà l'eroe kryptoniano e lei si è limitata a presentarmi Clark Kent?
  4. Io non ho avuto molta fortuna in passato?
Rispondetemi anche con un quinto punto purchè si faccia chiarezza su questo argomento di profondo interesse sociale.

mercoledì 6 luglio 2011

ALTRO GIRO ALTRA CORSA

                                         


Come volevasi dimostrare.
Avevo scritto pure qui che era troppo bello per essere vero...
Devo mettermi alla ricerca di un nuovo, ennesimo lavoro. Però questa volta la causa non è legata al datore di lavoro e nemmeno al mio scoglionamento (spesso sono fortemente legate), trattasi di causa "esterna" che mi dimezza lo stipendio. Infatti sto lavorando solo tre ore al giorno ma purtroppo non vivo in Kirghisia...
Tuttavia la causa conta poco.
E' invece l'effetto che mi devasta momentaneamente.

Io non sporco, non abbaio quasi mai, non ho le pulci e scodinzolo sempre.
C'è qualcuno disposto ad adottarmi?

                                                
                                          


                                                  


martedì 5 luglio 2011

lunedì 4 luglio 2011

MA COME STATE? ERA UN PO' CHE NON VE LO CHIEDEVO

"Mi sono accorta di voi, quasi per caso..."
Quando ho aperto questo blog stavo attraversando una fase di fortissima depressione (pur mantenendo la mia consueta voglia di non prendere nulla sul serio-serio) e  ricoprivo questo diario di un'importanza quasi testamentaria, tant'è che qualche familiare si era allarmato, visti i miei precedenti e il modo in cui l'avevo impostato.
Come se, una volta detto quello che volevo dire, messo nero su bianco il mio disagio esistenziale, mi sarei potuta congedare dal tutto.
Molte esternazioni fatte su questo blog le ho eliminate...


                          


"Ma intanto i giorni passano..."
E quello che credevo fosse la conseguenza del mio malessere ne era in realtà una delle cause dominanti: l'abuso di alcolici.
Avevo affrontato l'argomento in qualche post, ma in maniera molto (volutamente) distratta, non ero pronta, ero solo all'inizio di una svolta radicale, la verità è che ancora non ci credevo e non volevo ammetterlo.
Per anni ed anni sono stata "l'alcolista del sabato sera" , sabato che ogni tanto si trasformava in martedì e/o giovedì.
I ricordi più brutti (a volte tragici) e quelli più belli (a volte sublimi; mi sono divertita facendo molte follie) della mia vita, sono indissolubilmente legati all'alcol.
E anche se non te ne rendi conto, tutto il tuo modo di vivere, parte delle scelte che fai, molti dei tuoi atteggiamenti, seguono una linea invisibile ma parallela al tuo bisogno di "annientamento temporaneo" che ahimè si raggiunge facilmente con l'alcol.
Ad un certo punto però, perdi il controllo della situazione e ti rendi conto di avere bisogno di un aiuto esterno.


                                            


Purtroppo, non tutti gli alcolisti riescono a fare questo primo e fondamentale passo, scattano infatti delle autodifese e resistenze inimmaginabili, pur di non ammettere di avere un problema con l'alcol, si inventano tante storie o comunque si sottolineano costantemente le motivazioni per cui si beve, (a parte il classico e spesso falsissimo: "mi piace").
Come se questa pratica fosse quindi "scusabile" agli occhi degli altri,  vuoi perchè non hai un lavoro, (o ce l'hai e ti fa schifo) vuoi perchè hai il cuore in frantumi, vuoi perchè hai subìto un lutto, vuoi perchè non riesci a prendere sonno, vuoi perchè semplicemente dici di annoiarti...sono solo PRETESTI, perchè ormai il tuo corpo e (ancora di più) la tua mente lo richiedono e tu devi assecondarli.
Intendiamoci, non sono mai stata ai livelli di "mi alzo e bevo", MAI!
 Mi sono sempre mantenuta da sola (anche nella vita intrauterina pagavo già l'affitto a mia madre) avendo quindi un senso di responsabilità molto forte riguardo il lavoro.
Facevo parte degli "insospettabili".
E fortunatamente non ho subìto danni permanenti, ho un fegato perfetto!
Il mio bere era sempre associato al cibo, alla ricerca del ristorantino "giusto"; esistono diverse modalità di bere ma il risultato non cambia molto, chi ha questa predisposizione, semplicemente non riesce a limitarsi a un paio di bicchieri.
Se questo avvenga tutti i giorni o una volta al mese non ha NESSUNA rilevanza se sai che non puoi/vuoi fare a meno di quella volta.
Ero una di quelle persone che quasi denigravano gli astemi e si esaltavano del loro stesso bere spropositato.
Come se bere mi avesse dato l'illusione di appartenere a quella lunga schiera di pittori, scrittori e artisti in genere che non riescono a filtrare le loro emozioni perchè troppo "sensibili" al male di vivere e hanno quindi bisogno di "stampelle".


