giovedì 26 gennaio 2012

Il borsone sul letto, quello di un brevissimo viaggio...





Ultimamente mi sento una pazza nomade alienata.
Certo non che sia la prima volta...ma l'esperienza che sto vivendo mi mancava.
Dal dieci Gennaio ho dovuto (e ancora devo fino al 10 Febbraio) ricoprire il turno lavorativo alla reception del mio collega che al momento è tra le vacche sacre.
Se non avessi accettato di immolare il mio tempo per questo mese non avrei ottenuto il lavoro a Dicembre.

Eccomi qui quindi a fare la valigia una sera sì e due no o viceversa.
Perchè? Vi starete tutti in coro chiedendo e urlando come matti, già vi vedo in preda alla smania che vi divora e...ok ve l'ho detto che sono alienata.

Mi spiego, devo lavorare sempre dalle 8.30 fino alle 14.30 e poi se dopo quest'orario ci sono check-in devo ritornare, visto che io abito lontanuccio dall'albergo in cui lavoro, sarebbe una follia allo stato puro fare avanti e indietro come una trottola e alzarmi alle sei magari; l'ho fatto i primi giorni e mi sarei volentieri data un colpo d'ascia in mezzo la fronte.
Quindi ho deciso (con l'approvazione e la gioia del capo) di traferirmi a lavoro!
Però non posso avere sempre la stessa camera in cui dormire, per via delle prenotazioni, così mi tocca spesso  fare il borsone ed emigrare dalla camera 3 alla camera 10, dalla camera 7 alla camera 1 e così via.

Ci sono dei momenti in cui apro gli occhi e non so dove minchia sono!

Certo ho tutti i comfort, bagno in camera, connessione wi-fi, minifrigo, Sky Tv , a proposito, erano due anni e passa che non vedevo la TV e devo dire che mi ha sconvolto notare che ci siano le stesse porcherie di sempre dentro questa scatoletta, meno male che c'è Sky...e il mio pc.

E' capitato però e purtroppo capiterà ancora che TUTTE le camere siano occupate dai clienti, in tal caso dormo nell'ufficio del capo senza bagno e tutto il resto, e così, per evitare di attraversare quattro porte per giungere al "nostro" bagno, mi porto un secchio per fare pipì! Quelle notti confesso di sentirmi un po' Rom.
Ma per chi è stato "On the road" non è così grave (per i nuovi arrivati leggere il post precedente).

Dormire in albergo nella propria città è un po' strano però, sebbene il mio capo sostenga che io mi stia facendo delle vacanze-lavoro, ma cosa può sostenere un datore di lavoro se non una stronzata di cotanta portata?
Come fargli capire che preferirei di gran lunga dormire a casa mia e non arrivare a fare pure 12 ore di lavoro al giorno finendo anche all'una di notte e non avere un giorno di riposo? Mi prenderebbe di sicuro per un'ingrata!

Meno male che sono a metà dell'opera và. Dopodichè torno alle mie 4/5 ore POMERIDIANE, col mio giorno di riposo e...mi riprendo la mia vita!



Queste sono le scarpe che indosserò il 10 Febbraio per uscire da questo albergo...





E questo invece è il cliente che vorrei arrivasse stanotte da solo per fargli un bel check-in! =D

Jeffrey Dean Morgan, dicono sia il sosia di Javier Bardem ma a me sembra ancora più bonazzo!

sabato 21 gennaio 2012

"Dove andiamo?" - "Non lo so, ma dobbiamo andare".


Quella frase è rimasta come un marchio a fuoco nel mio cuore, nella mia mente e nella mia anima (se mai dovessi averne una, in tal caso la mia peserebbe più di 21 grammi!).
Ovviamente mi riferisco alla frase letta prima ancora dei vent'anni nel romanzo di Kerouac "On the road", dopo, decisi di andare, non sapevo dove appunto ma dovevo andare.

Io, una carissima amica e due tedeschi che già erano "sulla strada" da prima di conoscerci.

Avevo vent'anni, "quante palle si hanno in testa a quell'età" (Guccini docet)...per fortuna aggiungerei e l'idea di una simile avventura mi eccitava sebbene alla notizia mia madre non fece propriamente salti di gioia.

Mum: "Orsa dove vaiiii???"
Orsa: "Non lo sooooo, ma devo andareeee!"
Mum: "Percheeeè???"
-
-
Orsa: "Ti telefono, stai tranquilla". (a quei tempi non avevamo ancora la sfortuna di possedere cellulari!)

