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venerdì 18 ottobre 2013

Una mattina, mi son svegliata...



...e siga ciao, siga ciao, siga ciao ciao ciao, una mattina, mi son svegliata e son passata all'E-CIG! o_0

Per l'esattezza oggi diciottottobreduemilatredici dopo oltre 30 anni di tabacco ho deciso di smettere e ancora non riesco a crederci, sono esattamente cinque ore (ahahah!) che non fumo ma...SVAPO!
Certo un po' pochine per dichiarare che non accenderò mai più una sigaretta in vita mia ma sento di potercela fare perchè il "colpo in gola" c'è eccome e anche i sapori non sono male, ho iniziato con cioccolato e nocciola perchè l'aroma al sapore di tabacco stranamente non mi piaceva.


Sono passati i tempi di QUEL post!


Perchè prima di adesso non mi sfiorava MINIMAMENTE l'idea di dover abbandonare le sigarette e perculavo chi si metteva in bocca "quella penna" come la chiamavo ma...ciascuno ha i propri tempi per rendersi conto che sia la scelta migliore.
Al momento parto con l'idea di non smettere definitivamente di inalare nicotina e se pure SVAPASSI per tutta la vita, non inalerò mai più catrame, monossido di carbonio e tutte le altre porcherie velenose che non sono invece contenute in questa invenzione fantastica.
L'unico difetto al quale dovrò abituarmi è che a differenza di una sigaretta che ha un inizio e una fine, questa devi essere tu a metterla via e suppongo che i primi giorni me la terrò spesso appesa al collo...








Eccolo qui il mio gioiellino che darà una svolta sostanziale alla mia vita!


SONO FELICEEEEE!!!


PS
Quando e SE mi accenderò nuovamente una sigaretta, sarò onesta e lo dirò.


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martedì 9 ottobre 2012

YEAHHHH!!!









VI RICORDATE DI QUESTO SUPPLIZIO?

È  FINITOOOOOOOOOOOOOOO!!! :)


Ma ditemi se, nel 2012 in Italia,  ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato debba causare tanta incontenibile felicità?
Quasi mi vergogno di essere così felice per questo motivo!
Perchè oggi, molti, sono felici quando ottengono ciò che sarebbe normale ottenere. Tipo un lavoro, tipo un contratto, tipo un contratto a tempo indeterminato, tipo una sorta di mezzo futuro che non sia sotto i ponti.

Più di vent'anni fa ero felice quando ad esempio vincevo un concorso di pittura o se partivo senza meta per destinazioni sconosciute, ero felice quando LASCIAVO un lavoro, ero felice quando incontravo un uomo con una sbalorditiva resistenza sessuale (!) ero felice quando potevo bere dodici gin-tonic in una sera, ero felice andando al mio primo concerto, e così via...


Oggi in effetti sono felice, ma proprio tanto, perchè il mio proprio capo ha detto che posso continuare a lavorare lì, e c'è da dire che lì mi piace. Proprio.
Tanto.



Niente, volevo solo dire che sono felice.
Però ho sempre il cattivo gusto di voler riflettere sulla causa della felicità, mia e altrui.

Non troppo tempo fa su questi schermi affermai che tra le cose da fare prima di morire c'è:
"Avere il coraggio di lasciare un lavoro a tempo indeterminato, una volta ottenuto".


...............................................! (anche perchè sembra sia diventata la sfida del secolo).

Al momento non ci penso nemmeno naturalmente, oltretutto pensando che con questa nuova prospettiva potrò finalmente comprare a rate un cavallino di Monterufoli, che come tutti sanno, è sicuramente essenziale per un'incondizionata beatitudine.

Vabbè...sono certa che esistano solo periodi per ogni  sfumatura di felicità.
Per moltissime altre esperienze, io ho già dato e ho capito che non è l'Altrove a procurarmi gioia e appagamento, non più quantomeno.

Quando navighi in tempesta per secoli , un po' di "brezza" è sempre benvenuta, anche solo per assaporarne la differenza e poter cambiare modalità di navigazione.
Oggi navigo "al traverso", con l'onda che appare meno insidiosa. Di bolina m'ero rotta il cazzo.

