lunedì 29 agosto 2011

I SUICIDI SONO SQUILIBRATI MENTALI?



Premessa:
in questo post affronterò un tema complesso e serio, quindi se vuoi puoi ritornare su YouPorn.

Mi è capitato di commentare un post dal titolo "Matti"  e di porre quindi questa domanda da cui il titolo del post. In sintesi la risposta dell'amico blogger è stata "sì" e io non sono d'accordo.
In passato avevo raccontato in maniera ironica di una mia esperienza in realtà tutt'altro che allegra: un tentato suicidio con relativa "prigionia" di quattro giorni in un reparto psichiatrico.
Motivazione: depressione all'ultimo stadio.
Per cui quando si parla di matti e manicomio provo sempre un forte interesse.
Qui mi ritrovo con un'altra annosa questione: "Che cosa significano le definizioni di "sano" e "malato"?
Quali sono gli esatti confini?
Nemmeno gli psichiatri più illustri sanno dare una risposta convincente, (sebbene nel 1967 un certo Franco Basaglia in "Che cos'è la psichiatria" scrisse: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione") infatti la società getta dentro reparti "osceni" persone affette da schizofrenie gravissime e irreversibili insieme a chi ha tentato un suicidio in preda a un profondo stato depressivo (assolutamente reversibile).
Eppure si legge: "Lo status giuridico del suicidio in diritto italiano è oggetto di dibattito ma, secondo la dottrina dominante, questo è un atto legittimo e comunque non può essere punito (ed infatti non è prevista alcuna sanzione civile o penale nei confronti di chi tenta il suicidio)."
Personalmente l'avrei tanto preferita la sanzione penale! Perchè il tipo di punizione che danno è molto più grave, facendoti credere che sei lì per "curarti" e preservarti da un altro folle gesto.
EMERITE STRONZATE!
Primo: perchè nessuno ti "cura" (ammesso che io concordassi col fatto di averne bisogno...); la mattina a volte gli psichiatri passano e ti chiedono: "Come si sente?"
e tu vorresti rispondere: "Come cazzo credi che mi senta, letteralmente rinchiusa con gente che urla anche di notte dicendo di essere il Grande Puffo?" e tutta una serie di cose che non sto qui a raccontare.
Secondo: "Mi preservi?? O brutto idiota, ma se fossi davvero determinata a perseguire quel mio intento, quando esco di qua mi lancio da un grattacielo stavolta! Che fai, mi tieni rinchiusa a vita?".





Quello che fondamentalmente asseriva l'amico blogger è che si tratta comunque di un atto violento, non contro se stessi ma contro il mondo, come dire: "Andate affanculo tutti! Pure voi che mi volete bene!"
Ed è esattamente quello che ho pensato in quel momento anch'io, è evidente.
E questo significa che sono una squilibrata mentale? Mi ero semplicemente frantumata i coglioni di sopportare una vita difficile da far procedere come desideravo trovandomi in una situazione "pratica" del tutto intollerabile. e che per fortuna ho superato da un pezzo.
Un atto egoistico certo, infatti mi sa che il punto sia tutto racchiuso qui, sia per l'amico blogger sia per questa psichiatra per esempio:

 La denuncia della psichiatra Annelore Homberg:

“La recensione firmata da Pietro Citati de "Il caso Ellen West" di Ludwig Binswanger apparsa su Repubblica il 17 marzo 2011, fa indignare molto noi psichiatri perché scorretta come metodo e delinquenziale nel pensiero che esprime». Non usa circonlocuzioni la psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg (Università di Chieti Pescara e di Foggia) nel commentare il modo in cui il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha presentato la nuova edizione Einaudi del famoso saggio dello psichiatra svizzero padre della Daseinsanalyse, “analisi esistenziale”.

Dottoressa Homberg perché parla di scorrettezza?

