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| Stretching bovino attuato da un allevatore coscienzioso. |
Tutto è iniziato con questo mio recentissimo post in cui volevo semplicemente dare un consiglio agli amanti della carne. Avevo volutamente fatto una premessa netta per non creare le solite lotte ideologiche o schieramenti tra "buoni e cattivi" che a mio avviso spesso e volentieri non sfociano in nulla di costruttivo.
Poi succede che scrivo le parole "alghe e carote" commentando questo post...e volente o nolente l'argomento vegetariani/onnivori è saltato fuori in maniera un po' più seria.
Visto che come giustamente ha scritto la mia interlocutrice Biancaneve è una tematica complessa da poter sviluppare in qualche commento e che mi è stato suggerito di riflettere, ho deciso di fare questo post per rigirare il suggerimento (che non è quello di diventare onnivori).
Anch'io non ho bisogno di riflettere sul fatto di diventare o meno vegetariana perchè l'ho fatto parecchi anni orsono ed oltre al fatto che non rinuncerei mai ad una cosa che mi piace così tanto e che mi fa stare bene fisicamente gratificandomi anche mentalmente ci sono altre ragioni logistiche per cui ritengo sia non solo un'utopia (questo sarebbe il minimo e non ho nulla contro le utopie anzi) ma qualcosa che se attuata in maniera globale sarebbe un disastro totale sia per il genere umano sia per il regno animale per una questione puramente pratica.
Ma a questo veniamo successivamente.
Tengo a precisare che non approvo minimamente gli allevamenti intensivi, le torture e ciò che viene fatto oggi su scala industriale agli animali, esistono modalità di allevamento come per esempio quella che riportavo in quel post sul manzo Kobe che mi farebbero quasi desiderare di essere nata di razza Wagyu (massaggiata tutti i giorni con Mozart di sottofondo e litri di birra! Che vuoi di più?) e tra l'altro gli animali non sembra abbiano chiaro il concetto di "non esistenza" quindi non vivono l'esperienza finale come i condannati nel braccio della morte...
Purtroppo non tutti gli allevatori sono così coscienziosi e aggiungerei pure intelligenti visto che la carne di un animale "sereno" e trattato bene è molto più gustosa, tendono invece a pensare al profitto in termini quantitativi ecco allora che i vegetariani invece di privarsi di qualche fettina di carne dovrebbero, insieme a TUTTI noi, fare qualcosa, battersi per migliorare le condizioni di sopravvivenza di questi animali che, ripeto, sono inferiori a noi dal punto di vista dell'autorealizzazione, non si è mai vista infatti una rivolta con tanto di striscioni di protesta in un macello (era questo che intendevo per "inferiori"...).
Ma potete anche tranquillamente continuare a privarvi di carne, personalmente la cosa non mi infastidisce, mi infastidisce invece un tantino essere paragonata ad Hitler e i suoi seguaci...perchè sembra solo qualcosa da integralisti esaltati.
Ho letto diverse diatribe e opinioni da parte di entrambe le categorie e devo dire che parecchie puttanate si potrebbe evitare di esprimerle, sia da parte dei vegetariani/vegani sia da parte degli onnivori.
Però una considerazione di un ambientalista che in realtà ha fatto riflettere anche me perchè non consideravo la "visione globale" di una simile scelta e che riporto con piacere è la seguente:
"Vegetariani e vegani: una alternativa possibile dal punto di vista ambientalista?
Innanzitutto bisogna distinguere bene i due gruppi: i vegetariani sono individui ragionevoli e la loro scelta benché opinabile dal punto di vista agro-zootecnico-ambientalista, è ragionevole dal punto di vista nutrizionale. In un individuo adulto la carne è perfettamente sostituibile da altri alimenti di origine animale. Ben diverso è il veganesimo, una fede assurda da tutti i punti di vista, i cui adepti al pari degli integralisti talebani non sono disponibili ad alcun tipo di ragionamento e dialogo.
Vi sono molti modi per discutere di questo genere di argomenti: per esperienza personale, il più sbagliato è affrontarli con motivazioni medico-scientifiche: homines id quod volunt credunt!
Come ambientalista, mi interessa solamente dimostrare che entrambe sono alternative possibili solo finché coinvolgono una minoranza. Qualora invece la percentuale di vegetariani e/o vegani fosse superiore al 5-10% si andrebbe progressivamente incontro ad una serie di problematiche tali da mettere in pericolo l’umanità.
Nello specifico caso dei vegani la dimostrazione è puerile. I vegani non ammettono l’allevamento di alcun tipo di specie domestica, tra cui le api. Da quando tutti gli alveari europei sono stati contagiati dalla Varroa, (un parassita di origine asiatica) la sopravvivenza delle api dipende dalle attenzioni terapeutiche e profilattiche degli apicoltori, per cui abbandonate a loro stesse morirebbero. In mancanza di api verrebbero a mancare molti tipi di frutta e verdura: alimenti di base dei vegani. In mancanza di altre specie di animali domestici verrebbero invece a mancare i fertilizzanti organici necessari al mantenimento dello strato di humus. Di conseguenza, dopo un po’ di anni, calerebbero drasticamente la fertilità dei suoli e le produzioni di cereali e legumi. Ergo: morte per fame di tutti i vegani. L’unica alternativa che avrebbe una umanità interamente vegana è utilizzare le deiezione umane per fertilizzare il suolo, ma queste non basterebbero di certo a mantenere la fertilità di tutti i terreni necessari per le coltivazioni.
Per dimostrare le incongruenze dei vegetariani, basta invece l’aritmetica appresa alla scuola primaria.