Ok, lo confesso, il mio fisico non regge più come una volta, altrimenti probabilmente proseguirei col vento di prua.





PS
Mi torna in mente Erich Fromm dal libro "I cosidetti sani" :

" ...Proprio i paesi che sono considerati la  patria  di  una borghesia stabile ed equilibrata,  come Svizzera,  Svezia, Danimarca e Finlandia,  presentano rispetto ad altri paesi europei  livelli  molto più elevati di schizofrenia, alcolismo, suicidi e omicidi.
I  dati  statistici ci inducono a riflettere.

Come mai proprio questi paesi  europei  hanno  realizzato  sul  piano  sociale   e   culturale quell'ideale che noi, pur auspicandolo, non abbiamo ancora realizzato, vale a dire un'esistenza borghese sufficientemente agiata e fondata in larga  misura  sulla  sicurezza  economica?
E  perché  la  condizione psichica in quei paesi suscita invece l'impressione che  quel  sistema di  vita  non  giovi in realtà alla salute psichica?
Contrariamente a quanto da noi auspicato,  esso non sembra comportare un aumento  della
felicità. "








Condivido pienamente ciò che dice leric fromme ma per fortuna sono lontanissima da tale "sicurezza economica".

E tu? A che tipo di felicità appartieni?

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mercoledì 18 aprile 2012

Cosa mettiamo alle pareti?





È successo che il "nuovo" coinquilino è scappato nottetempo come un ladro senza pagare la sua quota d'affitto e di bollette.
Per me è stato un vero sollievo.
Primo perchè mi stava altamente sul culo e secondo perchè ho traslocato in quella che era la sua camera, più grande della mia e ripitturata da poco.

Ho già sistemato tutto, manca però quello che io ritengo una parte fondamentale per poter sentire mia una camera o una casa in cui si vive: mettere delle cose alle pareti. Non riesco proprio a concepire le pareti bianche e come detto in altre occasioni mi sanno di ospedale, di asettico, di impersonale, di vuoto interiore e da ciò che appendiamo alle pareti si comprende parte della nostra personalità, ne sono certa.
Una mia amica per esempio, esausta, ha appeso il marito alla parete, c'è chi appende i figli, vabbè ma questi sono addobbi momentanei, torniamo a noi.
Non so per quale motivo ma non ho più voglia di appendere i miei quadri, forse mi sono stancata di vedere sempre le stesse cose,di nuovi non ne sto producendo quindi dovrò far ricorso alla fantasia altrui.
Quadri veri e propri non posso permettermeli, quindi ripiegherò su foto, posters, riproduzioni, teli indiani colorati o boh! Non so ancora.
La parete più importante per eccellenza, per me è quella del letto. Mi piace vedere cosa mette la gente in quella parete. Suppongo immaginiate che io eviti i crocefissi e le madonne...
Solitamente infatti si mette qualcosa di un gusto molto personale che piace tanto e che voglia comunicare un'idea, una passione, un credo appunto. Il Cristo e i suoi parenti diciamo che nella mia vita non sono ben visti. Sto pensando a qualcosa che abbia a che fare con il mare, o un'immagine con una scritta, non so, devo ancora trovarla.
Nel frattempo però mi piacerebbe sapere (sarebbe meglio vedere) cosa avete voi in quella parete, eh sì, voglio entrare nella vostra camera da letto! Posso?


Io potrei anche decidere di mettere questa.  =D

domenica 20 novembre 2011

La selezionatrice.