Perché Citati tratta il testo di Binswanger come se fosse un’opera letteraria che ha una protagonista, Ellen West, e nella recensione riassume gli stati d’animo come se fosse una eroina. Ora, la figura di un romanzo può essere affascinante quanto si vuole ma sappiamo tutti che è inventata e che lo scrittore esprime una sua visione soggettiva delle cose: ogni lettore deciderà poi da sé se condividerla o no. Lo scrittore Pietro Citati, invece, dopo aver trattato quello che sarebbe un testo scientifico come se fosse un romanzo, repentinamente torna alla scienza. All’improvviso nel suo pezzo Binswanger torna ad essere «un grande psichiatra» che pronuncia ciò che sarebbe una verità scientifica: ovvero quanto può essere bello e libertario suicidarsi. E non parla del gesto di una persona affetta da una malattia del corpo allo stadio terminale, parla del suicidio di una paziente psichiatrica. Messaggio cinico, fatuo e falso perché non c’è storia più dolorosa e fallimentare di una persona che si toglie la vita per motivi psichici. Citati e con lui La Repubblica si sono mai chiesti che cosa provano i familiari di un suicida, spesso segnati a vita?

Allora mi verrebbe da porre una domanda conseguenziale a quest'ultima dichiarazione della psichiatra: "E se eventualmente il suicida fosse orfano, senza amici o conoscenti, solo al mondo insomma, lui e il suo "male di vivere", allora sarebbe più accettabile il suo suicidio? Esisterebbe ancora una storia "fallimentare e dolorosa" per qualcuno? Per lui no di certo, visto che avrebbe raggiunto il suo scopo liberatorio.

"Si è liberi veramente quando ci si può suicidare senza arrecare danno o dolore o rimpianto a nessuno"
(Aldo Busi)





"Per Binswanger la malattia mentale è uno dei modi di porsi dell'essere umano, una modalità del suo Essere-nel-mondo, una peculiare disposizione soggettiva nei confronti della realtà e della vita interpersonale" e insieme a Montaigne, Montesquieu, Hume, Schopenhauer e Heidegger considerava il suicidio un atto di libertà estrema.
Erano folli tutti quanti??
E cosa dire dell'interminabile lista di illustri scrittori, poeti, pittori, attori, artisti di ogni genere e uomini di grande livello intellettuale che si sono tolti la vita? Tutti squilibrati? A giudicare da ciò che hanno lasciato all'umanità non sembrerebbe...

Intendiamoci, non voglio fare certo l'elogio al suicidio e dire "Dai su uccidiamoci tutti in massa allegramente!"
Quello che invece dirò con convinzione estrema  è che a me invece non sembra "normale" che un individuo nel corso della sua intera esistenza non abbia pensato nemmeno per una frazione di secondo al suicidio!
Una frase di Albert Camus che io adoro in modo particolare perchè ne avverto tutto il significato e che ribalta completamente il credo comune, è:

"Bisogna amarsi molto per suicidarsi".


PS
Una strana coincidenza: stasera ho visto un film incentrato sul suicidio; ci sono solo due attori (Samuel Jackson e Tommy Lee Jones) il nero ha salvato la vita al bianco e sono a tavolino a discutere...
Mi è piaciuto moltissimo e lo consiglio vivamente per chi ha voglia di un cinema riflessivo, il titolo è: "The Sunset Limited".




Mi piacerebbe molto che chiunque passasse da queste parti mi facesse sapere cosa pensa al riguardo di questo interrogativo.
Grazie







sabato 27 agosto 2011

VOGLIO METTERE AL MONDO UN ALBERO



E sono certa che il mio verrà fuori così.
Una creatura a metà strada tra Alien ed Elephant Man e quindi delizioso alla vista; lo chiamerò Kisciò in onore di un tale incontrato al Pub che dopo l'ennesima birra continuava a ripetermi: "Dai su facciamo un albero insieme, su su, dai dai, su dai!"
Stremata, accettai; ma solo a una condizione, gli dissi: "Dovrai smettere di farti le frittate con i girasoli perdio!", stette in silenzio un attimo e assumendo l'espressione rassegnata e al contempo felice, replicò con un laconico "OK!"
Non aveva mai avuto il dono della sintesi ma a volte io so essere convincente con l'Olio Johnson...

Ma tralasciando la mia strana vita privata, vorrei invitarvi a riflettere su quanto sia importante
PIANTARE ALBERI su questa terra malandata.
Avete riflettuto? Bene.
No dico, che vi aspettavate? Che spiegassi nei dettagli bio-geologici il perchè occorrerebbero più alberi sul nostro pianeta?
Eh no, io nutro la segreta speranza che se mi stai leggendo, tu non sia del tutto cerebroleso ergo tu sappia già cosa significhi tutto questo.
Fine.