Partimmo da Messina senza una lira o quasi, con un po' di collanine che avevamo fatto per venderle per terra e una bella dose di incoscienza avvolta nel sacco a pelo.
L'idea vaga, era quella di raggiungere la Francia (non chiedetemi perchè, tra l'altro i francesi mi stanno pure sul culo!) ma nulla doveva avere un senso logico, probabilmente era questa la spinta.
Molte canne ma soprattutto tanto alcol.
Viaggiavamo a brevi distanze col treno se avevamo racimolato i soldi, altrimenti restavamo dove ci trovavamo. Io e la mia amica vendevamo collanine, uno di loro invece faceva il mangiatore di fuoco (ve l'avevo detto no che c'era stato pure un mangiatore di fuoco!) l'altro si sedeva con un cartello e chiedeva l'elemosina.
Finite le nostre collanine iniziammo anche noi ragazze a chiedere soldi, però in un modo meno monotono, fermavamo la gente dicendo che ci mancavano pochi spiccioli per il biglietto del treno.
Devo dire che bene o male i soldi si facevano sempre, per mangiare, bere e proseguire.

Una sera, mentre i nostri cavalieri erano in galera perchè fermati senza documenti, io e l'amica andammo pure al ristorante, ristorante? Trattoria, trattoria? Bettola.
Potevamo permetterci solo un piatto di pasta e giuro di non aver mai più mangiato degli spaghetti al pomodoro così insulsi eppure...con la fame che ci ritrovavamo ci sono sembrati "Cibo per gli Dei".
Poi abbiamo trovato pure una "brava persona" (poteva pure essere uno stupratore/killer ma ci è andata bene) che ci ha offerto la sua macchina per dormirci una notte.

Il viaggio è durato solo un mese ma è stato come fossero trascorsi anni. Sono accadute tante cose, positive e non, conosciuto tanta gente; disperata e non che vive per strada, gente interessante, gente disgraziata, gente generosa, gente.
Siamo arrivati credo fino a Monopoli, altro che Francia! Perchè il fascino "on the road" spariva inesorabilmente ed io e la mia amica sapevamo "dove" poter fare ritorno e ricominciare una vita "normale".

Normale? Del cazzo come molte delle vostre, con orari da rispettare, con un lavoro da odiare quanto basta, con un mese di ferie l'anno, con un mutuo che non si finisce mai da pagare, con una moglie o un marito da sopportare, con la voglia di fuggire lontano e non poterlo fare perchè ci sono pure i figli di mezzo...

Mi piace aver fatto anche quella esperienza e mi piace anche l'idea di non essermi costruita una vita del cazzo.
Se volessi potrei "andare non so dove" anche domattina e non ha nessuna importanza che io lo faccia o meno; la sola idea è sufficiente per non sentirmi ingabbiata.

Potresti andare pure affanculo Orsa! (qualcuno l'ha pensato, lo so) =D


PS
Questo post lo dedico affettuosamente e in particolar modo a due persone: l'amica compagna di quest'avventura e l'amica che ha avuto una storia con Kerouac ultimamente... e al momento spero si stia destreggiando bene tra un branco di renne in Finlandia ;)

lunedì 16 gennaio 2012

Mantengo sempre le promesse (anche le più sceme!)

Vi ricordate di questo post?

La mia letterina l'avevo rimessa nell'albero tradotta dal giapponese (o dal cinese se dobbiamo dare fiducia alla poliglotta Ilaria) =D




























E allora? Non si è ancora realizzato nulla?
(Di sicuro so solo che Fabio Volo è ancora vivo).

Chi non ha voluto partecipare, potrebbe soffrire di dissenteria per tutto il 2012  =D


PS
Nel caso qualcuno si stesse chiedendo perchè sono così poco presente (questa è sempre l'egocentrica stupidaggine di ogni blogger...) sappiate che sono stata vittima di un "Abduction"...
Per la faccenda invece dei blogger ed il loro esserci o non esserci, vi consiglio la lettura di un post molto interessante al riguardo: CODESTO! :)

martedì 3 gennaio 2012

Quando uno stronzo ti cambia la giornata.






Come sapete ho iniziato un nuovo lavoro da poco e quindi non essendo un'esperta non posso essere sempre pronta a fronteggiare e risolvere subito i vari imprevisti che possono sorgere con i clienti di un'albergo.

Giorni fa ho avuto il mio primo, vero momento stressante dal punto di vista esclusivamente psicologico e mi era venuta voglia di mandare tutti a quel paese e abbandonare la reception.