Immaginiamo che domani mattina (per obbligo di legge o convinzione) diventassimo tutti vegetariani. Oltre alla consueta frutta, verdura, cereali e leguminose, la nuova dieta sarebbe basata su una grossa quota di derivati dal latte, da uova, miele, ecc. In sostituzione della carne, l’importanza nutrizionale di questi altri alimenti di origine animale aumenterebbe di molto.
Per comodità cominciamo dal latte e suoi derivati e prendiamo in considerazione solo la situazione italiana.
Attualmente in Italia vengono allevate circa due milioni di vacche da latte che producono circa il 50% del nostro fabbisogno. In considerazione di un maggiore benessere per le vacche (i vegetariani sono giustamente molto sensibili su questo punto) si ridurrebbe l’intensità delle produzioni per cui ogni vacca produrrebbe circa la metà rispetto ad ora. Con una minore produzione, il numero delle vacche da latte deve quindi raddoppiare. Potrebbe addirittura triplicare in ragione della riduzione delle importazioni (una maggiore attenzione ai Km0), ma per ora è meglio non esagerare.
Nell’era vegetariana è quindi necessario allevare circa 4 milioni di vacche. Come tutti sanno (almeno spero), le vacche fanno il latte solo dopo aver partorito un vitello. Non tutte però rimangono gravide (nella migliore delle ipotesi, solo il 90%) e superata una certa età (7-8-10 anni) le vacche diventano improduttive.
In questo schema, ogni anno nascono quindi 3.600.000 vitelli. Di questi la metà sono maschi e l’altra metà femmine. Dato che tutti sono vegetariani, nessun animale può essere ucciso e per conseguenza tutti i vitelli maschi (circa 1.800.000) vanno mantenuti per circa 20-25 anni in attesa di morte naturale. Una parte delle femmine (circa 4-500.000) vanno a sostituire ogni anno le vacche riformate o morte per vecchiaia. Tutte le altre non destinate alla (ri)produzione (circa 1.400.000) raggiungono i loro fratelli, ma vanno allevate in recinti separati per evitare l’accoppiamento.
Ogni anno vanno quindi destinati in grandi allevamenti (gestiti a spese dello stato) circa 3.600.000 tra vitelli e vacche riformate. Se venissero allevati con metodo biologico (2 capi per ettaro) sarebbe necessario destinare ogni anno circa 1.800.000 ettari di terreno a questo scopo. Considerando che la superficie totale dell’Italia (montagne, laghi, strade e città comprese) è di circa 30.000.000 di ettari, in circa 15-16 anni l’Italia verrebbe quindi interamente coperta di bovini. Con metodi di allevamento più intensivi (comunque aborriti dalla maggior parte degli attuali vegetariani) la distruzione totale dell’ambiente verrebbe dilazionata di 5-6 anni.
Oltre alle vacche da latte, lo stesso discorso vale ovviamente anche per le pecore (per la lana ed altro), per le galline ovaiole, per i cavalli, ecc.
Per farla breve, basterebbero meno di 10 anni per coprire tutta l’Italia di animali domestici. Per quelli selvatici non ci sarebbe ovviamente posto: alla faccia dei vegetariani che si dichiarano animalisti e ambientalisti!
Considerando che la vita media dei bovini ed ovini è superiore a questo periodo, invece che di morte naturale come auspicato dagli ipocriti animalisti vegetariani, tutti gli animali e anche l’uomo morirebbero semplicemente di fame. E’ questo il paradiso cui aspirano i vegetariani?
Tutti i vegetariani che hanno letto o udito questa esposizione, inattaccabile nella sua semplicità, dopo qualche momento di stupore (di tutti quelli da me interpellati, nessuno di loro ci aveva mai pensato) si difendono sostenendo che le loro motivazioni restano valide perché dettate da un imperativo etico superiore.
Etica superiore?
Affrontiamo dunque la motivazione dell’etica, il classico argomento di chi non ha altri argomenti validi.
Storicamente si sono succeduti vari tipi di etica, ma sicuramente quello invocato dai vegetariani è l’etica kantiana della legge morale dentro di sé. L’etica kantiana è senza dubbio ammirevole ed auspicabile, ma è possibile solo in un mondo in cui le conseguenze dei nostri comportamenti hanno una scarsa ripercussione a livello generale.
Con l’esempio prima descritto, ho dimostrato che se il criterio di scelta dei vegani e vegetariani diventasse generale, le conseguenze sull’ambiente sarebbero disastrose.
A questo punto è necessario rivedere il criterio di valore dell’etica dei vegetariani. Come può questa minoranza invocare una superiorità etica e morale, quando la loro scelta è resa possibile solo da una maggioranza considerata immorale? In pratica come possiamo noi onnivori essere considerati male quando è solo grazie alla nostra presunta assenza (o inferiorità) di etica” che si evitano le spiacevoli conseguenze prima descritte?
Vegetariani e vegani possono stare tranquilli. Noi onnivori, a parte qualche sfottò, non negheremo certo il loro diritto di scegliere cosa mangiare. Però quando i vegetariani e vegani ci incrociano dovrebbero almeno abbassare lo sguardo con animo riconoscente."
Certo la frase finale non è molto condivisibile...e spero pure si sbagli sul fatto che voi vegani non siate disponibili al ragionamento e al dialogo, ma per il resto mi sembra tutto molto sensato.
A voi vegetariani/vegani non sembra un valido motivo di riflessione? Continuando tuttavia a non mangiare carne e derivati senza tentativi di "evangelizzazione" perchè è bene che restiate una minoranza!
Provando ad unirvi (invece di puntare il dito come se fossero piccoli mostri) agli onnivori consapevoli per lottare contro le condizioni di allevamento brutali?