Uè uè ueeeeè.
E' nato Kisciò.
Si accettano doni di qualunque natura, anche una macchina fotografica da 3000 euro andrebbe benissimo.


giovedì 25 agosto 2011

I MULINI A VENTO NON RIUSCIRANNO MAI A SCONFIGGERE UN GIRASOLE



Non so come mai, ma mi è venuta voglia di trascrivere questo semplicissimo scritto:


Il fiore di girasole è considerato portatore di gioia e allegria proprio per la sua grande infiorescenza che sembra sorridere, ma anche per il colore giallo acceso, brillante e splendente proprio come un ‘piccolo sole’ che illumina e comunica un senso di calore. 
Il movimento dovuto al fenomeno naturale dell’eliotropismo, per cui il capolino inclinato del girasole coltivato e in via di fioritura segue sempre il sole dal suo sorgere per tutto il corso della giornata, da est a ovest, per ritornare a est alla sera, è interpretato in maniera controversa.
Un’antica leggenda influenzata dalla mitologia greca (che non conosceva ancora il girasole) narra che, alla sua origine è legata alla vicenda successa alla ninfa Clizia, innamorata non ricambiata di Apollo, il dio del sole, che stava seduta e lo fissava dall’alba al tramonto. Per magia, il corpo di Clizia fu trasformato in un girasole – le gambe in stelo, il volto in fiore, i capelli dorati in petali gialli – che continuò a voltarsi sempre verso il sole. In quest’ottica, diventa quindi simbolo di costanza e di fedeltà assoluta, anche da parte di un ammiratore devoto, oltre che di una persona innamorata, oppure di adorazione che sfocia nella fissazione passionale. Per i Cinesi rappresenta la longevità e, secondo il linguaggio dei fiori, esprime un messaggio di vero amore da parte di chi lo regala.


Nessun uomo ha mai avuto l'idea meravigliosa di regalarmi un mazzo di girasoli e in questo dovrò ricercare le cause del mio essere single...

E pensare che c'è chi li confonde con gli asparagi :)




Comunque...mi piace da morire quando "Il cemento si distrae".

Della serie: un'immagine, a volte, vale più di mille parole.












mercoledì 24 agosto 2011

A CHI POTREMMO SPIEGARE LE NOSTRE VELE?



Era una caldissima mattinata di Agosto, quando lo vidi per la prima volta, vidi i suoi occhietti curiosi che mi spiavano attraverso la culla; mi sembrò di ascoltare anche i suoi pensieri: "Ecco la mia nuova alleata di giochi, risate e tante conversazioni sul senso della vita".
Non sapevo ancora che quella sarebbe stata la mia guida spirituale per anni.
Impavida lo seguivo se si arrampicava sugli alberi, se faceva l'esploratore nelle grotte buie, se di notte, in bicicletta si andava al "muro dei sospiri" per affrontare i fantasmi , se si andava nei campi a rubare chili di mandorle fresche con i proiettili a salve dei contadini che ci inseguivano, sott'acqua mentre stanava una cernia a rischio di morire; non mi importava, lui doveva essere fiero di me.

Noi due insieme eravamo speciali e a qualcuno dava pure fastidio.

Era il mio eroe, lo avevo mitizzato come si fa col proprio padre da bambine, mi insegnò a sognare e quando questo accadde iniziai a volare da sola.
Con gli anni, echi lontani e dolorosi mi dicevano che il sognatore che "vide l'alba prima degli altri" era incappato in una burrasca che lo aveva trascinato giù per quello stesso mare accogliente, quello delle illusioni.
Non era più il mio eroe, era diventato un uomo come tutti gli altri, con le proprie debolezze e paure ed è stato difficile sopportarlo.
Gli eroi non possono dubitare di sè stessi ma soprattutto dei  loro sogni, non era quello che mi aspettavo e che volevo da lui perchè in quel mare, una parte di me annegava con lui.
In continenti separati, poi trovammo i nostri mari da dover seguire e in cui diluire i nostri sogni, diluirli al punto da renderli annacquati, trasparenti, quasi invisibili ormai, ma pur sempre lì, sommersi dai macigni che l'esistenza porta con sè.

