domenica 30 ottobre 2011

Il vostro barista sorride ma in realtà vi odia.


Tra i diversi lavori che ho fatto nella mia vita c'è quello di barista, la settimana scorsa dopo anni sono risalita per un solo giorno (per fortuna) dietro un bancone da bar e mi è tornato in mente un pezzo divertente di un autore comico, Beppe Tosco che conservo gelosamente da tempo nella speranza che un giorno venga stampato e affisso alle porte di ogni bar italiano così che ogni avventore possa rendersi conto di cosa sia questo mestiere e impari a chiedere solo "un caffè".
Lo ripropongo anche perchè ho l'impressione che da queste parti girino solo "ufficiaioli", gente che lavora in ufficio cioè e che è lontana da certe realtà professionali.
E' un atto d'amore verso l'intera categoria di baristi che ogni giorno, a causa vostra, perdono la pace mentale per soddisfare le vostre insane richieste!


I caffè dei bar
di Beppe Tosco
Vorrei chiedere a tutti noi di metterci una mano sulla coscienza e di darci una regolata quando si ordina il caffè, lo dico per i baristi, ma anche e soprattutto per me.  Che prendo lo scontrino vado al banco e chiedo un caffè.
E mi piacerebbe chiederlo a un barista tranquillo e non,  invece a  un grumo di nervi col grembiale, gli occhi persi e la testa che fuma.
Perchè quello, io trovo alle due del pomeriggio, l'ora del caffè.
L'ora in cui è facile trovare un avventore al banco largo come il cofano di una macchina, che occupa mezzo bancone, e beve il caffè a sorsini piccoli come se sorseggiasse la cacca. Venti trenta quaranta sorsini per una quantità di caffè che sta in un ditale. Fottendosene di quelli che dietro aspettano che lui spipetti dalla tazzina coi suoi labbruzzi a culo di gallina.  C'è dell'odio? Me ne scuso.
Dicevo, se guardiamo il barista vediamo che a quell'ora , alle due, è una palla di nervi. Ma i baristi: sono, palle di nervi? O sono esseri umani come noi?  Sono esseri umani come noi che però, a quell'ora, devono ricordarsi di tutti i modini in cui una banda di deficienti quali siamo ordina il proprio caffè.
Macchiato caldo, macchiato freddo, decaffeinato in vetro, con zucchero di canna, con dolcificante, con un goccio di latte a parte, con panna, tiepido in tazza fredda, caldo in tazza tiepida, caffè d'orzo con zucchero di prugna in tazza di marmo, caffè di cicoria con due mani di zucchero a velo  bevuto a canna, caffè lungo macchiato caldo in tazza tiepida ....ma è una gara?
” IO LO VOGLIO  CORTO,  IO LUNGO, A ME  GROSSO,  IO PICCOLO MA DIPENDE DA COME LO USO.
Allora.
Cortesemente. Beviamo il caffè così' com'è, guardate come è bello, come suona bene: “ un caffè, grazie, lo bevo e mi levo dalle balle”.  E' facile. NO PERCHE'. SE VOLETE BERE UN'ALTRA COSA BEVETELA. Ma il caffè è sempre quello, con la tazza, nel bicchiere, nella vaschetta, senza schiuma, con la schiuma, con la pannetta, col fischio, bevuto con l'imbuto, nella tazza grande, versato sulla testa come al battesimo, per via endovenosa, dato a pennello, è sempre caffè. Non cambia .
E quelli che vogliono bere il caffè in vetro. Perché? Ho chiesto ma nessuno me lo sa dire. Qualcuno dice che il sapore è diverso.  Sfatiamo questo mito e diciamo insieme “E' UNA MINCHIATA”?  IL VETRO O LA PORCELLANA SI USANO APPOSTA PERCHE' NON LASCIANO GUSTI STRANI, NON SI SCIOLGONO E NON SI MESCOLANO CON QUELLO CHE CI METTI DENTRO.  SE TE LO FAI SERVIRE  NELL'ORECCHIA DI UN CINGHIALE, ALLORA SI', CHE CAMBIA. SIA IL GUSTO CHE IL MODO. ALTRIMENTI  NO, ALTRIMENTI BEVITI QUESTO CAFFE' SENZA INFRANGERE QUEL DELICATO EQUILIBRIO CHE SONO I  MARRONI DEL BARISTA IN CONDIZIONI DI QUIETE!?
E quelli che usano un quarto di bustina di zucchero? Un quarto di bustina. La aprono, ne versano un pò dappertutto, e poi nella tazzina ne mettono un fotone, di zucchero,  un bosone, e poi lasciano la bustina lì. Amore bevilo amaro? Per metterne un bosone, puoi farne a meno. Se no mettici tutta la bustina? Non esplodi, credimi. Una bustina di zucchero non ti ammazza. Sono le lerciate che mangi a mezzanotte pescando a caso nel frigo, quelle che ti stanno portando alla fine. E poi avanti: macchiato freddo, macchiato corto, con un goccio di latte a parte , in vetro, caffè americano....che poi: lo vogliamo dire? tu pirla, se sei Torino vuoi il caffè americano. E poi, quando vai in America, ti incazzi perchè vuoi il caffè espresso che non c'è. Se vogliamo andare avanti però, a chiedere caffè idioti per il gusto di farlo, per puro divertimento, allora però sì.
Se è per divertimento allora in quel caso vi aiuto. Ecco alcuni caffè che non avete mai ordinato. Provate da domani.  Intanto entrando chiedete al barman “caffè ne avete?” Io ogni tanto lo faccio. Vedete che faccia che fa. E' bella.
Poi: provate con: Sergio? Un pollicino! Un caffè normale poi mi fai una strisciata  di zucchero sul bancone dalla zuccheriera alla tazzina grazie. Oppure: Cortesemente siccome c'è gente, mi fa un caffè già versato sul piattino? Tanto con questi vicino che sgomitano, lì, andiamo a finire, quindi...grazie.  Un caffè. Me lo tira per cortesia che sono di corsa? Con un goccio di latte tirato a parte, gentilissimo.
Caffè senza tazza grazie. Vengo io con la bocca sotto la macchinetta. Va bene, mi piace così. Caffè  in tazzina di zucchero , metto tutto in bocca.A me caffè freddo, me lo scalda solo leggermente col phon.
Mi faccia un “dalmata”, una tazzina di latte con tante macchioline nere di caffè sopra, cortesemente però non sul musetto grazie. Il musetto lo voglio bianco. O se no, re dei re dei caffè di fantasia, dite alla barista: con gentilezza il caffè lo beva lei, poi limoniamo, perchè vorrei solo quel retrogusto , sa....




sabato 29 ottobre 2011

Strane coincidenze.



