domenica 30 ottobre 2011

Il vostro barista sorride ma in realtà vi odia.


Tra i diversi lavori che ho fatto nella mia vita c'è quello di barista, la settimana scorsa dopo anni sono risalita per un solo giorno (per fortuna) dietro un bancone da bar e mi è tornato in mente un pezzo divertente di un autore comico, Beppe Tosco che conservo gelosamente da tempo nella speranza che un giorno venga stampato e affisso alle porte di ogni bar italiano così che ogni avventore possa rendersi conto di cosa sia questo mestiere e impari a chiedere solo "un caffè".
Lo ripropongo anche perchè ho l'impressione che da queste parti girino solo "ufficiaioli", gente che lavora in ufficio cioè e che è lontana da certe realtà professionali.
E' un atto d'amore verso l'intera categoria di baristi che ogni giorno, a causa vostra, perdono la pace mentale per soddisfare le vostre insane richieste!


I caffè dei bar
di Beppe Tosco
Vorrei chiedere a tutti noi di metterci una mano sulla coscienza e di darci una regolata quando si ordina il caffè, lo dico per i baristi, ma anche e soprattutto per me.  Che prendo lo scontrino vado al banco e chiedo un caffè.
E mi piacerebbe chiederlo a un barista tranquillo e non,  invece a  un grumo di nervi col grembiale, gli occhi persi e la testa che fuma.
Perchè quello, io trovo alle due del pomeriggio, l'ora del caffè.
L'ora in cui è facile trovare un avventore al banco largo come il cofano di una macchina, che occupa mezzo bancone, e beve il caffè a sorsini piccoli come se sorseggiasse la cacca. Venti trenta quaranta sorsini per una quantità di caffè che sta in un ditale. Fottendosene di quelli che dietro aspettano che lui spipetti dalla tazzina coi suoi labbruzzi a culo di gallina.  C'è dell'odio? Me ne scuso.
Dicevo, se guardiamo il barista vediamo che a quell'ora , alle due, è una palla di nervi. Ma i baristi: sono, palle di nervi? O sono esseri umani come noi?  Sono esseri umani come noi che però, a quell'ora, devono ricordarsi di tutti i modini in cui una banda di deficienti quali siamo ordina il proprio caffè.
Macchiato caldo, macchiato freddo, decaffeinato in vetro, con zucchero di canna, con dolcificante, con un goccio di latte a parte, con panna, tiepido in tazza fredda, caldo in tazza tiepida, caffè d'orzo con zucchero di prugna in tazza di marmo, caffè di cicoria con due mani di zucchero a velo  bevuto a canna, caffè lungo macchiato caldo in tazza tiepida ....ma è una gara?
” IO LO VOGLIO  CORTO,  IO LUNGO, A ME  GROSSO,  IO PICCOLO MA DIPENDE DA COME LO USO.
Allora.
Cortesemente. Beviamo il caffè così' com'è, guardate come è bello, come suona bene: “ un caffè, grazie, lo bevo e mi levo dalle balle”.  E' facile. NO PERCHE'. SE VOLETE BERE UN'ALTRA COSA BEVETELA. Ma il caffè è sempre quello, con la tazza, nel bicchiere, nella vaschetta, senza schiuma, con la schiuma, con la pannetta, col fischio, bevuto con l'imbuto, nella tazza grande, versato sulla testa come al battesimo, per via endovenosa, dato a pennello, è sempre caffè. Non cambia .
E quelli che vogliono bere il caffè in vetro. Perché? Ho chiesto ma nessuno me lo sa dire. Qualcuno dice che il sapore è diverso.  Sfatiamo questo mito e diciamo insieme “E' UNA MINCHIATA”?  IL VETRO O LA PORCELLANA SI USANO APPOSTA PERCHE' NON LASCIANO GUSTI STRANI, NON SI SCIOLGONO E NON SI MESCOLANO CON QUELLO CHE CI METTI DENTRO.  SE TE LO FAI SERVIRE  NELL'ORECCHIA DI UN CINGHIALE, ALLORA SI', CHE CAMBIA. SIA IL GUSTO CHE IL MODO. ALTRIMENTI  NO, ALTRIMENTI BEVITI QUESTO CAFFE' SENZA INFRANGERE QUEL DELICATO EQUILIBRIO CHE SONO I  MARRONI DEL BARISTA IN CONDIZIONI DI QUIETE!?
E quelli che usano un quarto di bustina di zucchero? Un quarto di bustina. La aprono, ne versano un pò dappertutto, e poi nella tazzina ne mettono un fotone, di zucchero,  un bosone, e poi lasciano la bustina lì. Amore bevilo amaro? Per metterne un bosone, puoi farne a meno. Se no mettici tutta la bustina? Non esplodi, credimi. Una bustina di zucchero non ti ammazza. Sono le lerciate che mangi a mezzanotte pescando a caso nel frigo, quelle che ti stanno portando alla fine. E poi avanti: macchiato freddo, macchiato corto, con un goccio di latte a parte , in vetro, caffè americano....che poi: lo vogliamo dire? tu pirla, se sei Torino vuoi il caffè americano. E poi, quando vai in America, ti incazzi perchè vuoi il caffè espresso che non c'è. Se vogliamo andare avanti però, a chiedere caffè idioti per il gusto di farlo, per puro divertimento, allora però sì.
Se è per divertimento allora in quel caso vi aiuto. Ecco alcuni caffè che non avete mai ordinato. Provate da domani.  Intanto entrando chiedete al barman “caffè ne avete?” Io ogni tanto lo faccio. Vedete che faccia che fa. E' bella.
Poi: provate con: Sergio? Un pollicino! Un caffè normale poi mi fai una strisciata  di zucchero sul bancone dalla zuccheriera alla tazzina grazie. Oppure: Cortesemente siccome c'è gente, mi fa un caffè già versato sul piattino? Tanto con questi vicino che sgomitano, lì, andiamo a finire, quindi...grazie.  Un caffè. Me lo tira per cortesia che sono di corsa? Con un goccio di latte tirato a parte, gentilissimo.
Caffè senza tazza grazie. Vengo io con la bocca sotto la macchinetta. Va bene, mi piace così. Caffè  in tazzina di zucchero , metto tutto in bocca.A me caffè freddo, me lo scalda solo leggermente col phon.
Mi faccia un “dalmata”, una tazzina di latte con tante macchioline nere di caffè sopra, cortesemente però non sul musetto grazie. Il musetto lo voglio bianco. O se no, re dei re dei caffè di fantasia, dite alla barista: con gentilezza il caffè lo beva lei, poi limoniamo, perchè vorrei solo quel retrogusto , sa....