Vi è mai capitato di dover selezionare della gente per affidargli un posto di lavoro o altro?
In questi giorni sto sperimentando questa esperienza per la prima volta; no, non certo per affidargli un lavoro (quel ruolo lo vivo al contrario da circa un anno) ma perchè è successa una cosa che mi sta snervando per la verità.
Uno dei miei due coinquilini ci lascia, dopo due anni di quieta convivenza in cui avevamo raggiunto equilibri e sintonie invidiabili.
Avendo più tempo a disposizione, la scocciatura devo sbrigarla io perlopiù.
Dopo aver messo l'annuncio escludendo studenti e killer di professione, ecco la pioggia di telefonate e incontri per mostrare la casa.
La faccenda è spinosa perchè sia io che l'altro coinquilino che resta siamo un po' delle bestie solitarie tendenzialmente sociopatiche, per cui il nuovo coinquilino dovrebbe essere una persona discreta, non invadente, non festaiola/casinista e lavorare possibilmente dodici ore al giorno (meglio se già defunta).
Ammetto che per alcuni aspetti questa attività doni un certo senso di potere che a volte si rivela gratificante, soprattutto quando si presentano individui simpatici come Renato Brunetta.
Tuttavia è veramente difficile, anche perchè devi basarti sulla prima impressione e le apparenze che non sempre come sapete si rivelano corrette.
Allora, avendo molta scelta inizi a scartare; quello no perchè ha la faccia di uno a cui puzzano i piedi e che non ha ancora capito a cosa serva lo spazzolone del cesso; quella no perchè ha la stretta di mano di un animale planctonico, va bene un po' asociali ma non devo deprimermi ogni volta che la incrocio in cucina; quella che "sonoaromadatregiornimatantoilavorolotroverò", seee, una disoccupata in casa basta e avanza; quello con la fede al dito che fa sorgere il dubbio che non occuperà la stanza per molto tempo; quella che in ventuno minuti ti ha già raccontato la storia della sua vita (che Iddio ci fulmini tutti!); quella no perchè sta fissando troppo a lungo la polvere sullo zoccolo del corridoio, na na, non vogliamo una che si comporti da casalinga isterica; quell'altro no perchè già all'appuntamento si è presentato con la fidanzata, l'amico, il gatto e l'ukulele; quello no perchè sputa mentre parla; quella no perchè ha i capelli rossi e non si sa mai...

Questo sì perchè fa lo sceneggiatore, lavora al pc tutto il giorno, è educato, sa usare i congiuntivi e ha l'aspetto di un depresso al punto giusto però, ok, è fatta, un sospiro di sollievo.
Il giorno dopo richiama e dice che ha trovato un'altra camera singola ad un prezzo inferiore, noooo! Si ricomincia.
Ci è rimasto poco tempo, dobbiamo trovarlo entro la fine di Novembre altrimenti sapete che succede? Che il padrone di casa (carabiniere) ci infila dentro un suo collega!
A quel punto, sia io che l'altro coinquilino penseremmo di abbandonare questa casa per sempre.

Nel caso conosciate qualcuno in cerca di alloggio a Roma, che corrisponda al profilo del perfetto coinquilino, fatemelo sapere.


PS
Bei tempi quando potevo permettermi un monolocale!

sabato 23 luglio 2011

ROSSO IN CONFIDENZA



Non ho mai amato particolarmente il rosso, l'ho sempre visto come un "codice" anzichè un colore come gli altri.
Non è che io lo odii come per esempio il rosa (non indosserei nulla di questo colore neanche se mi minacciassero di dover leggere un libro di Federico Moccia) è che mi è sempre sembrato eccessivo, rumoroso ecco.
In generale non sono una donna che si veste in modo appariscente, mi piace attirare l'attenzione in altri modi che non siano legati a ciò che indosso.
Per me comunque il massimo del sexy per una donna (e per un uomo) se parliamo del vestire è un jeans un po' scolorito che NON sia largo e a vita bassa, scarpe da tennis bianche e una "bella" camicia bianca con i primi due bottoni aperti, non uno di più non uno di meno (sono un'aliena lo so).
E poi si sa, se sei sensuale lo sei anche indossando un sacchetto nero della spazzatura.

                                                                             


Tuttavia ultimamente sto prendendo confidenza con questo colore, ho iniziato con una borsa di tela rossa (scelta allucinante per me) e da poco vado in giro con una maglietta rossa attillata.
Cosa vorrà dire? Devo preoccuparmi? Devo fare un paio di sedute di psicanalisi?
Devo trombare di più?
Il rosso è da sempre il simbolo della passione...
Fatto sta che sono lontanissima dal trovare forse il coraggio e la voglia di indossare un vestito o un paio di scarpe interamente rosso fuoco.
Non posseggo nemmeno la psicosi femminile per le scarpe in genere di qualunque colore, io sono per la praticità, la comodità, la semplicità.
Però mi è sempre piaciuto di tanto in tanto indossare "cose" che abbiano in sè mille colori contemporaneamente.