Era un po' di tempo che volevo vedere il film "Battle Royale" con protagonista  Takeshi Kitano (regista dello splendido "Dolls") insieme a una carovana di ragazzini giapponesi che recitano un po' sopra le righe.
L'ho visto ieri sera e l'ho apprezzato più di quanto immaginassi.
Sicuramente molti di voi l'avranno visto, è un film del 2000 e quando è uscito ha creato non poche polemiche per la violenza e il tema trattato.
Per quei pochi che ancora non sanno di cosa stia parlando (vedetelo, ve lo consiglio) si tratta di un "esperimento  scolastico educativo", il virgolettato qui è d'obbligo.
Le parole infatti che appaiono ad inizio film sono le seguenti:
"All'alba del nuovo millennio, la nazione collassò. Con un tasso di disoccupazione del 15%, dieci milioni di persone si ritrovarono senza lavoro., 800.000 studenti boicottarono le scuole.
Gli adulti persero la loro autorità ed iniziarono ad avere paura dei giovani, così alla fine si decise di far varare il Millennium Educational Reform Act (anche conosciuto come BR Act)".


Vale a dire?
Ogni anno il governo sorteggia una classe facendogli credere che stiano andando ad una gita scolastica, vengono storditi e si svegliano su un'isola precedentemente evacuata con un loro vecchio professore che gli spiega le regole del "gioco", l'obiettivo della Battaglia Reale è quello di farli uccidere a vicenda (una sorta di Grande Fratello col morto, anzi col superstide) saranno soli su quest'isola monitorata dall'esercito per tre giorni, tempo stabilito per il gioco al massacro, uno solo potrà tornare a casa e ad ogni studente viene applicato un collare-bomba che esploderà se verrà manomesso o se alla fine dei tre giorni rimarrà più di uno studente.

Bel gioco eh?
Le tematiche che affronta questo film sono tantissime, sociali ed esistenziali, una metafora dell'attuale società competitiva .

Ma perchè ho parlato di coincidenza?
Beh, viene trattato l'essere umano e le relazioni di amicizia, tra loro c'è chi la giura eterna...
Qualche giorno prima che vedessi questo film, ho subìto una doccia gelata al riguardo; una mia cara amica ha proposto me come nuova dipendente al suo datore di lavoro, non vi sto a raccontare i dettagli  ma dico soltanto che alla primissima occasione non ha esitato a mostrare quella competitività di cui sopra e senza troppi scrupoli ha "tentato" di farmi fuori (simbolicamente in questo caso, ma se fossimo state su quell'isola avrebbe probabilmente usato un'arma!).
Me ne sono andata  per motivi non inerenti al caso (anche se non amo stare a contatto con le merde) ma adesso ho sicuramente un'amica in meno, o quello che "credevo" fosse un'amica, in effetti è un bene che sia accaduto.


Quindi, anche voi, la prossima volta che parlate di amicizia (intanto vedetevi prima questo film...) e poi riflettete su quanto possa essere "reale" e fino a che punto, in una situazione di "Mors tua vita mea" sareste disposti a lottare per difenderla.

Esiste un'esclamazione inglese che ho sempre adorato:    DISGUSTING!



 PS
Lo so, le delusioni tra gli umani accadono a tutti e forse è anche banale parlarne ma non volendole mostrare nessun tipo di importanza, avevo bisogno di un luogo in cui dirle: BRUTTA STRONZA IGNORANTE FIGLIA DI PUTTANA MESCHINA MERDA INDEGNA INCAPACE E VOMITO DI CANE MALATO!

Ecco, adesso che lo sapete pure voi ciò che penso di lei, (e di quelli come lei) mi sento meglio!





.




domenica 23 ottobre 2011

Il lato positivo.



Per un po' gli abitanti delle vie del centro di Roma non saranno costretti a fare la differenziata.
Si certo, fare la differenziata è importante lo so, ma diciamoci la verità: è una gran rottura di palle!
Me ne sto rendendo conto da poco, perchè  uno dei miei due coinquilini, dopo quattro anni che vive in questo appartamento, l'altro giorno si è svegliato e ha deciso che è giusto fare la differenziata, mettendo in cucina tre sacchetti della spazzatura, sarà stato un sogno che avrà fatto, non so.
Sono per la convivenza pacifica (non ci credete eh?) e quindi gli ho detto ok, facciamola!
Un sacchetto  per l'umido, uno per plastica e vetro e uno per carta e cartone.
Non so voi ma io ho dei problemi con questa faccenda, perdo circa sei minuti a capire dove devo buttare le spugnette vecchie con cui si puliscono i lavandini per esempio, oppure  le vaschette d'alluminio,  il centurino d'acciaio dell'orologio,  oppure le cose composte da più materiali, tipo un vecchio pennello per dipingere, che faccio? Lo spezzo? La parte del legno (nella carta e cartone?) la parte in metallo? E le setole di cinghialeeee???
Insomma, gli abitanti del centro devono rigraziare, è possibile che certe fortune capitino solo ai benestanti?
La prossima manifestazione, zona Prenestina per cortesia.

sabato 22 ottobre 2011

mercoledì 19 ottobre 2011

Simpatica e strana.



