"Dicono che le cose belle arrivino quando smetti di attenderle. Dicono un sacco di minchiate del resto"
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giovedì 26 luglio 2012
Se rinasco quasi quasi faccio il fabbro.
Anche se rare, le giornatine "no" capitano anche nel mio lavoro di receptionist d'albergo. Eccone una.
La racconto anche per smorzare l'invidia (benevola) di chi vorrebbe lavorare sempre a contatto con gente felice, grata e sorridente come capita a me, fare il turista nella Città Eterna rende le persone più affabili e ne rimani contagiata. Questo è uno dei mille motivi per cui mi piace questo lavoro.
Ma a volte...
Attacco a lavorare alle 16.00 come quasi sempre, so già che l'ultimo check-in sarà verso le 21.30 e poi vado a casa.
Si fanno le nove, nove e trenta, dieci, dieci e trenta e dei clienti neanche l'ombra, neanche una telefonata per avvisare di un eventuale ritardo. Inizio a preoccuparmi perchè non ho voglia di rincasare all'una di notte (non abito vicino dal luogo di lavoro).
Finalmente, verso quasi le undici di sera arriva la coppia di Brasiliani, dopo un mio ampio sorriso questa volta un po' forzato (volevo esordire solo con un "Che stracazzo vi è successo?"), i poveretti mi hanno invece spiegato, scusandosi, di aver perso tempo per una denuncia in questura, erano stati derubati sul treno da qualche zingaro mano lesta. Come prima volta a Roma, mi sembra una bella accoglienza...
A quel punto, visto che proprio l'indomani mi toccava fare il turno di mattina, sarebbe stato da folli rientrare a casa, così decido di dormire in albergo (in ufficio però, perchè non c'era neanche una camera libera porcatroia).
Però dovevo ancora cenare, così esco e decido di regalarmi un ristorantino cinese economico, anatra arrosto croccante, puntine di maiale in agrodolce, riso alla cantonese e una birra (non cinese ovviamente!), insomma sono molto rilassata e decido di tornare in albergo verso l'una di notte.
Arrivata all'ingresso vedo due clienti olandesi che erano arrivati quel giorno, alle prese con campanelli e cellulare...ahi qualcosa è accaduto, perchè noi diamo a tutti le chiavi degli appartamenti e quindi cosa cacchio ci facevano lì fuori in attesa a quell'ora?
Mi avvicino e in maniera rabbiosa mi spiegano ringhiando che sono fuori da un'ora perchè gli ho dato le chiavi sbagliate e che vorrebbero andare a dormire Dien Varken!
Chiavi sbagliate? Dien Varken? Impossibile gli dico, aggiungendo che sono pure fortunati che io mi trovi lì per puro caso, infatti sarei dovuta essere a casetta mia già da ore (se non fosse accaduto l'imprevisto con i brasiliani).
Ma vediamo di cosa si tratta, forse sono ubriachi o si sono mangiati un'anguilla affumicata all'hashish e non riescono ad aprire una porta.
Saliamo insieme in ascensore e mi sorbisco le loro lamentele con tranquillità, so per certo che non è colpa mia, infatti nè la loro chiave, nè le altre potevano infilarsi nella toppa dell'appartamento dove alloggiano con dentro anche la loro camera. Inizio a preoccuparmi, qualche demente ha usato la chiave sbagliata e forzandola si è rotta dentro.
La tensione sale, e pure gli altri clienti che "rincasano", sembra si siano dati tutti appuntamento alle due del mattino per andare a dormire Dio serratura bastarda!
Ok, qui rischio il linciaggio e sebbene il mio capo si trovi fuori Roma decido di chiamarlo per illustrargli la situazione quasi drammatica che si è profilata.
Mi dice "Sto arrivando tra un'oretta, tu nel frattempo trova un pronto intervento fabbro su internet", bene, internet per magia si inchioda, allora telefono al 1254 e mi danno il numero idoneo. In tutto ciò continuano ad aumentare i clienti sul pianerottolo in cerca di spiegazioni ed io maledico mentalmente quello zingaro che ha derubato i brasiliani, a quest'ora sarei a casa mia e se la fottevano loro, devo pure riattacare a lavoro tra poche ore e il fabbro arriva dopo quasi un'ora (che minchia di pronto intervento è mai questo?).
