"Dicono che le cose belle arrivino quando smetti di attenderle. Dicono un sacco di minchiate del resto"
lunedì 26 settembre 2011
domenica 25 settembre 2011
Riflessione antropologica per menti fini (ma anche no).
Appena nata sono una "nascitura", quando mi portano a casa sono la "figlia", se viene a trovarmi mia zia divento una "nipote", cresco, mi portano a scuola e sono una "scolaretta", più in là una "studentessa", mi sposo e divento una "moglie", faccio un figlio e divento una "mamma", entro in un supermercato e sono una "cliente", se salgo su un autobus sono una "passeggera", se entro dentro al cinema sono una "spettatrice", se sono a lavoro sono una "dipendente", se non ho un lavoro sono una "disoccupata", se vado dal medico sono una "paziente", se vado a una festa sono "un'invitata", se vado al mare sono una "bagnante", se vado a votare sono "un'elettrice", se accedo a internet divento "un'utente", se leggo un libro divento una "lettrice", se vado in chiesa sono una "fedele", se mi sparano divento una "vittima", se attraverso la strada sono un "pedone", se vado a una mostra divento una "visitatrice", quando invecchio sono una "pensionata", quando muoio divento una "defunta", pure adesso che sto scrivendo non sono io ma sono "qualcosa da aggregare", sono una "blogger" e anche se spengo tutto e dormo, resto comunque "un'inquilina" di questo palazzo e se finissi a dormire all'aperto sarei una "senzatetto" e se...(potrei continuare all'infinito ma a volte ho pietà di voi).
Perchè un cane resta solo un "cane" tutta la vita? (ma pure un dromedario)
Tutto ciò sembra molto scontato e banale e non so neanche bene il perchè mi infastidisca.
Forse la morale è che vorrei essere un cane (o un dromedario).
giovedì 22 settembre 2011
A. M. M. (Aberrazione Mentale Maschile)
Cosa sono le A.M.M.? Ne esistono di varia natura e in passato, mio malgrado, ho avuto modo di assistere a questi esempi proprio quando essi prendono forma e si concretizzano sul muso di un maschio aberrato.
Il primo esempio che mi viene in mente è quando dicono "Certe donne meritano di essere violentate, se prima provochi, è normale che poi un maschio si trasformi in una pelosa creatura pre-umanoide", si, dicono proprio così, li ho sentiti giuro!
Anche quando la si cerca vergine, per me trattasi di A.M.M.
Comunque, vi ricordate di quel mio (ex) collega di lavoro ruffiano?
Diceva : "Se sto con una ragazza, spendo solo soldi inutilmente perchè inventa spesso scuse per non darmela", al che, a me era venuto spontaneo dirgli che non tutte le ragazze sono refrattarie al sesso, e lui: "Se a una ragazza piace fare sesso, lo fa con tutti, alias è una puttana".
Ecco, questa è una classica aberrazione mentale maschile della peggiore specie.
(e rientra nella categoria "Sei una zoccola se ti piace vedere i porno").
In fondo, quella non era stata la prima volta che io avessi sentito una simile oscenità di pensiero, tanto che in passato cercavo di scopare mediocremente per timore che il mio compagno potesse pensare male di me (non è vero, era solo per rendere l'idea) figuriamoci se sono così demente!
Perchè se una donna afferma: "Mi piace fare sesso" scatta in automatico l'idea conseguenziale che sia una puttana? Piuttosto che una donna "sana" e senza traumi o sensi di colpa che ama farlo con l'uomo che ama?
Deve necessariamente aggiungere: "Mi piace fare sesso con l'uomo che amo"? Ma anche così, secondo me passa un po' da troia.
La conclusione sarebbe che le donne non devono dirlo ma farlo (bene) e basta.
E con tutta onestà la trovo un'idea deprimente.
Penso alla futura ragazza di questo stronzetto; non avrà scampo, se è una "brava ragazza" e quindi secondo lui farà sesso per dovere (??) la cornificherà spesso e volentieri, se invece sarà una ragazza "sana" a cui piace fare sesso, sarà sempre considerata e trattata da lui come una mignotta.
Motivo in più per abbattere questo elemento!
martedì 20 settembre 2011
Erotismo marino.