Quali sono gli aggettivi che vi sono stati attribuiti maggiormente nel corso della vostra vita?
E qual è  la distanza reale tra ciò che "credete" di essere e ciò che gli altri "credono" voi siate?
E cosa minchia siete veramente?

Troppo spesso mi sono sentita dire che sono simpatica e strana, insomma la gente mi vede un po' come quella macchina in foto (infatti porto sempre con me una borsa capiente per metterci una ruota di scorta), da notare però che ha un motore "funzionale".
Ora, per quanto riguarda il "simpatica" posso pure comprenderlo e condividerlo poichè conosco i parametri generali con i quali si stabilisce che una persona sia simpatica (di solito indossa un naso rosso e quando va al ristorante fa amicizia con i camerieri) ma per quanto riguarda "strana" non sono mai certa di capirne il significato più intrinseco, in effetti non credo che bevendo un Martini dry abbia mai scansato l'oliva e mangiato lo stuzzicadente e non ballo la lambada in sala d'attesa del mio dentista, allora perchè mi affibbiano tale aggettivo?
La prima volta che lo fecero ero alle superiori, quantomeno quella fu la volta che lo ricordo bene, per quanto ne sappia è possibile che mia nonna vedendomi abbia esclamato: "Uh quant'è simpatica e strana questa neonata!", non lo saprò mai perchè la nonna è morta prima che potessi chiederglielo, magari provavo a infilarmi il ciuccio da un'altra parte chissà, vai a saperlo!
Alle superiori un giorno di metà anno scolastico entrò a far parte della nostra classe una nuova studentessa e la capoclasse iniziò le presentazioni di ognuno di noi; quando arrivò il mio turno disse "Lei è Orsa, molto simpatica e...strana, ancora non l'ho inquadrata bene".

Penso che da lì in poi il mio destino fu irrimediabilmente segnato e suppongo che questo aggettivo lo usino nei miei confronti perchè non sappiano come catalogarmi, sostanzialmente non è un atteggiamento negativo per quanto mi riguarda, sebbene a volte abbia la sensazione di estraneità a tutto.
Malgrado io sia sempre riuscita ad inserirmi bene in contesti sociali del tutto nuovi e diversi, cambiando spesso città, lavoro, abitazioni, amicizie e via dicendo, ho sempre avuto la sensazione di non essere integrata fino in fondo come se un velo quasi invisibile mi separasse da ogni cosa.
Forse avrei dovuto titolare questo blog "La Disintegrata" oppure "La simpatica e strana donna".
Perchè probabilmente diventiamo ciò che gli altri ci fanno sentire di essere.
Se a un bambino gli si ripete sin dalla nascità che è un cavoletto di Bruxelles, presto o tardi finirà in padella col burro.

sabato 15 ottobre 2011

Qualcosa non torna...



                             Alcuni esempi di pericolosissimi "indignados".


Si, oggi anch'io ero a Piazza della Repubblica alle ore 14.00 e ho scattato qualche foto prima che scoppiasse la guerriglia urbana vera e propria.
Oltre ai motivi ormai evidenti a chiunque, volevo esserci anche per vedere di persona cosa sarebbe accaduto e non farmene un'idea il giorno dopo attraverso i giornali.
Siamo in tantissimi.



                      Sentiremo presto il giochetto dei numeri in piazza...

Gente da ogni parte d'Italia e anche stranieri che si uniscono allegri e canterini al corteo.
Appena questo inizia a muoversi verso Via Cavour noto che tra i vari gruppi che scorrono ce n'è uno capeggiato da un enorme striscione arancione con su scritto "Non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente" e dietro circa cento o forse più BLACK BLOC che sfilano tranquillini insieme a tutti noi e già la cosa mi lascia esterrefatta, mi guardo attorno e non vedo l'ombra di un poliziotto, zero totale.
Non capisco, inizio a chiedere in giro e una tipa mi risponde sorridendo "Perchè sono tutti dentro al corteo!"
Mmh...vabbè la battuta ci può stare ma DOVE CAZZO SONO?? E perchè questi tizi non vengono isolati o quantomeno controllati?
Allora provo a fare qualche foto anche a questo "strano" gruppo e il tizio che stava in testa, senza cappuccio (gli altri lo hanno tutti!) con due occhi azzurrissimi e perentori mi dice di non scattare foto, io rispondo che sono libera di scattare foto 'ndò me pare! Mentre lui è già impegnato a ripetere la stessa cosa agli altri che ovviamente li fotografano.
Nel giro di circa tre quarti d'ora dalla partenza del corteo, un gruppetto di cinque/sei di loro si stacca quasi a comando e iniziano a fracassare un negozio di generi alimentari chiamato "Elite", a me sono quasi arrivati i vetri sui piedi ma capisco che non mi daranno una sprangata in testa e quindi rimango in zona.



Scusate ma non sono una fotografa professionista e attorno a me c'era un gran casino...

Le cose si mettono male penso, ma provo a proseguire, nel frattempo nemmeno dopo questo primissimo atto di violenza appare una divisa...bah!
Dopo poco (mi sono allontanata dai ragazzi per bene in abito scuro) sento uno scoppio in lontananza e vedo del gran fumo nero che sale, scopro che hanno dato fuoco alla prima macchina.


La situazione si fa più caotica e il corteo inizia velocemente ad arretrare e spezzarsi.



Pure io, non avendo la predisposizione a finire in ospedale mi allontano e con altri cerco altre vie per raggiungere la meta dove si dovrebbe tenere il dibattito pacifico, Piazza San Giovanni.
Non c'è verso, seguo il corteo per vie parallele, poi mi unisco e accadono scene di panico e fughe improvvise a marcia indietro per cui sono costretta a scappare anch'io prima che la folla stessa mi travolga.
Alla terza fuga decido di essermi stancata perchè capisco che sono iniziate le cariche della polizia, così mi dicono anzi, perchè da dove mi trovo non riesco a vedere i poliziotti.
Tutto il resto è cronaca.