                


Con questa mia sorta di outing spero di poter essere di aiuto a qualcuno, (oltre al fatto di mettere nero su bianco la fine di un'era) perchè SO che lì fuori, attorno a me, ovunque c'è qualcuno col mio stesso problema ma ancora non lo sa o si vergogna e non vuole ammetterlo.
Perchè si teme di essere trattati da reietti o essere compatiti ed etichettati, per fortuna la mia autostima non si è mai abbassata troppo e so di avere un potenziale interiore enorme rispetto la media.
E so pure che io devo combattere e vincere due volte.
Bisogna infatti vederla da una prospettiva diversa, capire che c'è chi nasce intollerante ai latticini, chi al grano, chi alle fragole e via dicendo e chi invece è intollerante all'alcol (sarebbe più giusto dire che lo tollera fin troppo! Giusto per smorzare la serietà dell'argomento ma avete capito cosa intendo dire).


                        


Io ho troncato di netto da tre mesi, (oggi!) sebbene non sia facile non pensare ogni tanto di festeggiare in qualche modo l'evento (magari aprendo una bottiglia di spumante ahahah!) posso garantirvi che questo ha portato svariati vantaggi nella mia vita.
Uno tra tanti è che mi sono accorta che esistete, esistono gli altri ed alcuni di loro sono persino amabili!
Al contrario di prima, adesso mi interessa davvero sapere come state, certo però che lo slancio umanitario non include proprio tutti-tutti!:)


                       


PS
Chi pensa anche solo lontanamente di avere un problema con l'alcol e non vuole dirlo pubblicamente, sappia che sarei felice se mi contattasse per una condivisione ed un appoggio morale.
Adesso vi vedo!



Aggiunta molto ma molto postuma:
Ad un certo punto ho deciso di non voler vivere tutta la vita senza nemmeno bere due birre gelate d'estate, credo di potermi definire solo una forte bevitrice occasionale, anche perchè ho conosciuto i VERI alcolisti, quelli che si lasciano gestire la vita dall'alcol, e questo a me non è mai accaduto, nè mai accadrà.
E non me la sto raccontando.


.


domenica 3 luglio 2011

AKARFGUHUH AVEVA RAGIONE



- Caro, ho bisogno di parlare con te.

- Dimmi Tyrannosaurina mia.

- Sono ormai giorni che stai a testa in sù a imbrattare il soffitto, io non so cosa sia questa tua nuova attività ma vorrei ricordarti che abbiamo otto figli da sfamare e nel congelatore sono rimasti solo due garretti di bisonte, sarebbe il caso che tu muovessi il culo da questa grotta.

- Tyrannina adorata, quello che tu definisci imbrattare, chiamasi arte. Un giorno lontano, anche se nessuno conoscerà mai il mio nome, questa influenzerà anche Picasso che arriverà a dire: "Dopo Altamira, tutto è decadenza".

- E tu come fai a sapere queste cose? E poi chi cazzo è 'sto Picasso? Sarà lui a procurarci il cibo?

- No, certo che no, mi è apparso in sogno, così ho capito che resterò per sempre nella storia dell'arte umana.

- Se non la smetti subito di dire scemenze sarai costretto a fare sesso con la capra per almeno dieci lune.

- Va bene cara, credo di aver dipinto abbasta per diventare immortale.

sabato 2 luglio 2011

CHE COZZA HAI OGGI?