sabato 29 ottobre 2011

Strane coincidenze.



Era un po' di tempo che volevo vedere il film "Battle Royale" con protagonista  Takeshi Kitano (regista dello splendido "Dolls") insieme a una carovana di ragazzini giapponesi che recitano un po' sopra le righe.
L'ho visto ieri sera e l'ho apprezzato più di quanto immaginassi.
Sicuramente molti di voi l'avranno visto, è un film del 2000 e quando è uscito ha creato non poche polemiche per la violenza e il tema trattato.
Per quei pochi che ancora non sanno di cosa stia parlando (vedetelo, ve lo consiglio) si tratta di un "esperimento  scolastico educativo", il virgolettato qui è d'obbligo.
Le parole infatti che appaiono ad inizio film sono le seguenti:
"All'alba del nuovo millennio, la nazione collassò. Con un tasso di disoccupazione del 15%, dieci milioni di persone si ritrovarono senza lavoro., 800.000 studenti boicottarono le scuole.
Gli adulti persero la loro autorità ed iniziarono ad avere paura dei giovani, così alla fine si decise di far varare il Millennium Educational Reform Act (anche conosciuto come BR Act)".


Vale a dire?
Ogni anno il governo sorteggia una classe facendogli credere che stiano andando ad una gita scolastica, vengono storditi e si svegliano su un'isola precedentemente evacuata con un loro vecchio professore che gli spiega le regole del "gioco", l'obiettivo della Battaglia Reale è quello di farli uccidere a vicenda (una sorta di Grande Fratello col morto, anzi col superstide) saranno soli su quest'isola monitorata dall'esercito per tre giorni, tempo stabilito per il gioco al massacro, uno solo potrà tornare a casa e ad ogni studente viene applicato un collare-bomba che esploderà se verrà manomesso o se alla fine dei tre giorni rimarrà più di uno studente.

Bel gioco eh?
Le tematiche che affronta questo film sono tantissime, sociali ed esistenziali, una metafora dell'attuale società competitiva .