Ho dato una prima sommaria lettura ai maggiori quotidiani on line e in tutti (tranne su L'Unità) non si fa che parlare ESCLUSIVAMENTE di questo centinaio di black bloc., non fraintendetemi, è ovvio che si dia risalto ad azioni violente, feriti ecc, però è come se di colpo tutti gli "indignatos" che erano lì, fossero dei teppisti e non è assolutamente vero, c'erano persino famiglie con bambini e gente invalida.
La cosa che più mi fa incazzare è che penso abbiano pianificato tutto "loro" per evitare che la manifestazione avesse successo e producesse qualcosa di buono altrimenti non si spiega quello che vi ho appena descritto
.
Probabilmente mi incazzerei di meno se la gente desiderosa di risolvere i problemi con la violenza fosse reale e così numerosa come vogliono farci credere!





Mi è rimasto tutto 'sto spazio bianco nel foglio, per cui utilizzatelo per le vostre considerazioni :)



























mercoledì 12 ottobre 2011

L'inizio di una rivoluzione?



 15 OTTOBRE 2011 : 


BUONGIORNO MONDO!


"Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perchè se lo capisse, credo che prima di domani mattina scoppierebbe una rivoluzione".
(Henry Ford)

sabato 8 ottobre 2011

Dov'ero nei miei alcolici anni '90.



L'altra sera mentre sistemavo e cercavo di eliminare un altro po' di roba in uno dei miei attacchi da "Ghet ridovit" , ho trovato una vecchia foto di cui avevo dimenticato l'esistenza.
E' stato come fare un balzo indietro di un millennio, tanto mi sembrano lontani e distanti dal mio modo di vivere attuale quegli anni '90.

Erano esattamente gli anni in cui il Sig. Berlusconi Silvio decideva di entrare in politica e io di andare all'estero, non c'è nessuna attinenza tra i due avvenimenti, ma col senno di poi mi piace pensare che ci sia.
Anni in cui nascevano i primissimi blog ma a quei tempi se mi parlavano anche solo di "mouse" a malapena riuscivo a pensare a un  roditore.
Come tutti, tanti, TROPPI italiani che vogliono imparare l'inglese sul posto, decisi di andare a Londra; si, lo so, ognuno porta con sè il fardello dei propri errori...
Sbarcai su quell'isola con l'entusiasmo tipico di chi sta andando nella capitale britannica per la prima volta.

A Victoria Station attendevo la persona dell'agenzia per "l'accomodation" contattata in Italia che mi avrebbe depositata in un palazzone con camere in affitto a giovani di ogni parte del mondo, nell'attesa conobbi un italiano (il primo di una lunga serie) che aspettava la stessa persona e diventammo subito amici; capirai, io in inglese sapevo solo dire "My name is Orsa" e "Fuck you!", in sintesi, con un inglese mi sarei potuta solo presentare e poi mandarlo affanculo.
E sinceramente mi sembrava limitante la cosa (sebbene...).

Arrivò il tipo: un tamarro punkettone italiano! Andiamo bene pensai, in un'ora ho conosciuto già due italiani.
Qui non posso raccontare tutto ciò che ho fatto, visto, conosciuto e vomitato in quattro anni di permanenza a Londra, sarebbe veramente troppo lungo e ci sarebbe da scrivere un romanzo se sapessi scrivere meglio e avessi tale aspirazione, magari diluirò l'esperienza per post futuri.
Mi limiterò a scrivere quello che mi passa per la testa e dare qualche consiglio, per esempio: non andate a Londra per imparare la lingua inglese, andate dove vi pare, pure a Bristol ma non a Londra, lì, ho conosciuto più italiani di quanti non ne avessi conosciuti in Italia.
Dopo un anno infatti non avevo ancora imparato molto d'inglese; lavoro in un ristorante italiano, fidanzato sardo (vabbè dai, quasi italiano) amica di sbornie romana, insomma ad un certo punto decisi di tagliare radicalmente con tutto (mi tenni solo l'amica di sbornie) e se un italiano mi fermava per chiedermi informazioni, rispondevo: "I'm so sorry, I don't speak italian and I don't understand you" e andavo dritto.
Da stronza si, ma è stato l'unico modo per imparare l'inglese.




Tra un Gin Tonic e una Kestrel, a parte vedere ombre strane, mi rendevo conto a poco a poco quanto tutti i luoghi comuni sugli inglesi e l'Inghilterra fossero drammaticamente e tristemente veri.
Dall'assenza del bidè nelle abitazioni e se c'è lo usano per coltivare begonie, alla loro idiosincrasia ai contatti umani; le prime volte non lo sapevo e tendevo a baciare sulla guancia gli amici come si fa in Italia, così rimasi traumatizzata dalle reazioni di imbarazzo estremo, visi paonazzi e scatti all'indietro come se a loro si fosse avvicinato Freddy Krueger.
La loro fissazione della moquette ovunque, pure dentro i cessi (bleah!); il loro parlare troppo spesso del fucking weather! Il loro amore per la lettura, una volta vidi un tizio che leggeva mentre andava in bici ma spesso leggono, tipo in metro, per evitare i contatti umani (questo non lo trovo strano perchè lo faccio pure io contro i rompicoglioni ciarlieri); il malinconico pub, loro luogo sacro in cui bevono per dimenticare di essere inglesi; gli uomini della City con i loro completi rigorosamente a righe; le ragazze senza collant anche con sei gradi di temperatura e relative gambe violacee; il loro amore per gli animali, stuprate e uccidete pure le loro figlie ma non torcete un pelo al loro Cocker Spaniel! La loro falsa cortesia che negli uffici pubblici è una meravigliosa fantascienza per noi italiani ma fuori da quel contesto li vorresti un po' più schietti invece di sentirli parlare male alle spalle di chiunque mentre un secondo prima si prodigavano in complimenti per la stessa persona.
Che più?
Ah si, brutti, gli inglesi sono brutti; pallidi, smunti, rossicci, un maschio inglese ispira sesso tanto quanto lo ispira un appendiabiti, per fortuna però ci sono le razze miste che salvano la situazione (sia maschile che femminile).
E' molto difficile che diventiate amici intimi con un inglese puro, tranne che per quelle tre/quattro ore al giorno in cui sono/siete ubriachi.
E si, le ragazze sono più "easy" delle italiane in genere e se siete adolescenti arrapati, a Londra troverete come svuotarvi i testicoli.
Ovviamente, prima che qualcuno mi rimproveri di parlare per luoghi comuni, dirò che questi luoghi comuni e stereotipi sono validi al 60/70% così siamo tutti più contenti.