"I castelli in aria che si costruiscono con poca spesa sono costosi da demolire".
(Francois Mauriac)


                                                             BUON COMPLEANNO! :)





martedì 23 agosto 2011

FOTOGRAFANDO (2)




Essere senza lavoro, senza soldi e quindi senza ferie, non è poi così male...se vivi a Roma.
Se vivessi a Fossatello o a Venafro per esempio, mi sarei già impiccata credo.
Spero non passino mai da queste parti abitanti di quelle amene località, o forse sì, potrebbero confermare...















"Cose" dolci colorate










Due "Frecce Rosse" a riposo



 
Ok, qui si capisce meglio




E poi vedere scene così surreali nella Metropolitana di Roma...accade solo ad Agosto!













"Come una giostra che gira...è questa vita...oggi la fermo un momento..."






 

sabato 20 agosto 2011

FOTOGRAFANDO (1)





Detesto con tutte le mie forze quello che vedete quassù.
Così mi sono messa alla ricerca nei "pressi" di Roma, di un Signor Mare in un Signor Posto per una Signora OrsaBIpolare.
L'ho trovato.




























Per quello che mi riguarda, Ostia Lido può definitivamente andare a cagare.




martedì 16 agosto 2011

LATRIN LOVER



Avevo circa 15 anni quando "subii" il mio primo bacio alla francese.
Ricordo che fu un evento traumatico, come per gli esami di stato, fu il mio incubo ricorrente per anni.
Il ragazzino mi piaceva ma dopo quel bacio non volli più vederlo; dire che avesse un'eccessiva salivazione sarebbe un eufemismo descrittivo; la mia lingua fu travolta e annegata su quelle scale!
Chissà se con gli anni ha poi imparato a baciare, lo stronzetto.
Non so se è per via di questo evento lontano che io consideri il bacio qualcosa di estremamente fondamentale nell'approccio con l'altro sesso o se è invece vero che la maggior parte delle donne lo considerino determinante per poi concedere la propria ostrichetta (per scopare insomma, non volevo dire parolacce ma poi ho pensato che qualcuno non avrebbe capito).
Saper baciare comunque non è materia di ogni uomo, forse è dovuto al fatto che solo il 50% degli uomini a quanto pare lo ritenga importante. Non è certo un caso che nei porno non ci siano baci, visto che prevalentemente si pensa a un pubblico maschile.
Io voglio i baci nei porno!!! Aprirò una petizione: "Piu' baci nei porno" (e mò trovo donne che ammettano di vederli...).
Che poi, se gli uomini fossero in generale più intelligenti, per poter arrivare a ciò che desiderano e che li tiene in vita, si prodigherebbero un po' di più per capire le "strane" esigenze femminili, no?
Invece no; capezzoli succhiati come se dovessero asportare un carcinoma, dita maldreste infilate come se dovessero togliere una lente a contatto caduta nel buco del lavandino (non la ritrovi più), baci troppo annacquati con lingue che sembrano frullatori impazziti...
Ma che razza di uomini frequenti Orsa? :)
Scherzo, sono geneticamente predisposta all'esagerazione. Però dai, un fondo di verità c'è in quello che ho farfugliato; certo, solo le donne potrebbero confermare e dire magari che gli uomini posseggono lo stesso romanticismo e il tatto espressi in questa simpatica canzone:




(Si, in effetti lei lo aveva provocato inizialmente...)

lunedì 15 agosto 2011

ESPERIMENTI CROMATICI



Questo è il mio ultimo parto, eh si, perchè per chi dipinge, i quadri sono piccole creature con annesso il periodo di gestazione.
Questa volta le fasi sono state solo tre prima di arrivare a quella su cui (secondo me) apporre la firma.
Mettere la firma per me significa essere "abbastanza" soddisfatta del risultato.
Lo so, non faccio cose per cui la maggior parte delle persone vorrebbe averle appese alle proprie pareti...(a meno che non si tratti della famiglia Addams).
Infatti non dipingo per vendere ma solo per liberarmi da qualche mostro e perchè l'atto creativo di per sè è un'esperienza estremamente gratificante.
Io la consiglierei a tutti (insieme agli allucinogeni e ai cannoli siciliani).
Per la prima volta ho voluto usare una tecnica tra l'Espressionismo e il Divisionismo; è venuto fuori il "Rincoglionismo" (potrei pure passare alla storia con questa corrente artistica, chissà).