                                                   


Oggi sono stata al mare (se così si può definire quello di Ostia) osservavo la gente, l'orizzonte, ma non succedeva mai niente.
Direte: "Cosa sarebbe dovuto accadere"?
 Adunarsi tutti intorno a un capodoglio o a un tunisino arenato? Vedere esplodere in volo un Canadair? Assistere allo sterminio della famiglia Cesaroni da parte di uno squalo bianco intelligente? Vedere uno stormo di gabbiani precipitare sulla spiaggia senza nessun motivo? Seguire stupiti con lo sguardo un Cristo sulle acque salate? Aiutare a spegnere le ascelle in fiamme di un venditore ambulante di cocco-cocco-bello? (Basta Orsa, abbiamo capito).
NO, certo che no, (sebbene...) mi sono solo tornate in mente certe giornate sulle spiagge siciliane, soprattutto verso le sette-otto di sera quando: "'U suli ora trasi dintr'o mari e fammu l'amuri, 'un c'è cosa cchiù granni", (frase tratta dalla splendida aria siciliana di Battiato e Giuni Russo: "Strade parellele"), per quelli di Vipiteno:
 "Il sole adesso entra dentro il mare e fanno l'amore, non c'è cosa più grande".
Per chi è nato in una città di Mare comprende meglio la potenza di questa immagine poetica, e proprio in queste ore si vedono rientrare i pescatori che iniziano a tirare verso riva le reti messe in precedenza.
Non so bene perchè, ma sin da bambina questo rituale mi faceva impazzire di gioia, mano a  mano che la rete si raccoglie e si stringe a cerchio, inizia lo scintillio argenteo e colorato delle prede che saltano come impazzite sapendo che il loro destino da lì a breve si sarà concluso.
Descritto così in effetti, potrebbe intristire e se si trattasse della baia di Taiji in Giappone, (avete visto il film-documentario "The Cove" no?) non avrei di certo le stesse sensazioni.
E vabbè, lo so che molti pensano, soprattutto gli orientali: "perchè i delfini no e gli scorfani si"? Ma qui non volevo dissertare su chi sia più accettabile o meno che muoia tra gli animali e...dello sguardo che un giorno mi lanciò un delfino ne parlerò altrove.

Era affascinante invece per me avvicinarmi e vedere cosa fosse finito in quelle reti.
A parte le bottiglie di plastica, i copertoni e le lavatrici negli ultimi tempi, vedevi un caledoscopio ittico degno dei migliori  Kandinskij.
Un giorno ho fatto pure un'esperienza unica, io ed altri amici abbiamo "molto gentilmente" chiesto ai pescatori delle feluche (le imbarcazioni tipiche dello Stretto di Messina usate per la pesca del pesce spada) di portarci una giornata per la cattura di questo pesce particolare.
E solo a fine giornata ho capito perfettamente il perchè costi circa 20 euro al chilo!
Una giornata intera su e giù per lo Stretto per aver catturato un "neonato" di pochi chili, e noi che avevamo sperato invano che ci regalassero un trancetto, ma quando mai!
In compenso, è stato un pò come essere  dentro a "Il vecchio e il mare" osservando questi Santiago pazienti e tenaci.

E dei chili di cozze (sono cresciuta a pane e cozze vivendo in una città che ne produce di ottime) mangiate su uno scoglio col culo a mollo e i calamari enormi che venivano su ogni dieci minuti con la lenza andando verso le Isole Eolie? E quando, in bilico su una prua di notte col retino afferravo le aguglie che saltavano abbacinate? Vogliamo parlarne?
 NO!
 Altrimenti "il ricordo delle cose passate" come definiva Shakespeare la nostalgia, diventa troppo malinconico.
Un discorso a parte è invece l'esperienza velica e forse un giorno ne parlerò.

Roma è una città splendida e adoro viverci ma il Mare è Mare e non ci sono storie.


                      

giovedì 30 giugno 2011

DOMANDA (10)

TI E' STATO CONCESSO IL POTERE DI UCCIDERE CHI VUOI SEMPLICEMENTE PENSANDO ALLA SUA MORTE E RIPETENDO DUE VOLTE LA PAROLA "ADDIO".
LE VITTIME MORREBBERO DI MORTE NATURALE E NESSUNO SOSPETTEREBBE DI TE.
ESISTONO SITUAZIONI IN CUI USERESTI QUESTO POTERE?