Devo dire che, rileggendo non ne viene fuori un bel quadro tuttavia i primi due anni sono stati tra gli anni più belli e fuorviati della mia vita. Forse perchè avevo trovato il modo di non lavorare troppo, ero spesso brilla e ridevo come una matta con la mia "spalla" amica di tante avventure e situazioni più strambe.
Di per sè Londra non la reputo una bella città (Roma ne vale 100!) ma l'aria cosmopolita che si respira e l'assenza di quel gretto provincialismo che regna in Italia, la rende decisamente accattivante.
Se non hai abbastanza palle però rischi di rimanerci invischiato e arenato per sempre, divertiti ma scappa via di là finchè sei in tempo...

La fotografia che mi ha fatto tornare in mente tutto ciò è questa qui sotto; lo so, adesso me ne vergogno come un cagnolino ma a quei tempi farsi una foto con i Take That era "fico"! (Si usavano anche strani espedienti...).




Se adesso mi chiedeste una sola canzone di questo gruppo, non saprei veramente cosa canticchiare, probabilmente le loro note sono annegate e si sono disperse insieme a quegli allegri fiumi di alcol...
(Ovviamente negli anni '90 ascoltavo anche altri generi musicali di cui oggi ricordo molto bene le note).



PS
Ho smesso di bere perchè avevo paura di diventare una di voi... ;)









mercoledì 5 ottobre 2011

Si, stupendo, mi viene il vomito...


Mentre davo le dimissioni però ho firmato qui non sia mai dovesse cambiare qualcosa...



PS
Faccio richiesta di rettifica a me stessa per aver usato la parola "qualcosa", volevo in realtà esprimere una sequela di bestemmie.

domenica 25 settembre 2011

Riflessione antropologica per menti fini (ma anche no).





Appena nata sono una "nascitura", quando mi portano a casa sono la "figlia", se viene a trovarmi mia zia divento una "nipote", cresco, mi portano a scuola e sono una "scolaretta", più in là una "studentessa", mi sposo e divento una "moglie", faccio un figlio e divento una "mamma", entro in un supermercato e sono una "cliente", se salgo su un autobus sono una "passeggera", se entro dentro al cinema sono una "spettatrice", se sono a lavoro sono una "dipendente", se non ho un lavoro sono una "disoccupata", se vado dal medico sono una "paziente", se vado a una festa sono "un'invitata", se vado al mare sono una "bagnante", se vado a votare sono "un'elettrice", se accedo a internet divento "un'utente", se leggo un libro divento una "lettrice", se vado in chiesa sono una "fedele", se mi sparano divento una "vittima", se attraverso la strada sono un "pedone", se vado a una mostra divento una "visitatrice", quando invecchio sono una "pensionata", quando muoio divento una "defunta", pure adesso che sto scrivendo non sono io ma sono "qualcosa da aggregare", sono una "blogger" e anche se spengo tutto e dormo, resto comunque "un'inquilina" di questo palazzo e se finissi a dormire all'aperto sarei una "senzatetto" e se...(potrei continuare all'infinito ma a volte ho pietà di voi).

Perchè un cane resta solo  un "cane" tutta la vita? (ma pure un dromedario)

Tutto ciò sembra molto scontato e banale e non so neanche bene il perchè mi infastidisca.

Forse la morale è che vorrei essere un cane (o un dromedario).

giovedì 22 settembre 2011

A. M. M. (Aberrazione Mentale Maschile)



Cosa sono le A.M.M.? Ne esistono di varia natura e in passato, mio malgrado, ho avuto modo di assistere a questi esempi proprio quando essi prendono forma e si concretizzano sul muso di un maschio aberrato.
Il primo esempio che mi viene in mente è quando dicono "Certe donne meritano di essere violentate, se prima provochi, è normale che poi un maschio si trasformi in una pelosa creatura pre-umanoide", si, dicono proprio così, li ho sentiti giuro!
Anche quando la si cerca vergine, per me trattasi di A.M.M.

Comunque, vi ricordate di quel mio (ex) collega di lavoro ruffiano?
Diceva : "Se sto con una ragazza, spendo solo soldi inutilmente perchè inventa spesso scuse per non darmela", al che, a me era venuto spontaneo dirgli che non tutte le ragazze sono refrattarie al sesso, e lui: "Se a una ragazza piace fare sesso, lo fa con tutti, alias è una puttana".
Ecco, questa è una classica aberrazione mentale maschile della peggiore specie.
(e rientra nella categoria "Sei una zoccola se ti piace vedere i porno").

In fondo, quella non era stata la prima volta che io avessi sentito una simile oscenità di pensiero, tanto che in passato cercavo di scopare mediocremente per timore che il mio compagno potesse pensare male di me (non è vero, era solo per rendere l'idea) figuriamoci se sono così demente!