Me l'hanno censurata, per poter vedere questa foto andate nei link segnalati da La Eta nei commenti.
Sabato sono andata a vedere qui a Roma la mostra fotografica del grande Daikichi Amano, il più famoso tra i fotografi giapponesi contemporanei.
Per la verità io l'ho scoperto da poco e devo dire che qualunque cosa si possa pensare della sua "arte", io la trovo di un'originalità senza precedenti nella fotografia.
Ci tenevo a farvelo conoscere.
Una volta uscita da lì ero indecisa però se andare a giocare con un capitone o farmi una bella insalata di polipo.
sabato 17 settembre 2011
UN ALTRO "ELEMENTO UMANO" DA ABBATTERE
Finalmente, dopo otto mesi di disoccupazione, eccetto qualche lavoretto, ho trovato un lavoro stabile! (per quanto oggi questa parola possa avere valenza...).
Vabbè, dico finalmente solo perchè altrimenti dal prossimo mese avrei dovuto scrivere da sotto il Ponte Sant'Angelo a Roma (scusate eh, ma anche da senzatetto manterrei una certa sensibilità artistica), non certo perchè non vedevo l'ora di vivere questa imposizione disumana e questo lo dico senza che ciò abbia la benchè minima connessione con la tipologia lavorativa ma questo è un altro discorso.
Allora si ricomincia; orari da rispettare, analisi approfondita dei nuovi datori di lavoro per vedere in che percentuale me lo metteranno in culo, adattamento a quegli esseri umani che non ho "scelto" che vengono definiti "colleghi di lavoro".
Ho cambiato fin troppi lavori per poter affermare tristemente che sempre, dico sempre, tra i tuoi colleghi ci sarà sicuramente un maledettissimo ruffiano.
Posso tollerarli tutti; il collega "lamentoso", quello che si muove con la stessa efficienza di un bradipo malato, quello che parla in continuazione, quello che vuole farti ridere a tutti i costi magari con una battuta su Berlusconi perdio, quello tunisino appena sbarcato col gommone e che di italiano capisce solo "fica", (solitamente fa il lavapiatti) quello che "io lo so fare meglio", quello che "dai organizziamoci per una pizza tutti insieme una di queste sere" e via dicendo.
Ma il ruffiano, quello NO!
Questi elementi mi fanno, immancabilmente venire conati di vomito, sento che vorrei sbatterli violentemente contro un muro ancora in costruzione e gridargli: "Fatti una vita, pezzo di merda miserabile!"
Avete presente quelli che non badano all'orario? Quelli che vanno a riferire al capo ogni piccolo (e risolvibile) contrattempo lavorativo e tengono molto a specificare chi sia stato il "colpevole" (solitamente è lui ma scarica ogni cazzata compiuta, sugli altri colleghi), quelli che fanno di tutto per mostrare al datore di lavoro quanto loro facciano gli interessi dell'azienda e che se si lavora di più e ci si fa il mazzo, loro sono felici perchè il capo è felice.
La cosa più sconcertante, questa volta, è che ha solo ventidue anni e TRA L'ALTRO è uno studente universitario che non proseguirà la sua carriera in una tavola calda, per cui non dovrebbe, in teoria, avere tutto questo grande interesse a fare il ruffiano.
Solo che ruffiani non si diventa, non ci si improvvisa; si nasce.
E come se non bastasse, lo hanno affiancato a ME! Proprio a me che detesto con tutte le mie forze ogni atteggiamento ruffiano e leccaculo in ogni situazione della vita (esistono pure nella blogosfera by the way...).
Dopo i primi scontri verbali iniziali (dovuti alla mia idiosincrasia al soggetto) adesso sto cercando invece di farmelo "amico", di prenderlo per il culo insomma, perchè so che potenzialmente i ruffiani sono soggetti pericolossissimi se te li metti contro.
Lui non lo sa ancora, ma sarò io a metterlo con le spalle al muro, 'sto mollusco!
Vabbè, dico finalmente solo perchè altrimenti dal prossimo mese avrei dovuto scrivere da sotto il Ponte Sant'Angelo a Roma (scusate eh, ma anche da senzatetto manterrei una certa sensibilità artistica), non certo perchè non vedevo l'ora di vivere questa imposizione disumana e questo lo dico senza che ciò abbia la benchè minima connessione con la tipologia lavorativa ma questo è un altro discorso.
