Ho una giovane amica che stimo molto e che sta partecipando ad un concorso teatrale con una performance ideata e scritta da lei in collaborazione con il suo cast.
Abbiamo tempo (solo) fino al 10 Giugno per votare, offrendo così l'opportunità a dei giovani talenti di vincere il premio "Talenti a Teatro 2012", il premio NON SONO SOLDI ma le tre serate di apertura al Teatro Olimpico di Roma a Settembre.
Micacotiche! ;)
L'esperimento (come potrete leggere) è coraggioso e credo sia importante premiare chi riesca a mettersi in gioco, sempre e comunque...
Riporto dal sito la descrizione.
Angela non lo sa – 19 Luglio 1943
Cadevano le bombe come neve, il diciannove luglio a San Lorenzo… (Francesco De Gregori – “San Lorenzo”)
Lei sfogliava i suoi ricordi le sue istantanee i suoi tabù… (Rino Gaetano – “Aida”)
La vita di Angela scorre ormai leggera e incosciente fra il letto e i corridoi di un istituto di cura della Capitale. Reparto lungodegenti. Velate e ritmate dalle consuetudini di terapie palliative e dell’affetto di volti a cui non sa più dare un nome, le sue giornate scorrono quasi tutte identiche e relativamente serene. Angela ha 83 anni ed è una bambina. Angela da poco più di tre anni ha l’Alzheimer, che con una fretta inesorabile le ha divorato tutti i ricordi del passato prossimo e ha annientato lo spazio del tempo presente. Un morbo senza spiegazione e senza peccato, che prende e porta via quello che vuole lui – quando vuole lui, quanto pare a lui – lasciando filtrare dalle maglie della coscienza solo una fragilità ingenua e il dolore impotente di chi assiste alla fine che chiunque, e soprattutto lei, ha sempre avuto il terrore di fare.
I ricordi che non hanno voce la trovano però nella danza dei ritagli di memoria che le sono ancora concessi, e che trapelano in maniera vaga e casuale, nella forma di ballerini che danzano sul filo di ciò che non è ancora smarrito e che ha ancora bisogno e necessità di essere raccontato. E, che nell’oblio della malattia, riempi ora i suoi occhi azzurri e dà senso alle sue frasi apparentemente sconnesse. Parole che nessuno sembra collegare a niente, ma che ogni giorno, nell’indifferenza generale, riportano ancora Angela altrove.
Ai suoi anni di bambina emigrata a Roma Città Aperta, quartiere San Lorenzo, e a quel 19 luglio del 1943 che avrebbe cambiato le sorti di una Guerra in corso, e che per lei era solo l’alba banale del suo quattordicesimo compleanno, in bilico fra infanzia e adolescenza, sospesa fra code estenuanti per un pezzo di pane, la borsa nera, la fede di ferro di sua madre, il padre scomparso, i rastrellati delle Fosse Ardeatine. E Radio Londra da ascoltare sottovoce da sfollata, senza più tetto né casa, “sinistrati” prima nelle scuole e poi nelle grotte. E poi la bellezza dei suoi vent’anni, con quel volto da Alida Valli e quella voglia di rinascita povera e incosciente, e alla forma di una storia d’amore così faticosa e normale, con il suo Armando operaio e dirimpettaio – fratello di dieci figli di madre vedova – nata su intreccio di condivisioni e lontananze destinato a durare una vita intera. E a un mestiere di sarta mutuato in quello di rilegatrice, perché sempre di cucito in fondo si trattava, “e almeno in cambio avevi i libri da leggere gratis”.
I libri, i volti, le parole: quelli che ora sembrano rimbombare senza forma nei corridoi di una casa di cura moderna e asettica, dove nessuno più li ascolta, ma che ancora esistono e sono, e forse sono davvero tutto ciò che ancora rimane.
Un’esistenza che ripercorre settant’anni di Storia d’Italia, e che ribalta gli equilibri di un presente squallido e sconfortante – che ad Angela ormai è negato percepire e conoscere – con un passato che tutti sembrano aver dimenticato e che invece è il solo che lei ancora ricordi. Insieme all’arte, alla ricerca innocente e ingenua del piacere del bello, alla speranza e all’impegno e all’ingegno che forse – unica e vitale risorsa – avrebbero potuto continuare salvarci tutti.
“Angela non lo sa – 19 Luglio 1943” è un monologo per attrice sola, in scena con un corpo di ballo di max 10 elementi e musiche dal vivo (solo piano e archi). Un esperimento teatrale e di performance in cui teatro di narrazione e teatro-danza si fondono in un connubio inedito e probabilmente rischioso, per raccontare il passato nelle forme dell’oblio senza smarrirne il significato e la memoria.
Scritto, diretto e interpretato da un cast di autori e professionisti under 30, è uno spettacolo low-cost in cui l’espressione di voce, musica e parole riempiono lo spazio scenico su una scenografia intenzionalmente scarna, sullo sfondo della quale l’identità e l’emozione sono assolute protagoniste.
É già al secondo posto ma per vincere sembra che occorra arrivare primi ;)
Si può votare una volta al giorno da ogni singolo indirizzo IP, per cui da quelli che lavorano in ufficio mi aspetto due voti al giorno!
Anche se non amate il teatro e non ve ne frega nulla di votare, votate lo stesso per favore, non posso spiegarvi quanto sia importante per ME!
GRAZIE :)
Se non vedrò salire vertiginosamente il punteggio, chiudo il BLOG!
(non approfittate di questa affermazione) ;)
(non approfittate di questa affermazione) ;)
Forza Claudia! Ce la farai a vincere...! ♥


