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sabato 9 luglio 2011

TAIM

                                   


Non lo vedevo da un anno.
Siamo a tavola e lo osservo mentre compie quel solito rituale, a fine pasto prende un pezzettino di pane e lo inzuppa nella tazzina di caffè come si fa con i biscotti nel latte, non lo fa per fame, mangia quel piccolissimo pezzo di pane e poi beve il resto; gli piace.
All'improvviso penso che questa sia l'unica cosa che dovrei ricordare di lui.
Non abbiamo un cazzo da dirci ma ci diciamo tantissime cose, come se volessimo imbottire con qualunque ingrediente un panino che non sa di nulla, fingere di interessarci l'uno all'altra davanti alla tv, io non so nemmeno di cosa stia parlando.
Guardo il suo viso e finalmente capisco che è un vecchio.
Un vecchio come tanti.
Adesso vedo tutto con lucidità, lui e il suo essere così genuinamente mediocre.
Non avrebbe potuto fare di meglio, se avesse voluto non lo saprò mai.
Come ho potuto avere paura di questo vecchio?
Come ho potuto odiarlo al punto di desiderare la sua morte?
E dove è finito tutto quel disprezzo e quel rancore che mi divoravano?
Non posso più lottare con lui, gli concedo le pedine nere e gli lascio vincere la partita, probabilmente è l'ultima.