Allora si ricomincia; orari da rispettare, analisi approfondita dei nuovi datori di lavoro per vedere in che percentuale me lo metteranno in culo, adattamento a quegli esseri umani che non ho "scelto" che vengono definiti "colleghi di lavoro".
Ho cambiato fin troppi lavori per poter affermare tristemente che sempre, dico sempre, tra i tuoi colleghi ci sarà sicuramente un maledettissimo ruffiano.
Posso tollerarli tutti; il collega "lamentoso", quello che si muove con la stessa efficienza di un bradipo malato, quello che parla in continuazione, quello che vuole farti ridere a tutti i costi magari con una battuta su Berlusconi perdio, quello tunisino appena sbarcato col gommone e che di italiano capisce solo "fica", (solitamente fa il lavapiatti) quello che "io lo so fare meglio", quello che "dai organizziamoci per una pizza tutti insieme una di queste sere" e via dicendo.
Ma il ruffiano, quello NO!
Questi elementi mi fanno, immancabilmente venire conati di vomito, sento che vorrei sbatterli violentemente contro un muro ancora in costruzione e gridargli: "Fatti una vita, pezzo di merda miserabile!"
Avete presente quelli che non badano all'orario? Quelli che vanno a riferire al capo ogni piccolo (e risolvibile) contrattempo lavorativo e tengono molto a specificare chi sia stato il "colpevole" (solitamente è lui ma scarica ogni cazzata compiuta, sugli altri colleghi), quelli che fanno di tutto per mostrare al datore di lavoro quanto loro facciano gli interessi dell'azienda e che se si lavora di più e ci si fa il mazzo, loro sono felici perchè il capo è felice.
La cosa più sconcertante, questa volta, è che ha solo ventidue anni e TRA L'ALTRO è uno studente universitario che non proseguirà la sua carriera in una tavola calda, per cui non dovrebbe, in teoria, avere tutto questo grande interesse a fare il ruffiano.
Solo che ruffiani non si diventa, non ci si improvvisa; si nasce.
E come se non bastasse, lo hanno affiancato a ME! Proprio a me che detesto con tutte le mie forze ogni atteggiamento ruffiano e leccaculo in ogni situazione della vita (esistono pure nella blogosfera by the way...).
Dopo i primi scontri verbali iniziali (dovuti alla mia idiosincrasia al soggetto) adesso sto cercando invece di farmelo "amico", di prenderlo per il culo insomma, perchè so che potenzialmente i ruffiani sono soggetti pericolossissimi se te li metti contro.
Lui non lo sa ancora, ma sarò io a metterlo con le spalle al muro, 'sto mollusco!
giovedì 15 settembre 2011
INCONTRI CASUALI E MEDESIME FINALITA'
Miriam e Drew.
Entrambi di New Orleans, lui un saxofonista senza troppe ambizioni, un divorzio pacifico alle spalle e un figlio da vedere svogliatamente nei fine settimana.
Tutte le notti suona al "Duke's Club" senza nemmeno accorgersi chi c'è oltre il palco, gli piace ciò che fa.
Miriam fa la DJ in una radio locale ma non è mai stata un'appassionata di Jazz, quella sera accontentò alcuni suoi amici decidendo di seguirli in quel Club e fu allora che rimase folgorata dal saxofono di Drew.
Karen e Arthur.
Karen, figlia di australiani benestanti, viziata come solo i figli unici sanno esserlo, finge di lavorare come "Store Manager" in uno dei sessantanove negozi di famiglia, predilige il reparto "Intimo donna"; ha solo ventitre anni e la sua profondità di pensiero arriva fino alle Culotte de cheval.
Arthur è un bel giovanottone figlio di immigrati italiani, tutto gym e rugby. Sistemarsi con una ricca rampolla è sempre stato il suo sogno.
Un giorno, per conquistare il culo, ehm...il cuore di una donzella optò per un acquisto nello Store dove sostava Karen. Finirono in un camerino assieme e ne uscirono dopo due settimane.
Cinzia e Marcello.
