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domenica 25 settembre 2011

Riflessione antropologica per menti fini (ma anche no).





Appena nata sono una "nascitura", quando mi portano a casa sono la "figlia", se viene a trovarmi mia zia divento una "nipote", cresco, mi portano a scuola e sono una "scolaretta", più in là una "studentessa", mi sposo e divento una "moglie", faccio un figlio e divento una "mamma", entro in un supermercato e sono una "cliente", se salgo su un autobus sono una "passeggera", se entro dentro al cinema sono una "spettatrice", se sono a lavoro sono una "dipendente", se non ho un lavoro sono una "disoccupata", se vado dal medico sono una "paziente", se vado a una festa sono "un'invitata", se vado al mare sono una "bagnante", se vado a votare sono "un'elettrice", se accedo a internet divento "un'utente", se leggo un libro divento una "lettrice", se vado in chiesa sono una "fedele", se mi sparano divento una "vittima", se attraverso la strada sono un "pedone", se vado a una mostra divento una "visitatrice", quando invecchio sono una "pensionata", quando muoio divento una "defunta", pure adesso che sto scrivendo non sono io ma sono "qualcosa da aggregare", sono una "blogger" e anche se spengo tutto e dormo, resto comunque "un'inquilina" di questo palazzo e se finissi a dormire all'aperto sarei una "senzatetto" e se...(potrei continuare all'infinito ma a volte ho pietà di voi).

Perchè un cane resta solo  un "cane" tutta la vita? (ma pure un dromedario)

Tutto ciò sembra molto scontato e banale e non so neanche bene il perchè mi infastidisca.

Forse la morale è che vorrei essere un cane (o un dromedario).