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martedì 28 giugno 2011

I PIACERI DELLA CARNE



Sì lo so che qualcuno sperava di trovare descrizioni accurate di un mio amplesso, ma poi rischierei di essere sommersa da e-mail di richieste che non potrei soddisfare.
Però, mentre mi sbrano un quarto di bue, c'è un certo richiamo al sesso.
Sono una donna molto carnivora, a volte mi faccio quasi paura mentre incontro il mio sguardo che sta per fiondarsi su un cosciotto d'agnello.
La carne, cristoddio quant'è buona la carne.

Avete presente quei video-shock sull'allevamento e la macellazione che tentano disperatamente di diffondere gli animalisti/vegetariani?
Bene, a me dopo la visione viene molto più appetito.
Per la verità, una volta ho pensato seriamente di diventare vegetariana e per quei sette secondi la mia intera esistenza mi è apparsa come un vacuo riflesso del nulla.
Anche mettendomi d'impegno, non potrei riuscire a trascinarmi da un pasto all'altro di insignificanti  centrifughe di carote e brodi di alga Kombu (non so bene cosa siano ma desidero rimanerne all'oscuro).
Volete mettere la consistenza e il sapore gratificante anche di un semplice pollo al forno?

Non credo potrei mai innamorarmi di un uomo "affetto" da vegetarismo.
Secondo me, non scopano neanche bene.
 


lunedì 27 giugno 2011

DOMANDA (9)

PER UN MILIONE DI EURO SARESTI DISPOSTO A NON VEDERE MAI PIU' IL TUO MIGLIORE AMICO?






domenica 26 giugno 2011

VADO A CERCARLO!

E' vivo, è qui, è tra noi!
In questi giorni, tra le strade di Roma, si aggira un vecchio omino buffo e occhialuto.
Sto parlando del mio adorato Woody Allen, il genio.
In vecchiaia ha deciso di allontanarsi da casa per girare i suoi film, prima Londra, poi Barcellona, poi Parigi e adesso  Roma; l'unica cosa che non posso perdonare a quest'uomo è il fatto che, per il suo prossimo film appunto abbia scritturato (tra gli altri) anche Scamarcio come attore (attore?).
Va beh, l'amore che nutro per lui, i suoi film e i suoi libri, spero mi faccia superare a breve questa delusione.

Ho praticamente visto quasi tutti i suoi film e sono tanti, questo, è uno di quegli artisti per cui avverto un affetto incondizionato, ormai potrebbe pure filmare gli accoppiamenti tra Kurdi e capre e io correrei a vederli.
Non sarà neanche un caso che io adori pure Ingmar Bergman...Woody affronta le stesse tematiche esistenziali ma con una immensa dose di ironia, ma poi, come potrei non amare un uomo che è stato in analisi per circa trenta anni?

Nel 2005, quando uscì  "Match Point" pensai: "Tiè! Alla faccia di chi diceva che fosse sempre uguale a sè stesso e che la sua creatività fosse ormai agli sgoccioli", quel film, che si discosta totalmente dal suo genere, invece fu una chicca cinematografica inaspettata.
Che gli americani non lo amino particolarmente, la dice lunga su quel popolo...

La location per le scene del film, ancora rimane sconosciuta, se qualcuno la scoprisse prima di me è pregato di avvisarmi tempestivamente, grazie.
Non so se sarà inavvicinabile purtroppo, ma se così non fosse potrei postare un simpatico video che lo vede protagonista.
Il mio timore sarebbe solo quello di non riuscire a mantenere un'espressione seria se MAI mi dessero l'opportunità di rivolgergli la parola.






sabato 25 giugno 2011

SODOMIA

"Quello che attira l'occhio, sveglia la mente"


Embè? Verlaine ci ha fatto un sonetto sul buco del culo e io non posso farci un post?



SAMMERFRUT



Inizia il vero caldo, le prime abbronzature, i colori più vividi, le file al banco dei gelati; le donne si svestono offrendo la loro bellezza a uomini di ogni età che con i loro sguardi lasciano intendere IL desiderio.
Adoro l'estate che porta con sè il grande risveglio e i giochi fatti con occhiate d'intesa furtiva.
Si aprono le danze.