Siamo tutti lì adesso, compreso il mio capo, che pendiamo dalle pinze del fabbro.
Sconvolta dallo stress e dal sonno vado a dormire alle tre e mezza del mattino e non posso evitare di pensare che per meno di un'ora di lavoro alla serratura, il tizio si sia preso circa 300 euro!
Della serie: sbagliare mestiere?
PS
A dire la verità, questo episodio ha un'altra marea di risvolti che potrei raccontare ed analizzare, cominciando da chi in realtà alla fine ha aperto la porta, a chi e perchè malgrado il trambusto terrificante non sia venuto alla porta per aprirla dal di dentro, alle nostre supposizioni di CHI poteva aver fatto una cappellata simile, perchè non l'abbiamo scoperto quella notte ma solo in mattinata con grande stupore, perchè l'olandese indossava calzini con 30° e si accompagnava ad una ragazza vietnamita (!), di che nazionalità erano i colpevoli? Chi ha fatto sparire il fucile vicino al pendolo? E dov'era a quell'ora il maggiordomo?
E via dicendo...ma io come molti di voi, detesto i post troppo lunghi e quindi per oggi è sufficiente così. Se volete, costruite un finale a piacimento.
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domenica 30 ottobre 2011
Il vostro barista sorride ma in realtà vi odia.
Tra i diversi lavori che ho fatto nella mia vita c'è quello di barista, la settimana scorsa dopo anni sono risalita per un solo giorno (per fortuna) dietro un bancone da bar e mi è tornato in mente un pezzo divertente di un autore comico, Beppe Tosco che conservo gelosamente da tempo nella speranza che un giorno venga stampato e affisso alle porte di ogni bar italiano così che ogni avventore possa rendersi conto di cosa sia questo mestiere e impari a chiedere solo "un caffè".
Lo ripropongo anche perchè ho l'impressione che da queste parti girino solo "ufficiaioli", gente che lavora in ufficio cioè e che è lontana da certe realtà professionali.
E' un atto d'amore verso l'intera categoria di baristi che ogni giorno, a causa vostra, perdono la pace mentale per soddisfare le vostre insane richieste!
I caffè dei bar
di Beppe Tosco
Vorrei chiedere a tutti noi di metterci una mano sulla coscienza e di darci una regolata quando si ordina il caffè, lo dico per i baristi, ma anche e soprattutto per me. Che prendo lo scontrino vado al banco e chiedo un caffè.
E mi piacerebbe chiederlo a un barista tranquillo e non, invece a un grumo di nervi col grembiale, gli occhi persi e la testa che fuma.
Perchè quello, io trovo alle due del pomeriggio, l'ora del caffè.
L'ora in cui è facile trovare un avventore al banco largo come il cofano di una macchina, che occupa mezzo bancone, e beve il caffè a sorsini piccoli come se sorseggiasse la cacca. Venti trenta quaranta sorsini per una quantità di caffè che sta in un ditale. Fottendosene di quelli che dietro aspettano che lui spipetti dalla tazzina coi suoi labbruzzi a culo di gallina. C'è dell'odio? Me ne scuso.
Dicevo, se guardiamo il barista vediamo che a quell'ora , alle due, è una palla di nervi. Ma i baristi: sono, palle di nervi? O sono esseri umani come noi? Sono esseri umani come noi che però, a quell'ora, devono ricordarsi di tutti i modini in cui una banda di deficienti quali siamo ordina il proprio caffè.
Macchiato caldo, macchiato freddo, decaffeinato in vetro, con zucchero di canna, con dolcificante, con un goccio di latte a parte, con panna, tiepido in tazza fredda, caldo in tazza tiepida, caffè d'orzo con zucchero di prugna in tazza di marmo, caffè di cicoria con due mani di zucchero a velo bevuto a canna, caffè lungo macchiato caldo in tazza tiepida ....ma è una gara?