Lui un noiosissimo consulente finanziario che trascorre la maggior parte della sua esistenza tra campi da golf e night club per soli uomini, sostanzialmente non ama le donne ma è diventata un'abitudine anche quella di vedersi sventolare tette e culi sul viso. Aspira solo a svuotare i testicoli.
Cinzia è separata, deve crescere due bambini da sola e lavora a ritmi massacranti per poterlo fare, accettando quindi qualunque lavoretto extra.
Anche se per finalità differenti, Cinzia e Marcello si sono incontrati al "Nitriti di Primavera" e fino a Novembre hanno nitrito insieme.
Sophie e Rosario.
Rosario, nato e cresciuto a Crotone, si è trasferito da un paio d'anni a Vancouver, fa il cameriere e il suo sogno è aprire un ristorante tutto suo e chiamarlo "Calabria's Dream" (non si prendono per il culo i sogni altrui! O si?).
E' alto un metro e dieci e si muove in maniera nervosa, è suscettibile e può saltarti al collo da un momento all'altro ma le donne le corteggia tutte, soprattutto col suo modo allusivo del piccolo, corto uomo calabrese che piace tanto alle zoccole straniere.
Sophie è una di quelle donne francesi che vuole apparire sofisticata indossando tubini o altri capi d'abbigliamento rigorosamente nero-esistenzialista, molto curata nell'aspetto e con l'aria sempre un po' annoiata e altezzosa di chi vuole farti credere "Non te la darò mai".
Lavorare lo considera troppo volgare.
Eppure Rosario, orgoglioso e cocciuto, ha proseguito il suo corteggiamento metodico fino alla vittoria.
Olinda e Odorico.
Olinda faceva la prostituta a Cleveland, un giorno un cliente le chiese se poteva defecargli in viso e così lei finì in prigione con l'accusa di omicidio colposo.
Odorico era sempre stato un uomo probo, mai fatto uno sgarro a chicchessia, un lavoro tranquillo di impiegato statale, una vita coniugale tranquilla, figli tranquilli, anche il suo Pitbull era tranquillo.
Il classico brav'uomo insomma.
Un giorno indossò il costume di Kermit e con un mitra fece fuori a sangue freddo 91 impiegati della Microsoft.
In galera, durante degli spostamenti, conobbe Olinda e i secondini dovettero faticare tre giorni e tre notti per separarli.
Ashanti è la classica donna avvenente, di quelle che quando passano per strada non puoi fare a meno di voltarti e osservare tutte le sue forme perfette (che tu sia uomo, donna, frocio, transessuale, Labrador o Maria Rosaria Bindi).
Lei non ha bisogno di lavorare, le basta presenziare in certi salotti e non rivelare mai che il suo intimo desiderio sia quello di far parte del cast di un film pornografico.
Oliver è ricchissimo.
Silvana e Maurizio.
Silvana è una donna sposata da oltre dieci anni, fa la segretaria in uno studio legale ed è contenta di ciò, così può evadere almeno per poche ore dal gelo matrimoniale che l'avvolge, sa che il marito ha un'amante da anni ma per il bene dei figli tace.
Le piace fare lunghe passeggiate nel parco sperando che un uomo si accorga di lei.
Anche Maurizio è infelicemente sposato da svariati anni, fa l'agente immobiliare perchè non ama i lavori sedentari, continua a ripetere a chiunque "Carpe diem" ma soprattutto gli piace dirlo alle donne che incontra.
Apparentemente può sembrare imbranato, invece sa esattamente cosa vuole da un rapporto: quello che la moglie non è mai riuscita a dargli.
A Silvana ha fatto credere di essere stupenda e così ora ognuno ha ciò che cercava.
Saki e Chung.
Vivono entrambi in Cina, e spesso sono costretti ad assistere a strani fenomeni nei cieli senza nemmeno poter esprimere liberamente le loro teorie nei rispettivi blog.
Chung fa il tassista a Hangzhou e quindi è spesso agitato, ma un giorno salì Saki sul suo taxi; una donna dallo sguardo dolce e triste che fece tremare il cuore di Chung.
Lei gli confidò di quanto si sentisse sola e così diversa dal resto del mondo; talmente sognatrice che pensava stesse per estinguersi. Si era messa in testa di voler figliare il più possibile e in questo Chung non ebbe problema ad accontentarla; anche adesso, mentre parlo di loro, sono lì a copulare senza ritegno e guai a dirgli di smettere!
