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mercoledì 24 agosto 2011

A CHI POTREMMO SPIEGARE LE NOSTRE VELE?



Era una caldissima mattinata di Agosto, quando lo vidi per la prima volta, vidi i suoi occhietti curiosi che mi spiavano attraverso la culla; mi sembrò di ascoltare anche i suoi pensieri: "Ecco la mia nuova alleata di giochi, risate e tante conversazioni sul senso della vita".
Non sapevo ancora che quella sarebbe stata la mia guida spirituale per anni.
Impavida lo seguivo se si arrampicava sugli alberi, se faceva l'esploratore nelle grotte buie, se di notte, in bicicletta si andava al "muro dei sospiri" per affrontare i fantasmi , se si andava nei campi a rubare chili di mandorle fresche con i proiettili a salve dei contadini che ci inseguivano, sott'acqua mentre stanava una cernia a rischio di morire; non mi importava, lui doveva essere fiero di me.

Noi due insieme eravamo speciali e a qualcuno dava pure fastidio.

Era il mio eroe, lo avevo mitizzato come si fa col proprio padre da bambine, mi insegnò a sognare e quando questo accadde iniziai a volare da sola.
Con gli anni, echi lontani e dolorosi mi dicevano che il sognatore che "vide l'alba prima degli altri" era incappato in una burrasca che lo aveva trascinato giù per quello stesso mare accogliente, quello delle illusioni.
Non era più il mio eroe, era diventato un uomo come tutti gli altri, con le proprie debolezze e paure ed è stato difficile sopportarlo.
Gli eroi non possono dubitare di sè stessi ma soprattutto dei  loro sogni, non era quello che mi aspettavo e che volevo da lui perchè in quel mare, una parte di me annegava con lui.
In continenti separati, poi trovammo i nostri mari da dover seguire e in cui diluire i nostri sogni, diluirli al punto da renderli annacquati, trasparenti, quasi invisibili ormai, ma pur sempre lì, sommersi dai macigni che l'esistenza porta con sè.

"I castelli in aria che si costruiscono con poca spesa sono costosi da demolire".
(Francois Mauriac)


                                                             BUON COMPLEANNO! :)





sabato 2 luglio 2011

CHE COZZA HAI OGGI?

                                                   


Oggi sono stata al mare (se così si può definire quello di Ostia) osservavo la gente, l'orizzonte, ma non succedeva mai niente.
Direte: "Cosa sarebbe dovuto accadere"?
 Adunarsi tutti intorno a un capodoglio o a un tunisino arenato? Vedere esplodere in volo un Canadair? Assistere allo sterminio della famiglia Cesaroni da parte di uno squalo bianco intelligente? Vedere uno stormo di gabbiani precipitare sulla spiaggia senza nessun motivo? Seguire stupiti con lo sguardo un Cristo sulle acque salate? Aiutare a spegnere le ascelle in fiamme di un venditore ambulante di cocco-cocco-bello? (Basta Orsa, abbiamo capito).
NO, certo che no, (sebbene...) mi sono solo tornate in mente certe giornate sulle spiagge siciliane, soprattutto verso le sette-otto di sera quando: "'U suli ora trasi dintr'o mari e fammu l'amuri, 'un c'è cosa cchiù granni", (frase tratta dalla splendida aria siciliana di Battiato e Giuni Russo: "Strade parellele"), per quelli di Vipiteno:
 "Il sole adesso entra dentro il mare e fanno l'amore, non c'è cosa più grande".
Per chi è nato in una città di Mare comprende meglio la potenza di questa immagine poetica, e proprio in queste ore si vedono rientrare i pescatori che iniziano a tirare verso riva le reti messe in precedenza.
Non so bene perchè, ma sin da bambina questo rituale mi faceva impazzire di gioia, mano a  mano che la rete si raccoglie e si stringe a cerchio, inizia lo scintillio argenteo e colorato delle prede che saltano come impazzite sapendo che il loro destino da lì a breve si sarà concluso.
Descritto così in effetti, potrebbe intristire e se si trattasse della baia di Taiji in Giappone, (avete visto il film-documentario "The Cove" no?) non avrei di certo le stesse sensazioni.
E vabbè, lo so che molti pensano, soprattutto gli orientali: "perchè i delfini no e gli scorfani si"? Ma qui non volevo dissertare su chi sia più accettabile o meno che muoia tra gli animali e...dello sguardo che un giorno mi lanciò un delfino ne parlerò altrove.

Era affascinante invece per me avvicinarmi e vedere cosa fosse finito in quelle reti.
A parte le bottiglie di plastica, i copertoni e le lavatrici negli ultimi tempi, vedevi un caledoscopio ittico degno dei migliori  Kandinskij.
Un giorno ho fatto pure un'esperienza unica, io ed altri amici abbiamo "molto gentilmente" chiesto ai pescatori delle feluche (le imbarcazioni tipiche dello Stretto di Messina usate per la pesca del pesce spada) di portarci una giornata per la cattura di questo pesce particolare.
E solo a fine giornata ho capito perfettamente il perchè costi circa 20 euro al chilo!
Una giornata intera su e giù per lo Stretto per aver catturato un "neonato" di pochi chili, e noi che avevamo sperato invano che ci regalassero un trancetto, ma quando mai!
In compenso, è stato un pò come essere  dentro a "Il vecchio e il mare" osservando questi Santiago pazienti e tenaci.

E dei chili di cozze (sono cresciuta a pane e cozze vivendo in una città che ne produce di ottime) mangiate su uno scoglio col culo a mollo e i calamari enormi che venivano su ogni dieci minuti con la lenza andando verso le Isole Eolie? E quando, in bilico su una prua di notte col retino afferravo le aguglie che saltavano abbacinate? Vogliamo parlarne?
 NO!
 Altrimenti "il ricordo delle cose passate" come definiva Shakespeare la nostalgia, diventa troppo malinconico.
Un discorso a parte è invece l'esperienza velica e forse un giorno ne parlerò.

Roma è una città splendida e adoro viverci ma il Mare è Mare e non ci sono storie.