Poi, con il programma della digitale, mi sono messa a "giocare" e mi sono un po' incazzata perchè quello che è venuto fuori è meglio dell'originale:
















domenica 14 agosto 2011

MANGIARE SOTT'ACQUA!





AAA CERCASI UOMO DISPOSTO A PORTARMI IN QUESTO RISTORANTE.
(prima o poi, con calma, posso aspettare)





sabato 13 agosto 2011

LUCIAN, SCUSA TANTO IL RITARDO



Il 21 Luglio scorso è morto un "rivoluzionario" e i media non hanno dato lo spazio che meritava la notizia.
In quei giorni è rimbalzata invece ovunque la notizia di un'altra morte, quella di Amy Winehouse, che per carità cantava bene e io stessa le ho fatto un post di saluto, però cazzo!
Qui si parla di un mostro sacro.
Lucian Freud per chi non l'avesse ancora capito, che non era solo il nipote di un famoso studioso che ogni tanto sparlava di una certa "invidia del pene"...(sono contenta che Lucian non avesse quasi conosciuto il nonno!).
Lucian Freud è stato (ed è) uno dei più grandi pittori del 900.




Personalmente lo adoro senza mezzi termini e starei ore a osservare quelle pennellate inquietanti e impietose che dava per mostrare l'anima di chi aveva di fronte.
Ha rivoluzionato il ritratto, il nudo per mostrarlo fino al disfacimento della carne.
"Voglio che la pittura sia carne" diceva e non è un caso che sia stato grande amico di un altro illustre pittore come Francis Bacon, di quest'ultimo fortunatamente ho potuto godere delle opere a pochi centimetri di distanza, adesso aspetto che Lucian approdi a Roma e guai a non gustarmi i suoi capolavori almeno per un giorno intero.
Soprattutto per chi come me dipinge (o ci prova comunque) osservare i suoi quadri è una "scuola" commovente e profonda.




"Cosa chiedo a un dipinto? Gli chiedo di stupire,disturbare,sedurre, convincere".
Ci sei riuscito egregiamente direi.
Qui la teoria del chi ha troppo talento di solito muore giovane, non funziona!
Ottantotto anni mi sembra un'età giusta per lasciare questo mondo, anche se, nel suo caso, visto che ancora dipingeva, mi è dispiaciuto tantissimo.
Chissà quante altre meraviglie ci avrebbe donato "l'indagatore dell'animo umano".

Che dire, riposa in pace anche tu, visto che pure la tua vita (guarda caso) era abbastanza tormentata.
Anzi, ti dirò un'altra cosa caro Lucian, sono maledettamente felice che tu non sia riuscito a diventare un fantino come desideravi.
Cazzo ce ne fregava che avresti galoppato bene i cavalli??!





venerdì 12 agosto 2011

BLOGHERAGGIO




Ogni tanto provo a immaginare i bloggers, queste strane creature che "postano".
Oggi apro un blog e faccio sapere al mondo (come dice un mio amico) i miei fottutissimi pensieri.
Esprimo le mie opinioni politiche, religiose, letterarie, musicali, cinematografiche, modaiole, oppure decido solo di farvi ridere e faccio "satira", oppure mi limito a denunciare i fatti, oppure posto i miei racconti così un editore mi nota e posso finalmente pubblicare il mio romanzo, oppure posto la mia gattina mentre piscia, oppure vi racconto le mie giornate, oppure mi impegno a cambiare il mondo, oppure salvo solo il Tapiro della gualdrappa, oppure vi rivelo i segreti della cucina bengalese, oppure...