Tipo questo (mio) fermacapelli per intenderci:




Strano se ci penso, perchè anch'essi "richiamano".
Ma forse è un richiamo diverso dal rosso.






lunedì 4 luglio 2011

MA COME STATE? ERA UN PO' CHE NON VE LO CHIEDEVO

"Mi sono accorta di voi, quasi per caso..."
Quando ho aperto questo blog stavo attraversando una fase di fortissima depressione (pur mantenendo la mia consueta voglia di non prendere nulla sul serio-serio) e  ricoprivo questo diario di un'importanza quasi testamentaria, tant'è che qualche familiare si era allarmato, visti i miei precedenti e il modo in cui l'avevo impostato.
Come se, una volta detto quello che volevo dire, messo nero su bianco il mio disagio esistenziale, mi sarei potuta congedare dal tutto.
Molte esternazioni fatte su questo blog le ho eliminate...


                          


"Ma intanto i giorni passano..."
E quello che credevo fosse la conseguenza del mio malessere ne era in realtà una delle cause dominanti: l'abuso di alcolici.
Avevo affrontato l'argomento in qualche post, ma in maniera molto (volutamente) distratta, non ero pronta, ero solo all'inizio di una svolta radicale, la verità è che ancora non ci credevo e non volevo ammetterlo.
Per anni ed anni sono stata "l'alcolista del sabato sera" , sabato che ogni tanto si trasformava in martedì e/o giovedì.
I ricordi più brutti (a volte tragici) e quelli più belli (a volte sublimi; mi sono divertita facendo molte follie) della mia vita, sono indissolubilmente legati all'alcol.
E anche se non te ne rendi conto, tutto il tuo modo di vivere, parte delle scelte che fai, molti dei tuoi atteggiamenti, seguono una linea invisibile ma parallela al tuo bisogno di "annientamento temporaneo" che ahimè si raggiunge facilmente con l'alcol.
Ad un certo punto però, perdi il controllo della situazione e ti rendi conto di avere bisogno di un aiuto esterno.


                                            


Purtroppo, non tutti gli alcolisti riescono a fare questo primo e fondamentale passo, scattano infatti delle autodifese e resistenze inimmaginabili, pur di non ammettere di avere un problema con l'alcol, si inventano tante storie o comunque si sottolineano costantemente le motivazioni per cui si beve, (a parte il classico e spesso falsissimo: "mi piace").
Come se questa pratica fosse quindi "scusabile" agli occhi degli altri,  vuoi perchè non hai un lavoro, (o ce l'hai e ti fa schifo) vuoi perchè hai il cuore in frantumi, vuoi perchè hai subìto un lutto, vuoi perchè non riesci a prendere sonno, vuoi perchè semplicemente dici di annoiarti...sono solo PRETESTI, perchè ormai il tuo corpo e (ancora di più) la tua mente lo richiedono e tu devi assecondarli.
Intendiamoci, non sono mai stata ai livelli di "mi alzo e bevo", MAI!
 Mi sono sempre mantenuta da sola (anche nella vita intrauterina pagavo già l'affitto a mia madre) avendo quindi un senso di responsabilità molto forte riguardo il lavoro.
Facevo parte degli "insospettabili".
E fortunatamente non ho subìto danni permanenti, ho un fegato perfetto!
Il mio bere era sempre associato al cibo, alla ricerca del ristorantino "giusto"; esistono diverse modalità di bere ma il risultato non cambia molto, chi ha questa predisposizione, semplicemente non riesce a limitarsi a un paio di bicchieri.
Se questo avvenga tutti i giorni o una volta al mese non ha NESSUNA rilevanza se sai che non puoi/vuoi fare a meno di quella volta.
Ero una di quelle persone che quasi denigravano gli astemi e si esaltavano del loro stesso bere spropositato.
Come se bere mi avesse dato l'illusione di appartenere a quella lunga schiera di pittori, scrittori e artisti in genere che non riescono a filtrare le loro emozioni perchè troppo "sensibili" al male di vivere e hanno quindi bisogno di "stampelle".