” IO LO VOGLIO CORTO, IO LUNGO, A ME GROSSO, IO PICCOLO MA DIPENDE DA COME LO USO.
Allora.
Cortesemente. Beviamo il caffè così' com'è, guardate come è bello, come suona bene: “ un caffè, grazie, lo bevo e mi levo dalle balle”. E' facile. NO PERCHE'. SE VOLETE BERE UN'ALTRA COSA BEVETELA. Ma il caffè è sempre quello, con la tazza, nel bicchiere, nella vaschetta, senza schiuma, con la schiuma, con la pannetta, col fischio, bevuto con l'imbuto, nella tazza grande, versato sulla testa come al battesimo, per via endovenosa, dato a pennello, è sempre caffè. Non cambia .
E quelli che vogliono bere il caffè in vetro. Perché? Ho chiesto ma nessuno me lo sa dire. Qualcuno dice che il sapore è diverso. Sfatiamo questo mito e diciamo insieme “E' UNA MINCHIATA”? IL VETRO O LA PORCELLANA SI USANO APPOSTA PERCHE' NON LASCIANO GUSTI STRANI, NON SI SCIOLGONO E NON SI MESCOLANO CON QUELLO CHE CI METTI DENTRO. SE TE LO FAI SERVIRE NELL'ORECCHIA DI UN CINGHIALE, ALLORA SI', CHE CAMBIA. SIA IL GUSTO CHE IL MODO. ALTRIMENTI NO, ALTRIMENTI BEVITI QUESTO CAFFE' SENZA INFRANGERE QUEL DELICATO EQUILIBRIO CHE SONO I MARRONI DEL BARISTA IN CONDIZIONI DI QUIETE!?
E quelli che usano un quarto di bustina di zucchero? Un quarto di bustina. La aprono, ne versano un pò dappertutto, e poi nella tazzina ne mettono un fotone, di zucchero, un bosone, e poi lasciano la bustina lì. Amore bevilo amaro? Per metterne un bosone, puoi farne a meno. Se no mettici tutta la bustina? Non esplodi, credimi. Una bustina di zucchero non ti ammazza. Sono le lerciate che mangi a mezzanotte pescando a caso nel frigo, quelle che ti stanno portando alla fine. E poi avanti: macchiato freddo, macchiato corto, con un goccio di latte a parte , in vetro, caffè americano....che poi: lo vogliamo dire? tu pirla, se sei Torino vuoi il caffè americano. E poi, quando vai in America, ti incazzi perchè vuoi il caffè espresso che non c'è. Se vogliamo andare avanti però, a chiedere caffè idioti per il gusto di farlo, per puro divertimento, allora però sì.
Se è per divertimento allora in quel caso vi aiuto. Ecco alcuni caffè che non avete mai ordinato. Provate da domani. Intanto entrando chiedete al barman “caffè ne avete?” Io ogni tanto lo faccio. Vedete che faccia che fa. E' bella.
Poi: provate con: Sergio? Un pollicino! Un caffè normale poi mi fai una strisciata di zucchero sul bancone dalla zuccheriera alla tazzina grazie. Oppure: Cortesemente siccome c'è gente, mi fa un caffè già versato sul piattino? Tanto con questi vicino che sgomitano, lì, andiamo a finire, quindi...grazie. Un caffè. Me lo tira per cortesia che sono di corsa? Con un goccio di latte tirato a parte, gentilissimo.
Caffè senza tazza grazie. Vengo io con la bocca sotto la macchinetta. Va bene, mi piace così. Caffè in tazzina di zucchero , metto tutto in bocca.A me caffè freddo, me lo scalda solo leggermente col phon.
Mi faccia un “dalmata”, una tazzina di latte con tante macchioline nere di caffè sopra, cortesemente però non sul musetto grazie. Il musetto lo voglio bianco. O se no, re dei re dei caffè di fantasia, dite alla barista: con gentilezza il caffè lo beva lei, poi limoniamo, perchè vorrei solo quel retrogusto , sa....
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