Bronislava, Pavel e Sergey.
Lei, una giovane istruttrice d'aerobica originaria del Kazakistan, la classica "Barbie girl" che va tanto di moda in Russia al momento, Ken non gli era mai bastato, pensando quindi a una relazione a tre cercando Blaine.
Pavel e Sergey amici da tempo, il primo un giocatore di hockey miracolosamente scampato a un disastro aereo; ritenendosi "graziato" per essersi salvato dall'incoscienza di viaggiare in aereo in Russia, ha deciso di vivere alla giornata gustando i pochi piaceri della vita e seguendo i consigli di Sergey grande puttaniere e bisessuale da sempre.
Sergey possedeva una fabbrica di matrioske ma durante la crisi finanziaria del 2008 fu costretto a svenderla e oggi si guadagna da vivere esportando caviale clandestinamente.
La "Barbie girl" ne è ghiotta. E da ciò ne è nata una relazione stabile fra i tre.
Vincenzo.
Vincenzo vaga errabondo per i campi del Tennessee e come vi è arrivato, chissà.
Vincenzo vaga errabondo per i campi del Tennessee e come vi è arrivato, chissà.
lunedì 12 settembre 2011
COME MAI?
Ieri sera navigando tra un blog e l'altro, tra un commento che mi portava in un nuovo blog e così via, sono approdata in un blog che esordiva con questa foto, minchia! E' stata proprio l'esclamazione giusta, foto che suscita un discreto interesse diciamolo, soprattutto se sei una donna etero o un gay.
Incuriosita ho letto pure ciò che c'era scritto nel post e in meno di un nano secondo ho capito che il blogger era un frocio, uso questa parola perchè non ho mai pensato che fosse offensiva tra i froci intelligenti, ho avuto amici froci e non ero costretta a usare la parola omosessuale o gay tutte le volte.
Vabbè, proseguo la lettura, sembra simpatico e non troppo banale, anche il modo schietto di dire le cose mi era piaciuto.
Nel secondo post, terzo, quarto, quinto, sesto fino alla fine, c'erano solo una miriade di fotografie di uomini nudi in tutte le salse e lui che scriveva esclusivamente di sesso, avventure, considerazioni varie riguardo le foto postate, monotematico insomma.
Bene, ora io mi chiedo PERCHE' i froci e le lesbiche sono ossessionati dal sesso molto più degli etero?
Chiaramente questa considerazione non è scaturita semplicemente dalla scoperta di questo blog, quasi tutti quelli che ho conosciuto direttamente o indirettamente presentano diciamo così, questa prerogativa; parlano spesso delle avventure avute e hanno sempre e costantemente in mente la promiscuità come fattore quasi necessario nell'affermazione di sè.
Nessuno, neanche gli amici froci mi hanno mai saputo spiegare il perchè.
E' come se volendo esprimere la propria personalità mettessero bene in chiaro che prima ancora di essere "persone", sono gay.
Che cazzo vuol dire? Vuoi sempre tenermelo presente semmai io lo dimenticassi?? E perchè?
Ovviamente ho perso interesse a proseguire, così come lo perdo se un altro blogger scrive solo ed esclusivamente di fiche; fammi capire che hai qualcos'altro dentro quel cervello, perdio!
Se dovesse passare un omosessuale (ok!) da queste parti, vorrei che facesse luce su questo mio interrogativo, ma anche gli etero sono pregati di esprimere la loro opinione e se hanno notato questa differenza nel modo di porsi (ovviamente non mi riferisco a quelli che tentano di non farlo trapelare!).
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venerdì 9 settembre 2011
GUARDA E SCRIVI (1)
Come avrete notato, a volte mi capita di guardare una fotografia e avere poi voglia di scrivere qualcosa, in tal senso per me sono ispiratrici (di cazzate il più delle volte, lo ammetto).
Quindi voglio fare questo esperimento;
"Guarda e scrivi" sarà una sorta di rubrica in cui VOI scriverete anche solo poche parole ispirate alle fotografie che posterò di volta in volta.
Potete scrivere TUTTO ciò che vi passa per la testa.
Spero che questo "gioco" sia di vostro gradimento altrimenti vi potrei pure dire così! :)
A voi la parola.