Ma perchè ho parlato di coincidenza?
Beh, viene trattato l'essere umano e le relazioni di amicizia, tra loro c'è chi la giura eterna...
Qualche giorno prima che vedessi questo film, ho subìto una doccia gelata al riguardo; una mia cara amica ha proposto me come nuova dipendente al suo datore di lavoro, non vi sto a raccontare i dettagli  ma dico soltanto che alla primissima occasione non ha esitato a mostrare quella competitività di cui sopra e senza troppi scrupoli ha "tentato" di farmi fuori (simbolicamente in questo caso, ma se fossimo state su quell'isola avrebbe probabilmente usato un'arma!).
Me ne sono andata  per motivi non inerenti al caso (anche se non amo stare a contatto con le merde) ma adesso ho sicuramente un'amica in meno, o quello che "credevo" fosse un'amica, in effetti è un bene che sia accaduto.


Quindi, anche voi, la prossima volta che parlate di amicizia (intanto vedetevi prima questo film...) e poi riflettete su quanto possa essere "reale" e fino a che punto, in una situazione di "Mors tua vita mea" sareste disposti a lottare per difenderla.

Esiste un'esclamazione inglese che ho sempre adorato:    DISGUSTING!



 PS
Lo so, le delusioni tra gli umani accadono a tutti e forse è anche banale parlarne ma non volendole mostrare nessun tipo di importanza, avevo bisogno di un luogo in cui dirle: BRUTTA STRONZA IGNORANTE FIGLIA DI PUTTANA MESCHINA MERDA INDEGNA INCAPACE E VOMITO DI CANE MALATO!

Ecco, adesso che lo sapete pure voi ciò che penso di lei, (e di quelli come lei) mi sento meglio!





.




domenica 23 ottobre 2011

Il lato positivo.



Per un po' gli abitanti delle vie del centro di Roma non saranno costretti a fare la differenziata.
Si certo, fare la differenziata è importante lo so, ma diciamoci la verità: è una gran rottura di palle!
Me ne sto rendendo conto da poco, perchè  uno dei miei due coinquilini, dopo quattro anni che vive in questo appartamento, l'altro giorno si è svegliato e ha deciso che è giusto fare la differenziata, mettendo in cucina tre sacchetti della spazzatura, sarà stato un sogno che avrà fatto, non so.
Sono per la convivenza pacifica (non ci credete eh?) e quindi gli ho detto ok, facciamola!
Un sacchetto  per l'umido, uno per plastica e vetro e uno per carta e cartone.
Non so voi ma io ho dei problemi con questa faccenda, perdo circa sei minuti a capire dove devo buttare le spugnette vecchie con cui si puliscono i lavandini per esempio, oppure  le vaschette d'alluminio,  il centurino d'acciaio dell'orologio,  oppure le cose composte da più materiali, tipo un vecchio pennello per dipingere, che faccio? Lo spezzo? La parte del legno (nella carta e cartone?) la parte in metallo? E le setole di cinghialeeee???
Insomma, gli abitanti del centro devono rigraziare, è possibile che certe fortune capitino solo ai benestanti?
La prossima manifestazione, zona Prenestina per cortesia.

sabato 22 ottobre 2011

mercoledì 19 ottobre 2011

Simpatica e strana.



Quali sono gli aggettivi che vi sono stati attribuiti maggiormente nel corso della vostra vita?
E qual è  la distanza reale tra ciò che "credete" di essere e ciò che gli altri "credono" voi siate?
E cosa minchia siete veramente?

Troppo spesso mi sono sentita dire che sono simpatica e strana, insomma la gente mi vede un po' come quella macchina in foto (infatti porto sempre con me una borsa capiente per metterci una ruota di scorta), da notare però che ha un motore "funzionale".
Ora, per quanto riguarda il "simpatica" posso pure comprenderlo e condividerlo poichè conosco i parametri generali con i quali si stabilisce che una persona sia simpatica (di solito indossa un naso rosso e quando va al ristorante fa amicizia con i camerieri) ma per quanto riguarda "strana" non sono mai certa di capirne il significato più intrinseco, in effetti non credo che bevendo un Martini dry abbia mai scansato l'oliva e mangiato lo stuzzicadente e non ballo la lambada in sala d'attesa del mio dentista, allora perchè mi affibbiano tale aggettivo?
La prima volta che lo fecero ero alle superiori, quantomeno quella fu la volta che lo ricordo bene, per quanto ne sappia è possibile che mia nonna vedendomi abbia esclamato: "Uh quant'è simpatica e strana questa neonata!", non lo saprò mai perchè la nonna è morta prima che potessi chiederglielo, magari provavo a infilarmi il ciuccio da un'altra parte chissà, vai a saperlo!
Alle superiori un giorno di metà anno scolastico entrò a far parte della nostra classe una nuova studentessa e la capoclasse iniziò le presentazioni di ognuno di noi; quando arrivò il mio turno disse "Lei è Orsa, molto simpatica e...strana, ancora non l'ho inquadrata bene".

