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sabato 2 luglio 2011

CHE COZZA HAI OGGI?

                                                   


Oggi sono stata al mare (se così si può definire quello di Ostia) osservavo la gente, l'orizzonte, ma non succedeva mai niente.
Direte: "Cosa sarebbe dovuto accadere"?
 Adunarsi tutti intorno a un capodoglio o a un tunisino arenato? Vedere esplodere in volo un Canadair? Assistere allo sterminio della famiglia Cesaroni da parte di uno squalo bianco intelligente? Vedere uno stormo di gabbiani precipitare sulla spiaggia senza nessun motivo? Seguire stupiti con lo sguardo un Cristo sulle acque salate? Aiutare a spegnere le ascelle in fiamme di un venditore ambulante di cocco-cocco-bello? (Basta Orsa, abbiamo capito).
NO, certo che no, (sebbene...) mi sono solo tornate in mente certe giornate sulle spiagge siciliane, soprattutto verso le sette-otto di sera quando: "'U suli ora trasi dintr'o mari e fammu l'amuri, 'un c'è cosa cchiù granni", (frase tratta dalla splendida aria siciliana di Battiato e Giuni Russo: "Strade parellele"), per quelli di Vipiteno:
 "Il sole adesso entra dentro il mare e fanno l'amore, non c'è cosa più grande".
Per chi è nato in una città di Mare comprende meglio la potenza di questa immagine poetica, e proprio in queste ore si vedono rientrare i pescatori che iniziano a tirare verso riva le reti messe in precedenza.
Non so bene perchè, ma sin da bambina questo rituale mi faceva impazzire di gioia, mano a  mano che la rete si raccoglie e si stringe a cerchio, inizia lo scintillio argenteo e colorato delle prede che saltano come impazzite sapendo che il loro destino da lì a breve si sarà concluso.
Descritto così in effetti, potrebbe intristire e se si trattasse della baia di Taiji in Giappone, (avete visto il film-documentario "The Cove" no?) non avrei di certo le stesse sensazioni.
E vabbè, lo so che molti pensano, soprattutto gli orientali: "perchè i delfini no e gli scorfani si"? Ma qui non volevo dissertare su chi sia più accettabile o meno che muoia tra gli animali e...dello sguardo che un giorno mi lanciò un delfino ne parlerò altrove.

Era affascinante invece per me avvicinarmi e vedere cosa fosse finito in quelle reti.
A parte le bottiglie di plastica, i copertoni e le lavatrici negli ultimi tempi, vedevi un caledoscopio ittico degno dei migliori  Kandinskij.
Un giorno ho fatto pure un'esperienza unica, io ed altri amici abbiamo "molto gentilmente" chiesto ai pescatori delle feluche (le imbarcazioni tipiche dello Stretto di Messina usate per la pesca del pesce spada) di portarci una giornata per la cattura di questo pesce particolare.
E solo a fine giornata ho capito perfettamente il perchè costi circa 20 euro al chilo!
Una giornata intera su e giù per lo Stretto per aver catturato un "neonato" di pochi chili, e noi che avevamo sperato invano che ci regalassero un trancetto, ma quando mai!
In compenso, è stato un pò come essere  dentro a "Il vecchio e il mare" osservando questi Santiago pazienti e tenaci.

E dei chili di cozze (sono cresciuta a pane e cozze vivendo in una città che ne produce di ottime) mangiate su uno scoglio col culo a mollo e i calamari enormi che venivano su ogni dieci minuti con la lenza andando verso le Isole Eolie? E quando, in bilico su una prua di notte col retino afferravo le aguglie che saltavano abbacinate? Vogliamo parlarne?
 NO!
 Altrimenti "il ricordo delle cose passate" come definiva Shakespeare la nostalgia, diventa troppo malinconico.
Un discorso a parte è invece l'esperienza velica e forse un giorno ne parlerò.

Roma è una città splendida e adoro viverci ma il Mare è Mare e non ci sono storie.