                


Con questa mia sorta di outing spero di poter essere di aiuto a qualcuno, (oltre al fatto di mettere nero su bianco la fine di un'era) perchè SO che lì fuori, attorno a me, ovunque c'è qualcuno col mio stesso problema ma ancora non lo sa o si vergogna e non vuole ammetterlo.
Perchè si teme di essere trattati da reietti o essere compatiti ed etichettati, per fortuna la mia autostima non si è mai abbassata troppo e so di avere un potenziale interiore enorme rispetto la media.
E so pure che io devo combattere e vincere due volte.
Bisogna infatti vederla da una prospettiva diversa, capire che c'è chi nasce intollerante ai latticini, chi al grano, chi alle fragole e via dicendo e chi invece è intollerante all'alcol (sarebbe più giusto dire che lo tollera fin troppo! Giusto per smorzare la serietà dell'argomento ma avete capito cosa intendo dire).


                        


Io ho troncato di netto da tre mesi, (oggi!) sebbene non sia facile non pensare ogni tanto di festeggiare in qualche modo l'evento (magari aprendo una bottiglia di spumante ahahah!) posso garantirvi che questo ha portato svariati vantaggi nella mia vita.
Uno tra tanti è che mi sono accorta che esistete, esistono gli altri ed alcuni di loro sono persino amabili!
Al contrario di prima, adesso mi interessa davvero sapere come state, certo però che lo slancio umanitario non include proprio tutti-tutti!:)


                       


PS
Chi pensa anche solo lontanamente di avere un problema con l'alcol e non vuole dirlo pubblicamente, sappia che sarei felice se mi contattasse per una condivisione ed un appoggio morale.
Adesso vi vedo!



Aggiunta molto ma molto postuma:
Ad un certo punto ho deciso di non voler vivere tutta la vita senza nemmeno bere due birre gelate d'estate, credo di potermi definire solo una forte bevitrice occasionale, anche perchè ho conosciuto i VERI alcolisti, quelli che si lasciano gestire la vita dall'alcol, e questo a me non è mai accaduto, nè mai accadrà.
E non me la sto raccontando.


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giovedì 2 dicembre 2010

IO E IL COMPUTER



Come molte storie d'amore, la mia nasce da una forte antipatia, quasi avversione direi.
Giuravo che non mi sarei avvicinata ad un pc neanche sotto tortura, a distanza di circa cinque anni ancora non ho capito bene il perche' di tanta repulsione.
Probabilmente si odiano a dismisura le cose che non si capiscono, ma questa dichiarazione mi porterebbe a pensare che un giorno potrei cimentarmi nel campo dell'ingegneristica chimica e francamente sarei pronta a giocarmi una qualunque falange se mai cio' potesse avverarsi.
No, il punto credo sia un altro, ero (e continuo) ad essere annoiata dalle cose troppo tecniche, e' come se il mio cervello si rifiutasse ostinatamente di capire, ma il computer non e' costituito solo da cose HARD ma pure SOFT, ed io mi sono innamorata di quel soft (anche se non so bene di che cazzo stia parlando) insomma per me PC= INTERNET.
Ad essere sincera sincera, ho comprato il mio primo portatile (per me esistono solo portatili) per aprirmi un sito di lavoro, ovviamente all'inizio mi sono fatta aiutare da uno di quei mostri che battono sulla tastiera con dieci dita in contemporanea guardando un tramonto fuori dalla finestra, un alieno insomma.
Per quello che mi riguarda uso ancora il solo dito indice per scrivere, pero' sono diventata molto piu' veloce, non sono i risultati che contano? Ricordo che me lo ripetevano sempre in seconda elementare.
Certo se un giorno perdessi accidentalmente (o per vecchiaia) l'indice della mano destra dovrei ricominciare tutto da zero.
Ma se usassi le dieci dita per scrivere, come farei a fumare e bere in contemporanea?
Sono domande fondamentali.
Quasi come chiedersi perche' la bombola del gas finisca sempre all'ora di pranzo.
Ma per stasera basta con i quesiti filosofici.
D'accordo, concludo dicendo che oltre le sigarette, l'etanolo, gli ansiolitici e la maionese, fare a meno di internet adesso mi creerebbe scompensi psicofisici.



PS
Che mi stia avviando verso un altro disturbo psichico chiamato IAD?
Non so, vedro' di consultare Google per la risposta...