Penso che da lì in poi il mio destino fu irrimediabilmente segnato e suppongo che questo aggettivo lo usino nei miei confronti perchè non sappiano come catalogarmi, sostanzialmente non è un atteggiamento negativo per quanto mi riguarda, sebbene a volte abbia la sensazione di estraneità a tutto.
Malgrado io sia sempre riuscita ad inserirmi bene in contesti sociali del tutto nuovi e diversi, cambiando spesso città, lavoro, abitazioni, amicizie e via dicendo, ho sempre avuto la sensazione di non essere integrata fino in fondo come se un velo quasi invisibile mi separasse da ogni cosa.
Forse avrei dovuto titolare questo blog "La Disintegrata" oppure "La simpatica e strana donna".
Perchè probabilmente diventiamo ciò che gli altri ci fanno sentire di essere.
Se a un bambino gli si ripete sin dalla nascità che è un cavoletto di Bruxelles, presto o tardi finirà in padella col burro.

sabato 15 ottobre 2011

Qualcosa non torna...



                             Alcuni esempi di pericolosissimi "indignados".


Si, oggi anch'io ero a Piazza della Repubblica alle ore 14.00 e ho scattato qualche foto prima che scoppiasse la guerriglia urbana vera e propria.
Oltre ai motivi ormai evidenti a chiunque, volevo esserci anche per vedere di persona cosa sarebbe accaduto e non farmene un'idea il giorno dopo attraverso i giornali.
Siamo in tantissimi.



                      Sentiremo presto il giochetto dei numeri in piazza...

Gente da ogni parte d'Italia e anche stranieri che si uniscono allegri e canterini al corteo.
Appena questo inizia a muoversi verso Via Cavour noto che tra i vari gruppi che scorrono ce n'è uno capeggiato da un enorme striscione arancione con su scritto "Non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente" e dietro circa cento o forse più BLACK BLOC che sfilano tranquillini insieme a tutti noi e già la cosa mi lascia esterrefatta, mi guardo attorno e non vedo l'ombra di un poliziotto, zero totale.
Non capisco, inizio a chiedere in giro e una tipa mi risponde sorridendo "Perchè sono tutti dentro al corteo!"
Mmh...vabbè la battuta ci può stare ma DOVE CAZZO SONO?? E perchè questi tizi non vengono isolati o quantomeno controllati?
Allora provo a fare qualche foto anche a questo "strano" gruppo e il tizio che stava in testa, senza cappuccio (gli altri lo hanno tutti!) con due occhi azzurrissimi e perentori mi dice di non scattare foto, io rispondo che sono libera di scattare foto 'ndò me pare! Mentre lui è già impegnato a ripetere la stessa cosa agli altri che ovviamente li fotografano.
Nel giro di circa tre quarti d'ora dalla partenza del corteo, un gruppetto di cinque/sei di loro si stacca quasi a comando e iniziano a fracassare un negozio di generi alimentari chiamato "Elite", a me sono quasi arrivati i vetri sui piedi ma capisco che non mi daranno una sprangata in testa e quindi rimango in zona.



Scusate ma non sono una fotografa professionista e attorno a me c'era un gran casino...

Le cose si mettono male penso, ma provo a proseguire, nel frattempo nemmeno dopo questo primissimo atto di violenza appare una divisa...bah!
Dopo poco (mi sono allontanata dai ragazzi per bene in abito scuro) sento uno scoppio in lontananza e vedo del gran fumo nero che sale, scopro che hanno dato fuoco alla prima macchina.


La situazione si fa più caotica e il corteo inizia velocemente ad arretrare e spezzarsi.