Perchè se una donna afferma: "Mi piace fare sesso" scatta in automatico l'idea conseguenziale che sia una puttana? Piuttosto che una donna "sana" e senza traumi o sensi di colpa che ama farlo con l'uomo che ama?
Deve necessariamente aggiungere: "Mi piace fare sesso con l'uomo che amo"? Ma anche così, secondo me passa un po' da troia.
La conclusione sarebbe che le donne non devono dirlo ma farlo (bene) e basta.
E con tutta onestà la trovo un'idea deprimente.
Penso alla futura ragazza di questo stronzetto; non avrà scampo, se è una "brava ragazza" e quindi secondo lui farà sesso per dovere (??) la cornificherà spesso e volentieri, se invece sarà una ragazza "sana" a cui piace fare sesso, sarà sempre considerata e trattata da lui come una mignotta.

Motivo in più per abbattere questo elemento!

martedì 20 settembre 2011

Erotismo marino.

                                                    

Me l'hanno censurata, per poter vedere questa foto andate nei link segnalati da La Eta nei commenti.

 

Sabato sono andata a vedere qui a Roma la mostra fotografica del grande Daikichi Amano, il più famoso tra i fotografi giapponesi contemporanei.
Per la verità io l'ho scoperto da poco e devo dire che qualunque cosa si possa pensare della sua "arte", io la trovo di un'originalità senza precedenti nella fotografia.
Ci tenevo a farvelo conoscere.



















Una volta uscita da lì ero indecisa però se andare a giocare con un capitone o farmi una bella insalata di polipo.







sabato 17 settembre 2011

UN ALTRO "ELEMENTO UMANO" DA ABBATTERE




Finalmente, dopo otto mesi di disoccupazione, eccetto qualche lavoretto, ho trovato un lavoro stabile! (per quanto oggi questa parola possa avere valenza...).
Vabbè, dico finalmente solo perchè altrimenti dal prossimo mese avrei dovuto scrivere da sotto il Ponte Sant'Angelo a Roma (scusate eh, ma anche da senzatetto manterrei una certa sensibilità artistica), non certo perchè non vedevo l'ora di vivere questa imposizione disumana e questo lo dico senza che ciò abbia la benchè minima connessione con la tipologia lavorativa ma questo è un altro discorso.

Allora si ricomincia; orari da rispettare, analisi approfondita dei nuovi datori di lavoro per vedere in che percentuale me lo metteranno in culo, adattamento a quegli esseri umani  che non ho "scelto" che vengono definiti "colleghi di lavoro".
Ho cambiato fin troppi lavori per poter affermare tristemente che sempre, dico sempre, tra i tuoi colleghi ci sarà sicuramente un maledettissimo ruffiano.
Posso tollerarli tutti; il collega "lamentoso", quello che si muove con la stessa efficienza di un bradipo malato, quello che parla in continuazione, quello che vuole farti ridere a tutti i costi magari con una battuta su Berlusconi perdio, quello tunisino appena sbarcato col gommone e che di italiano capisce solo "fica", (solitamente fa il lavapiatti) quello che "io lo so fare meglio", quello che "dai organizziamoci per una pizza tutti insieme una di queste sere" e via dicendo.
Ma il ruffiano, quello NO!
Questi elementi mi fanno, immancabilmente venire conati di vomito, sento che vorrei sbatterli violentemente contro un muro ancora in costruzione e gridargli: "Fatti una vita, pezzo di merda miserabile!"
Avete presente quelli che non badano all'orario? Quelli che vanno a riferire al capo ogni piccolo (e risolvibile) contrattempo lavorativo e tengono molto a specificare chi sia stato il "colpevole" (solitamente è lui ma scarica ogni cazzata compiuta, sugli altri colleghi), quelli che fanno di tutto per mostrare al datore di lavoro quanto loro facciano gli interessi dell'azienda e che se si lavora di più e ci si fa il mazzo, loro sono felici perchè il capo è felice.
La cosa più sconcertante, questa volta, è che ha solo ventidue anni e TRA L'ALTRO è uno studente universitario che non proseguirà la sua carriera in una tavola calda, per cui non dovrebbe, in teoria, avere tutto questo grande interesse a fare il ruffiano.
Solo che ruffiani non si diventa, non ci si improvvisa; si nasce.
E come se non bastasse, lo hanno affiancato a ME! Proprio a me che detesto con tutte le mie forze ogni atteggiamento ruffiano e leccaculo in ogni situazione della vita (esistono pure nella blogosfera by the way...).
Dopo i primi scontri verbali iniziali (dovuti alla mia idiosincrasia al soggetto) adesso sto cercando invece di farmelo "amico", di prenderlo per il culo insomma, perchè so che potenzialmente i ruffiani sono soggetti pericolossissimi se te li metti contro.
Lui non lo sa ancora, ma sarò io a metterlo con le spalle al muro, 'sto mollusco!






giovedì 15 settembre 2011

INCONTRI CASUALI E MEDESIME FINALITA'

                                                        
                                                        Miriam e Drew.

Entrambi di New Orleans, lui un saxofonista senza troppe ambizioni, un divorzio pacifico alle spalle e un figlio da vedere svogliatamente nei fine settimana.
Tutte le notti suona al "Duke's Club" senza nemmeno accorgersi chi c'è oltre il palco, gli piace ciò che fa.
Miriam fa la DJ in una radio locale ma non è mai stata un'appassionata di Jazz, quella sera accontentò alcuni suoi amici decidendo di seguirli in quel Club e fu allora che rimase folgorata dal saxofono di Drew.




                                                         Karen e Arthur.

Karen, figlia di australiani benestanti, viziata come solo i figli unici sanno esserlo, finge di lavorare come "Store Manager" in uno dei sessantanove negozi di famiglia, predilige il reparto "Intimo donna"; ha solo ventitre anni e la sua profondità di pensiero arriva fino alle Culotte de cheval.
Arthur è un bel giovanottone figlio di immigrati italiani, tutto gym e rugby. Sistemarsi con una ricca rampolla è sempre stato il suo sogno.
Un giorno, per conquistare il culo, ehm...il cuore di una donzella optò per un acquisto nello Store dove sostava Karen. Finirono in un camerino assieme e ne uscirono dopo due settimane.