Peccato io abbia dimenticato l'abito di gala a casa.






giovedì 23 giugno 2011

UN GIORNO DI AMARE



Apro il flacone della mia crema solare protezione 50, ho la pelle delicata e per evitare eritemi solari nei  primi giorni di mare mi tocca somigliare a un Pierrot, inizio l'opera di calcificazione umana che dura più o meno 20 minuti (è soprattutto in questi casi che mi dispiace non avere accanto un amorevole "spalmatore"), così con la coda dell'occhio noto a pochi metri dalla mia asciugamano un esemplare maschio isolato.
Per la verità li noto sempre quando sono da soli, non mi sento mai attratta dal maschio in comitiva, probabilmente perchè posso ascoltare ciò che dicono e questo blocca ogni mia immaginazione.
E (soprattutto) in questi contesti, per me è fondamentale poter immaginare.




E' disteso a pancia in giù, indossa uno di quei bermuda che piacciono a me, nè troppo lungo, nè troppo attillato, nè troppo floreale, semplicemente nero.
Avrà si e no la mia età, non è troppo alto (non mi sento attratta nemmeno dagli uomini alti), brizzolato quel tanto che sa di maturo, le spalle perfette con quell'incavatura centrale alla quale aggrapparsi nei momenti dell'amore, il culo che riempie bene la stoffa del costume (eh si, in questo mi sento molto simile alle altre donne) e le braccia con i muscoli non troppo gonfiati ma con bicipiti da baciare. Sa tanto di maschio.
Non è nemmeno troppo peloso, è importante poter leccare il tuo uomo senza rimanere soffocate...e dulcis in fundo due occhi scurissimi rivolti su un libro.
Perfetto, mi dico, non solo è attraente fisicamente, ma è un uomo che come me è in grado di stare da solo senza soffrirne, e se ha un libro tra le mani, nutre già una bella porzione di se stesso.
Non mi resta che vedere il suo sorriso, quello per me è spesso il colpo letale.
Mannaggia a me che sono mezza ciecata però, da qui non riesco a vedere se porta la fede, non è più tempo di avventure volanti, deve essere libero di amare solo me.
Devo assolutamente conoscerlo.




Ma come faccio? Non sono mai stata brava a  flirtare con gli uomini, quantomeno non nei modi convenzionali, non bado neanche al fatto che, con tutta 'sta crema che mi son messa, non credo di apparire troppo sexy e cristosanto poi questa cellulite che avanza.
 Se provo a fissarlo di tanto in tanto, si accorgerà di me? Non sono certo un cesso ma nemmeno la classica strafiga da sturbo immediato.
Come faccio, come faccio? E' lui lo sento, è lui l'uomo a cui vorrei concedere di prendersi cura di me senza fare la superdonna. Basta mi dico, ammetti che hai tanto bisogno di reinnamorarti e soprattutto di qualcuno che ti spalmi 'sta minchia di crema.
Vedo che adesso ogni tanto alza lo sguardo, si scruta intorno con aria noncurante, mi piace, mi piace, immagino già a quando, abbracciandomi dolcemente ma con vigore, mi dirà che supererà le correnti gravitazionali per me.
Perchè cazzo non sono in grado di fare un sorriso "invitante" ad un perfetto sconosciuto?
 Però lo fisso e voglio che si accorga che sono interessata a lui e a tutte le ore, i giorni, gli anni meravigliosi che trascorreremo insieme colmando i nostri vuoti per poi vomitarceli addosso.




Mentre sono arrivata a fingere di leggere metà del mio libro pensando a quest'uomo, vedo arrivare da lontano una donna.
Capelli biondo tinto, occhi di quell'azzurro in cui si rimbalza e si scivola, pareo fuxia legato in vita, fisico discreto.
Si avvicina a lui e con fare coatto a voce troppo alta gli dice: "Ciao amò, che tè mancata la piselletta tua? Aho' ma lo voi a dà mollà sto cazzo de libro de Totti ogni tanto? Senti 'n pò, Cesare e Prisca 'cciànno invitato ar cinema stasera, c'è coso, come se chiama, quello che te piace 'na cifra, er Diesel ecco, lui, se semo visti i primi quattro, se vedemo pure er quinto de Fast e furios, no amò?"

Non voglio più sapere come sorride.
Voglio andare a casa a piangere.