Pure io, non avendo la predisposizione a finire in ospedale mi allontano e con altri cerco altre vie per raggiungere la meta dove si dovrebbe tenere il dibattito pacifico, Piazza San Giovanni.
Non c'è verso, seguo il corteo per vie parallele, poi mi unisco e accadono scene di panico e fughe improvvise a marcia indietro per cui sono costretta a scappare anch'io prima che la folla stessa mi travolga.
Alla terza fuga decido di essermi stancata perchè capisco che sono iniziate le cariche della polizia, così mi dicono anzi, perchè da dove mi trovo non riesco a vedere i poliziotti.
Tutto il resto è cronaca.

Ho dato una prima sommaria lettura ai maggiori quotidiani on line e in tutti (tranne su L'Unità) non si fa che parlare ESCLUSIVAMENTE di questo centinaio di black bloc., non fraintendetemi, è ovvio che si dia risalto ad azioni violente, feriti ecc, però è come se di colpo tutti gli "indignatos" che erano lì, fossero dei teppisti e non è assolutamente vero, c'erano persino famiglie con bambini e gente invalida.
La cosa che più mi fa incazzare è che penso abbiano pianificato tutto "loro" per evitare che la manifestazione avesse successo e producesse qualcosa di buono altrimenti non si spiega quello che vi ho appena descritto
.
Probabilmente mi incazzerei di meno se la gente desiderosa di risolvere i problemi con la violenza fosse reale e così numerosa come vogliono farci credere!





Mi è rimasto tutto 'sto spazio bianco nel foglio, per cui utilizzatelo per le vostre considerazioni :)



























mercoledì 12 ottobre 2011

L'inizio di una rivoluzione?



 15 OTTOBRE 2011 : 


BUONGIORNO MONDO!


"Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perchè se lo capisse, credo che prima di domani mattina scoppierebbe una rivoluzione".
(Henry Ford)

sabato 8 ottobre 2011

Dov'ero nei miei alcolici anni '90.



L'altra sera mentre sistemavo e cercavo di eliminare un altro po' di roba in uno dei miei attacchi da "Ghet ridovit" , ho trovato una vecchia foto di cui avevo dimenticato l'esistenza.
E' stato come fare un balzo indietro di un millennio, tanto mi sembrano lontani e distanti dal mio modo di vivere attuale quegli anni '90.

Erano esattamente gli anni in cui il Sig. Berlusconi Silvio decideva di entrare in politica e io di andare all'estero, non c'è nessuna attinenza tra i due avvenimenti, ma col senno di poi mi piace pensare che ci sia.
Anni in cui nascevano i primissimi blog ma a quei tempi se mi parlavano anche solo di "mouse" a malapena riuscivo a pensare a un  roditore.
Come tutti, tanti, TROPPI italiani che vogliono imparare l'inglese sul posto, decisi di andare a Londra; si, lo so, ognuno porta con sè il fardello dei propri errori...
Sbarcai su quell'isola con l'entusiasmo tipico di chi sta andando nella capitale britannica per la prima volta.

A Victoria Station attendevo la persona dell'agenzia per "l'accomodation" contattata in Italia che mi avrebbe depositata in un palazzone con camere in affitto a giovani di ogni parte del mondo, nell'attesa conobbi un italiano (il primo di una lunga serie) che aspettava la stessa persona e diventammo subito amici; capirai, io in inglese sapevo solo dire "My name is Orsa" e "Fuck you!", in sintesi, con un inglese mi sarei potuta solo presentare e poi mandarlo affanculo.
E sinceramente mi sembrava limitante la cosa (sebbene...).

Arrivò il tipo: un tamarro punkettone italiano! Andiamo bene pensai, in un'ora ho conosciuto già due italiani.
Qui non posso raccontare tutto ciò che ho fatto, visto, conosciuto e vomitato in quattro anni di permanenza a Londra, sarebbe veramente troppo lungo e ci sarebbe da scrivere un romanzo se sapessi scrivere meglio e avessi tale aspirazione, magari diluirò l'esperienza per post futuri.
Mi limiterò a scrivere quello che mi passa per la testa e dare qualche consiglio, per esempio: non andate a Londra per imparare la lingua inglese, andate dove vi pare, pure a Bristol ma non a Londra, lì, ho conosciuto più italiani di quanti non ne avessi conosciuti in Italia.
Dopo un anno infatti non avevo ancora imparato molto d'inglese; lavoro in un ristorante italiano, fidanzato sardo (vabbè dai, quasi italiano) amica di sbornie romana, insomma ad un certo punto decisi di tagliare radicalmente con tutto (mi tenni solo l'amica di sbornie) e se un italiano mi fermava per chiedermi informazioni, rispondevo: "I'm so sorry, I don't speak italian and I don't understand you" e andavo dritto.
Da stronza si, ma è stato l'unico modo per imparare l'inglese.