                                          Cinzia e Marcello.

Lui un noiosissimo consulente finanziario che trascorre la maggior parte della sua esistenza tra campi da golf e night club per soli uomini, sostanzialmente non ama le donne ma è diventata un'abitudine anche quella di vedersi sventolare tette e culi sul viso. Aspira solo a svuotare i testicoli.
Cinzia è separata, deve crescere due bambini da sola e lavora a ritmi massacranti per poterlo fare, accettando quindi qualunque lavoretto extra.
Anche se per finalità differenti, Cinzia e Marcello si sono incontrati al "Nitriti di Primavera" e fino a Novembre hanno nitrito insieme.



                                          Sophie e Rosario.

Rosario, nato e cresciuto a Crotone, si è trasferito da un paio d'anni a Vancouver, fa il cameriere e il suo sogno è aprire un ristorante tutto suo e chiamarlo "Calabria's Dream" (non si prendono per il culo i sogni altrui! O si?).
E' alto un metro e dieci e si muove in maniera nervosa, è suscettibile e può saltarti al collo da un momento all'altro ma le donne le corteggia tutte, soprattutto col suo modo allusivo del piccolo, corto uomo calabrese che piace tanto alle zoccole straniere.
Sophie è una di quelle donne francesi che vuole apparire sofisticata indossando tubini o altri capi d'abbigliamento rigorosamente nero-esistenzialista, molto curata nell'aspetto e con l'aria sempre un po' annoiata e altezzosa di chi vuole farti credere "Non te la darò mai".
Lavorare lo considera troppo volgare.
Eppure Rosario, orgoglioso e cocciuto, ha proseguito il suo corteggiamento metodico fino alla vittoria.



                                          Olinda e Odorico.

Olinda faceva la prostituta a Cleveland, un giorno un cliente le chiese se poteva defecargli in viso e così lei finì in prigione con l'accusa di omicidio colposo.
Odorico era sempre stato un uomo probo, mai fatto uno sgarro a chicchessia, un lavoro tranquillo di impiegato statale, una vita coniugale tranquilla, figli tranquilli, anche il suo Pitbull era tranquillo.
Il classico brav'uomo insomma.
Un giorno indossò il costume di Kermit e con un mitra fece fuori a sangue freddo 91 impiegati della Microsoft.
In galera, durante degli spostamenti, conobbe Olinda e i secondini dovettero faticare tre giorni e tre notti per separarli.



                                          Ashanti e Oliver.

Ashanti è la classica donna avvenente, di quelle che quando passano per strada non puoi fare a meno di voltarti e osservare tutte le sue forme perfette (che tu sia uomo, donna, frocio, transessuale, Labrador o Maria Rosaria Bindi).
Lei non ha bisogno di lavorare, le basta presenziare in certi salotti e non rivelare mai che il suo intimo desiderio sia quello di far parte del cast di un film pornografico.
Oliver è ricchissimo.



                                          Silvana e Maurizio.

Silvana è una donna sposata da oltre dieci anni, fa la segretaria in uno studio legale ed è contenta di ciò, così può evadere almeno per poche ore dal gelo matrimoniale che l'avvolge, sa che il marito ha un'amante da anni ma per il bene dei figli tace.
Le piace fare lunghe passeggiate nel parco sperando che un uomo si accorga di lei.
Anche Maurizio è infelicemente sposato da svariati anni, fa l'agente immobiliare perchè non ama i lavori sedentari, continua a ripetere a chiunque "Carpe diem" ma soprattutto gli piace dirlo alle donne che incontra.
Apparentemente può sembrare imbranato, invece sa esattamente cosa vuole da un rapporto: quello che la moglie non è mai riuscita a dargli.
A Silvana ha fatto credere di essere stupenda e così ora ognuno ha ciò che cercava.



                                          Saki e Chung.

Vivono entrambi in Cina, e spesso sono costretti ad assistere a strani fenomeni nei cieli  senza nemmeno poter esprimere liberamente le loro teorie nei rispettivi blog.
Chung fa il tassista a Hangzhou e quindi è spesso agitato, ma un giorno salì Saki sul suo taxi; una donna dallo sguardo dolce e triste che fece tremare il cuore di Chung.
Lei gli confidò di quanto si sentisse sola e così diversa dal resto del mondo; talmente sognatrice che pensava stesse per estinguersi. Si era messa in testa di voler figliare il più possibile e in questo Chung non ebbe problema ad accontentarla; anche adesso, mentre parlo di loro, sono lì a copulare senza ritegno e guai a dirgli di smettere!



                                          Bronislava, Pavel e Sergey.

Lei, una giovane istruttrice d'aerobica originaria del Kazakistan, la classica "Barbie girl" che va tanto di moda in Russia al momento, Ken non gli era mai bastato, pensando quindi a una relazione a tre cercando Blaine.
Pavel e Sergey amici da tempo, il primo un giocatore di hockey miracolosamente scampato a un disastro aereo; ritenendosi "graziato" per essersi salvato dall'incoscienza di viaggiare in aereo in Russia, ha deciso di vivere alla giornata gustando i pochi piaceri della vita e seguendo i consigli di Sergey grande puttaniere e bisessuale da sempre.
Sergey possedeva una fabbrica di matrioske ma durante la crisi finanziaria del 2008 fu costretto a svenderla e oggi si guadagna da vivere esportando caviale clandestinamente.
La "Barbie girl" ne è ghiotta. E da ciò ne è nata una relazione stabile fra i tre.



                                         Vincenzo.