Che belli che sono i bloggers.
A patto però che: (secondo me certo, non secondo Fernanda)
  • Parlino di cose che conoscono bene (altrimenti vatti a informare prima).
  • Non scrivano con le cappa (nemmeno se devi parlare del Chilimangiaro!).
  • Non facciano post chilometrici (allora scrivi racconti o romanzi direttamente).
  • VADANO ACCAPO PIU' SPESSO (a me passa la voglia di leggere quando non vai mai accapo e non dai quindi "respiro" al post distanziando lo scritto di tanto in tanto, ho notato che questo "errore" lo fanno anche persone che sanno scrivere molto bene ed è un vero peccato).
  • Non mettano sfondi decorativi della minchia, (per dirla tutta io perdo interesse pure se lo sfondo è nero o comunque scuro, hai mai visto un libro con le pagine nere e la scritta bianca? No? Beh, ci sarà un motivo perdio!).
  • Replichino ai commenti prima o poi (altrimenti disabilita la funzione, stronzo/a!).
  • Se decidono di dire una parolaccia, che la scrivano come Iddio comanda almeno (odio la prima lettera o addirittura le prime due lettere della parola seguite da trattini o asterischi, ma vaffanculo, scrivi 'sta cazzo di parola! Mica perderai la reputazione così).
  • Ogni tanto la smettano di prendersi così tristemente sul serio (una battuta ogni tanto, anche se sei un commercialista, la potresti pure fare).
  • Non mettano pubblicità nel blog (lo trovo davvero fastidioso).
  • Dicano, anche raramente, qualcosa di sè, qualcosa di "vero" (altrimenti mi sembra di avere a che fare con una creatura astratta).
  • Quando decidono di farlo, lo facciano in maniera comprensibile (se volevi condividere un tuo stato d'animo, è inutile che fai l'ermetico/a perchè pensi di acquisire un alone di mistero sulla tua persona; sei un povero stronzo anche tu come tutti noi!).
  • Postino qualcosa nell'arco massimo di una settimana (altrimenti mi dimentico che esisti).
  • Diano un titolo al post che almeno sfiori l'umana comprensione (sembra che alcuni lo facciano apposta a titolarli in codice, se mi ci vogliono quattro minuti per capire il titolo, figurati tutto il resto, chiarezza caro/a, fai prima chiarezza dentro di te!).
  • Evitino di candidarsi agli MBA...

A parte questi piccoli appunti, i bloggers sono tutti quanti molto belli e li bacerei in bocca.



                                           ...e poi non sono affatto egocentrici :)




giovedì 11 agosto 2011

"INVIDIA DEL PENE"?



In effetti sono invidiosissima di non poter mettere un vestitino così carino alla mia patatina, eh già.
Secondo le teorie fallocentriche di Freud i primi sei anni di vita sono stati traumatici per noi donne; infatti ricordo chiaramente la prima volta che vidi il  pistolino di mio fratello, iniziai a piangere e urlare a mia madre:
"Perchè a lui si e a me nooo?? Dov'è finito il mio pistolinoooo? Dove l'hai messoooo? Ridatemi il pistolinoooo!!! Cosa devo fare con questa fessurinaaaaa? Metterci un gettone? Voglio il pistolinoooo, come faccio a fare i disegni sulla sabbia con la pipiiiiiiiiiì?
Fortunatamente la tecnologia un giorno ha salvato tutte le donne:




"Il fardello del cazzo" ecco su cosa doveva meditare l'austriaco...






lunedì 8 agosto 2011

RICORDATEVI CHE DOVETE MORIRE



Fate come me, mettete un piccolo teschio vicino al luogo dove trascorrete la maggior parte del vostro tempo (nel mio caso è il PC quando sono disoccupata), per tenere bene presente il fatto che un giorno diventerete polvere, polvere che probabilmente entrerà negli occhi di qualcuno che quindi vi manderà a cagare pure in quella composizione in cui vi sarete trasformati.
E' destino che qualcuno vi mandi a cagare.
Perchè questo consiglio bislacco e infelice?

Perchè a volte ho la sensazione, anzi no, la certezza che qualcuno lo dimentichi o che pensi addirittura che la morte sia solo un'invenzione fasulla frutto di una mente malsana.
Invece no, ve lo dico io, credetemi, dovete morire prima o poi. Lo so, alcuni di voi sono sorpresi da questa rivelazione.
Sento spesso il desiderio di volerlo ricordare a qualcuno; l'ultima volta è successo con una laida vecchia romana di 85 anni (proprietaria di interi palazzi e svariati esercizi) che non è mai arrivata oltre Viterbo.
E piangeva perchè alcuni suoi inquilini non le pagavano l'affitto da due mesi.
"Mi scusi signora, ma lei lo sa che deve morire? E anche a breve nel suo caso".
Con questo non voglio dire che lei debba offrire gratuitamente tutti i suoi appartamenti alla povera gente (sebbene non sarebbe un'idea malvagia, tra l'altro lei si professa così tanto cristiana...) però che addirittura pianga "per i suoi gravi problemi" mi sembra eccessivo.
Prenda carta e penna e se lo appunti (come diceva Troisi): "Io devo morire".