I fatti:
Erano previsti due check-in; una coppia di greci ed un gruppo di quattro persone spagnole, il caso ha voluto che arrivassero in albergo tutti in contemporanea (non succede quasi mai).
E fin qui, pazienza, anche se io detesto fare attendere le persone e il check-in comporta una serie di cose da svolgere senza fare errori; hai a che fare con soldi, carte di credito, passaporti incomprensibili, schede da complilare per la questura, ricevute fiscali, tassa di soggiorno e poi accompagnarli in camera e mostrargli tutto rispondendo pure alle loro eventuali domande del cazzo tipo: "Dove possiamo trovare nelle vicinanze una buona gelateria?" Io sono nuova di quella zona romana e non lo so ma  in ogni caso mi verrebbe da rispondergli: "Basta attraversare lo Stretto di Messina!" (mi dispiace ma in quanto a dolci e gelati la Sicilia vi fa il culo a tutti).

Avevo detto agli spagnoli arrivati due secondi dopo la coppia di greci (che a stento capiva l'inglese ed io non so il greco...) di pazientare per il loro turno. Ok.

Arrivato il loro turno ecco i primi problemi, sostenevano di aver prenotato sei notti invece di sette come risultava  inequivocabilmente dal mio programma nel pc. Inizia l'angoscia e i tentativi di risalire e scovare l'errore (scoperto poi essere del capo!).
In tutto ciò arriva di corsa un ragazzo alla reception (mai visto prima) che con l'aria disperata e parecchio autistica mi espone in maniera concitata un problema verificatosi nel bagno della sua camera, chiedendomi di chiamare immediatamente un idraulico perchè (a quello che avevo capito c'era un vulcano di merda proveniente dal suo water).
Gli ho detto di aspettare un attimo, il tempo che risolvessi la faccenda con gli spagnoli, ma continuava a spuntarmi davanti ogni sei minuti circa (gli avrei tolto la vita molto volentieri).
Invece gli ho spiegato che prima di chiamare un idraulico dovevo vedere il problema, dopo aver risolto con gli spagnoli che stanchi dal viaggio volevano giustamente entrare nelle loro camere.

Salto la parte di come abbia risolto con gli spagnoli, li ho finalmente accompagnati in camera e...continuavano a lamentarsi di tutto, in primis che credevano di aver prenotato ben quattro camere e non una quadrupla (poi ho capito che erano montanari alla loro probabile prima esperienza di viaggio...maledetti!).
Vabbuò, li ho salutati con tanti sorrisi scusandomi e suggerendo loro di parlare col capo l'indomani (poi mi sono ricordata che il mio capo sa parlare solo il romano!).

Ed ecco che finalmente posso dedicarmi all'autistico.
Sto per entrare nella sua camera per vedere il problema  e lui mi dice di no, che si vergogna, con calma gli spiego che ho già visto la cacca altre volte nella vita e di non preoccuparsi per questo.
Poi interviene sua madre dicendo: "Cerchi di capire il suo imbarazzo, c'è qualcosa che non va giù nel water".

Carissimi lettori...so che sarà difficile credere a ciò che ho visto.
Avete presente la forma di quel salame? Bene, con la differenza che aveva una circonferenza doppia da paura e tirando lo sciacquone ovviamente non poteva andare giù.
Era qualcosa di disumano.
A me è venuto un sorriso e incautamente ho esclamato: "Sì ma questo non è un problema "nostro"! Intendevo dire che non potevo certo chiamare l'idraulico a causa di uno stronzo titanico.
E il ragazzo: "sì ma uno non può mica quantificare la cacca che farà!" Non sapevo se piangere o ridere...
Il problema è che non c'era neanche lo spazzolone, perchè gli avevo suggerito di spezzarlo e tentare di farlo andare giù un po' per volta.

Altro problema: perchè non c'era lo spazzolone del cesso??
L'ho tranquillizzato dicendo che sarei tornata con uno spazzolone.
Che però non trovavo da nessuna parte!
Ho dovuto quindi "rubarlo" da un'altra camera (immagino la faccia dei clienti che vi soggiornavano, non erano lì al momento e al loro ritorno invece di vedersi sparire preziosi hanno visto sparire lo scopino del cesso).
Così sono tornata di corsa dal ragazzo consegnando "l'arma" con cui avrebbe affondato quella testata nucleare uscita non so come dal suo buco di culo.

Quando l'ho raccontato al mio capo che solitamente mantiene un certo aplomb britannico, ha esclamato: "Ma che cacchio aveva mangiato questo qui??"

E' finita a ridere ma vi assicuro che è stata una giornatina da dimenticare.


PS
Mi dispiace solo non aver potuto scattare una foto al "mostro marrone!" =D