Vincenzo vaga errabondo per i campi del Tennessee e come vi è arrivato, chissà.










lunedì 12 settembre 2011

COME MAI?



Ieri sera navigando tra un blog e l'altro, tra un commento che mi portava in un nuovo blog e così via, sono approdata in un blog che esordiva con questa foto, minchia! E' stata proprio l'esclamazione giusta, foto che suscita un discreto interesse diciamolo, soprattutto se sei una donna etero o un gay.
Incuriosita ho letto pure ciò che c'era scritto nel post e in meno di un nano secondo ho capito che il blogger era un frocio, uso questa parola perchè non ho mai pensato che fosse offensiva tra i froci intelligenti, ho avuto amici froci e non ero costretta a usare la parola omosessuale o gay tutte le volte.
Vabbè, proseguo la lettura, sembra simpatico e non troppo banale, anche il modo schietto di dire le cose mi era piaciuto.
Nel secondo post, terzo, quarto, quinto, sesto fino alla fine, c'erano solo una miriade di fotografie di uomini nudi in tutte le salse e lui che scriveva esclusivamente di sesso, avventure, considerazioni varie riguardo le foto postate, monotematico insomma.
Bene, ora io mi chiedo PERCHE' i froci e le lesbiche sono ossessionati dal sesso molto più degli etero?
Chiaramente questa considerazione non è scaturita semplicemente dalla scoperta di questo blog, quasi tutti quelli che ho conosciuto direttamente o indirettamente presentano diciamo così, questa prerogativa; parlano spesso delle avventure avute e hanno sempre e costantemente in mente la promiscuità come fattore quasi necessario nell'affermazione di sè.
Nessuno, neanche gli amici froci mi hanno mai saputo spiegare il perchè.
E' come se volendo esprimere la propria personalità mettessero bene in chiaro che prima ancora di essere "persone", sono gay.
Che cazzo vuol dire? Vuoi sempre tenermelo presente semmai io lo dimenticassi?? E perchè?
Ovviamente ho perso interesse a proseguire, così come lo perdo se un altro blogger scrive solo ed esclusivamente di fiche; fammi capire che hai qualcos'altro dentro quel cervello, perdio!

Se dovesse passare un omosessuale (ok!) da queste parti, vorrei che facesse luce su questo mio interrogativo, ma anche gli etero sono pregati di esprimere la loro opinione e se hanno notato questa differenza nel modo di porsi (ovviamente non mi riferisco a quelli che tentano di non farlo trapelare!).




venerdì 9 settembre 2011

GUARDA E SCRIVI (1)





Come avrete notato, a volte mi capita di guardare una fotografia e avere poi voglia di scrivere qualcosa, in tal senso per me sono ispiratrici (di cazzate il più delle volte, lo ammetto).
Quindi voglio fare questo esperimento;
 "Guarda e scrivi" sarà una sorta di rubrica in cui VOI scriverete anche solo poche parole ispirate alle fotografie che posterò di volta in volta.
Potete scrivere TUTTO ciò che vi passa per la testa.
Spero che questo "gioco" sia di vostro gradimento altrimenti vi potrei pure dire così! :)

A voi la parola.






martedì 6 settembre 2011

MI SONO RIMASTE SOLO CINQUE UOVA!



Adoro letteralmente le uova, cucinate in mille modi ma soprattutto crude senza nulla, se sono fresche raggiungo orgasmi multipli.
Quindi quando ho visto questa foto ho provato un senso di gioia profonda.
Mi sono commossa.

Sarei pure curiosa di vedere la gallina che le ha fatte...




PS
Mi domando se esista qualcuno che provi lo stesso sentimento profondo per le uova :)






domenica 4 settembre 2011

FACOF!



A te che dici che se vincessi il Superenalotto continueresti a lavorare perchè "Non si può restare in vacanza tutta la vita".
A te che "Qui siamo tutti una famiglia" e poi me lo metti in culo.
A te che "Se una donna non ha figli non è completa".
A te che "Questo pezzo spacca, sei un genio".
A te che "Ti chiamo stasera" e poi non chiami.
A te che hai pensato di potermi comprare con i tuoi soldi (ti avevo detto mille volte che a me piacciono solo i diamanti).
A te che dicevi che entro i trent'anni bisogna sposarsi e che ora vorresti dare fuoco a tuo marito.
A te che dici sempre "Se sento qualcosa ti faccio sapere".
A quello scassacazzi del postino che suona sempre da me per farsi aprire il portone (e pure più di due volte).
A te che pensi che la vita sia sacra.
A te che non credevi ce l'avrei fatta a uscirne.
A te che sei un grandissimo ruffiano e vorresti farmi credere il contrario.
A te che non lasci in pace "Questi negri perchè non se ne tornano nel loro paese".
A te che ti disperi perchè non sei riuscita a trovare "quel" paio di scarpe.
A te che aspetti sempre che sia qualcun altro a parlare al posto tuo.
A te che pretendi di insegnarmi il lavoro mentre l'unica cosa che sai fare nella vita è contare i soldi che ti ha lasciato papà.
A quel bambino che piange sempre mentre sono al cinema.
A te che "Dai su, organizziamoci una di queste sere".
A te che dici "Che fretta hai di andare a casa? Mica hai figli e marito che ti aspettano".
A te che "Una donna non deve dire mai parolacce".
A te che un errore ti è costato tanto?
A te che ti fanno vomitare le ostriche (si ok, sono gusti, ma vaffanculo lo stesso).
A te che spendi undici ore della tua giornata lavorando e ne vai pure fiero.
A te che "Abbiamo già provveduto".
A te che "Il fumo fa male".
A te che indossi una camicia rosa (che tu sia uomo, donna o frocio non importa, vaffanculo lo stesso).
A te che "Lo faccio per il bene del Paese".
A te che hai lo stesso sense of humor di un coltellino svizzero.

Per te, ma anche per tanti altri, ho trovato un sito ad hoc.