Ci sono tante altre situazioni in cui mi veniva o mi viene di farlo presente a qualcuno che si dispera per delle idiozie.
A voi non succede di voler dire a qualcuno "Ricordati che devi morire però"?

E.M. Forster l'avrebbe sintetizzata così:
"La morte distrugge un uomo, l'idea della morte lo salva".







sabato 6 agosto 2011

IL RIPOSO DEL CANE CLOCHARD

L'altra sera ero con un amico a Trastevere, seduta su dei gradini, mentre parlavo lui mi fa: "Pss Orsa, Orsa girati lentamente e guarda dietro di te." (sapeva che mi sarebbe piaciuto ciò che avrei visto).
Io porto quasi sempre con me la compatta digitale e così ho scattato al volo due foto:








Cosa pensavate, un dinosauro piumato?
No no, solo un cane. Non so, ma faceva venire voglia di stendersi accanto a lui e dormire beati sull'erba.
I cani in genere non fanno una vita da cani ma i cani dei barboni secondo me sono molto più amati.
Mi è tornato in mente un video che vidi (un video che vidi? Un video che videi? Videochevidi, vabbè la smetto) tempo fa.

Dedicato a chi ha l'animo gentile e sensibile, a chi ama i cani, a chi si commuove per quelle poche cose belle della vita, in poche parole: dedicato alle donne.
Scherzo, scherzo, lo so che se pure alcuni di voi farciscono i blog con fotografie di volgarissime mignottone e condiscono i  post con cinismo estremo e troppo ostentato per essere intimamente sentito, che insomma fanno i duri che ce l'hanno duro, sotto sotto sono dei teneroni che forse un tempo qualcuno ha preso a calci nel cuore; solitamente una troia incattivita (o in cattività?).




Peccato che le ultime due immagini non c'entrino una mazza con i cani dei barboni.




venerdì 5 agosto 2011

SLEIV




Oggi sono stata a Ostia Lido, (si, fate bene a compatirmi, ma d'altronde in questa fase della mia vita mi ritrovo con questo mare a portata di mano) dite che non è poi così orrendo?
Beh, chi ha vissuto accanto a un vero Mare per anni, non può farcela a evitare conati di vomito di tanto in tanto;
questo Mare per intenderci:




Comunque non era questo che volevo dire, ma ormai l'ho detto.
Ero sulla spiaggia di Ostia che è una sorta di mercato all'aperto con una miriade di venditori ambulanti;
no, non voglio il cocco grazie;
no, non voglio la pannocchia tostata grazie;
no, non voglio l'aquilone grazie;
no, non voglio una collana grazie;
no, non voglio un pareo grazie;
no non voglio un massaggio grazie;
no, non voglio un cappello grazie;
no, non voglio un tatuaggio grazie;
no, non voglio un braccialetto grazie;
no, non voglio bestemmiare a voce alta, ma se non vi levate dalla mia asciugamano lo faccio, grazie.
Insomma, un po' di irritazione la causano per via dell'insistenza e della frequenza di ogni sei/sette secondi con cui ti chiedono di comprare qualcosa, ma cosa fare? Ucciderli? Anche.
Poi da lontano, sulla riva vedo avvicinarsi un carro enorme di vestiti, costumi da bagno e simili, con due ruote, trainato a fatica da un ragazzino, sotto trenta gradi circa (io sudo pure a sfogliare un libro in quel contesto), un negozio ambulante insomma.
Si ferma davanti a me, si siede ansimante e beve dell'acqua.
Aveva dei lineamenti egiziani e in quel momento non ho potuto fare a meno di pensare:
"Ma cosa cazzo è cambiato per questo ragazzo, dai tempi dei Faraoni a oggi?", mi sono tornati in mente infatti i film storici tipo "Ben-Hur", "Cleopatra" & Co dove si vedono quelle scene in cui centinaia di schiavi trainano massi giganti sotto al sole, per la costruzione delle Piramidi.
Certo, qui mancavano i colpi di frusta...
Ma mancavano davvero?

Siamo tutti un po' merde.
(Si, sembra retorica lo so, ma ci tenevo a dirvelo).