Tra un Gin Tonic e una Kestrel, a parte vedere ombre strane, mi rendevo conto a poco a poco quanto tutti i luoghi comuni sugli inglesi e l'Inghilterra fossero drammaticamente e tristemente veri.
Dall'assenza del bidè nelle abitazioni e se c'è lo usano per coltivare begonie, alla loro idiosincrasia ai contatti umani; le prime volte non lo sapevo e tendevo a baciare sulla guancia gli amici come si fa in Italia, così rimasi traumatizzata dalle reazioni di imbarazzo estremo, visi paonazzi e scatti all'indietro come se a loro si fosse avvicinato Freddy Krueger.
La loro fissazione della moquette ovunque, pure dentro i cessi (bleah!); il loro parlare troppo spesso del fucking weather! Il loro amore per la lettura, una volta vidi un tizio che leggeva mentre andava in bici ma spesso leggono, tipo in metro, per evitare i contatti umani (questo non lo trovo strano perchè lo faccio pure io contro i rompicoglioni ciarlieri); il malinconico pub, loro luogo sacro in cui bevono per dimenticare di essere inglesi; gli uomini della City con i loro completi rigorosamente a righe; le ragazze senza collant anche con sei gradi di temperatura e relative gambe violacee; il loro amore per gli animali, stuprate e uccidete pure le loro figlie ma non torcete un pelo al loro Cocker Spaniel! La loro falsa cortesia che negli uffici pubblici è una meravigliosa fantascienza per noi italiani ma fuori da quel contesto li vorresti un po' più schietti invece di sentirli parlare male alle spalle di chiunque mentre un secondo prima si prodigavano in complimenti per la stessa persona.
Che più?
Ah si, brutti, gli inglesi sono brutti; pallidi, smunti, rossicci, un maschio inglese ispira sesso tanto quanto lo ispira un appendiabiti, per fortuna però ci sono le razze miste che salvano la situazione (sia maschile che femminile).
E' molto difficile che diventiate amici intimi con un inglese puro, tranne che per quelle tre/quattro ore al giorno in cui sono/siete ubriachi.
E si, le ragazze sono più "easy" delle italiane in genere e se siete adolescenti arrapati, a Londra troverete come svuotarvi i testicoli.
Ovviamente, prima che qualcuno mi rimproveri di parlare per luoghi comuni, dirò che questi luoghi comuni e stereotipi sono validi al 60/70% così siamo tutti più contenti.

Devo dire che, rileggendo non ne viene fuori un bel quadro tuttavia i primi due anni sono stati tra gli anni più belli e fuorviati della mia vita. Forse perchè avevo trovato il modo di non lavorare troppo, ero spesso brilla e ridevo come una matta con la mia "spalla" amica di tante avventure e situazioni più strambe.
Di per sè Londra non la reputo una bella città (Roma ne vale 100!) ma l'aria cosmopolita che si respira e l'assenza di quel gretto provincialismo che regna in Italia, la rende decisamente accattivante.
Se non hai abbastanza palle però rischi di rimanerci invischiato e arenato per sempre, divertiti ma scappa via di là finchè sei in tempo...

La fotografia che mi ha fatto tornare in mente tutto ciò è questa qui sotto; lo so, adesso me ne vergogno come un cagnolino ma a quei tempi farsi una foto con i Take That era "fico"! (Si usavano anche strani espedienti...).




Se adesso mi chiedeste una sola canzone di questo gruppo, non saprei veramente cosa canticchiare, probabilmente le loro note sono annegate e si sono disperse insieme a quegli allegri fiumi di alcol...
(Ovviamente negli anni '90 ascoltavo anche altri generi musicali di cui oggi ricordo molto bene le note).



PS
Ho smesso di bere perchè avevo paura di diventare una di voi... ;)









mercoledì 5 ottobre 2011

Si, stupendo, mi viene il vomito...


Mentre davo le dimissioni però ho firmato qui non sia mai dovesse cambiare qualcosa...



PS
Faccio richiesta di rettifica a me stessa per aver usato la parola "qualcosa", volevo in realtà esprimere una sequela di bestemmie.