Potete scrivere TUTTO ciò che vi passa per la testa.
Spero che questo "gioco" sia di vostro gradimento altrimenti vi potrei pure dire così! :)
A voi la parola.
martedì 6 settembre 2011
MI SONO RIMASTE SOLO CINQUE UOVA!
Adoro letteralmente le uova, cucinate in mille modi ma soprattutto crude senza nulla, se sono fresche raggiungo orgasmi multipli.
Quindi quando ho visto questa foto ho provato un senso di gioia profonda.
Mi sono commossa.
Mi sono commossa.
Sarei pure curiosa di vedere la gallina che le ha fatte...
PS
Mi domando se esista qualcuno che provi lo stesso sentimento profondo per le uova :)
PS
Mi domando se esista qualcuno che provi lo stesso sentimento profondo per le uova :)
domenica 4 settembre 2011
FACOF!
A te che dici che se vincessi il Superenalotto continueresti a lavorare perchè "Non si può restare in vacanza tutta la vita".
A te che "Qui siamo tutti una famiglia" e poi me lo metti in culo.
A te che "Se una donna non ha figli non è completa".
A te che "Questo pezzo spacca, sei un genio".
A te che "Qui siamo tutti una famiglia" e poi me lo metti in culo.
A te che "Se una donna non ha figli non è completa".
A te che "Questo pezzo spacca, sei un genio".
A te che "Ti chiamo stasera" e poi non chiami.
A te che hai pensato di potermi comprare con i tuoi soldi (ti avevo detto mille volte che a me piacciono solo i diamanti).
A te che dicevi che entro i trent'anni bisogna sposarsi e che ora vorresti dare fuoco a tuo marito.
A te che dici sempre "Se sento qualcosa ti faccio sapere".
A quello scassacazzi del postino che suona sempre da me per farsi aprire il portone (e pure più di due volte).
A te che pensi che la vita sia sacra.
A te che non credevi ce l'avrei fatta a uscirne.
A te che sei un grandissimo ruffiano e vorresti farmi credere il contrario.
A te che non lasci in pace "Questi negri perchè non se ne tornano nel loro paese".
A te che ti disperi perchè non sei riuscita a trovare "quel" paio di scarpe.
A te che aspetti sempre che sia qualcun altro a parlare al posto tuo.
A te che pretendi di insegnarmi il lavoro mentre l'unica cosa che sai fare nella vita è contare i soldi che ti ha lasciato papà.
A quel bambino che piange sempre mentre sono al cinema.
A te che "Dai su, organizziamoci una di queste sere".
A te che dici "Che fretta hai di andare a casa? Mica hai figli e marito che ti aspettano".
A te che "Una donna non deve dire mai parolacce".
A te che un errore ti è costato tanto?
A te che ti fanno vomitare le ostriche (si ok, sono gusti, ma vaffanculo lo stesso).
A te che spendi undici ore della tua giornata lavorando e ne vai pure fiero.
A te che "Abbiamo già provveduto".
A te che "Il fumo fa male".
A te che "Abbiamo già provveduto".
A te che "Il fumo fa male".
A te che indossi una camicia rosa (che tu sia uomo, donna o frocio non importa, vaffanculo lo stesso).
A te che "Lo faccio per il bene del Paese".
A te che "Lo faccio per il bene del Paese".
A te che hai lo stesso sense of humor di un coltellino svizzero.
Per te, ma anche per tanti altri, ho trovato un sito ad hoc.
sabato 3 settembre 2011
lunedì 29 agosto 2011
I SUICIDI SONO SQUILIBRATI MENTALI?
Premessa:
in questo post affronterò un tema complesso e serio, quindi se vuoi puoi ritornare su YouPorn.
Mi è capitato di commentare un post dal titolo "Matti" e di porre quindi questa domanda da cui il titolo del post. In sintesi la risposta dell'amico blogger è stata "sì" e io non sono d'accordo.
In passato avevo raccontato in maniera ironica di una mia esperienza in realtà tutt'altro che allegra: un tentato suicidio con relativa "prigionia" di quattro giorni in un reparto psichiatrico.
Motivazione: depressione all'ultimo stadio.
Per cui quando si parla di matti e manicomio provo sempre un forte interesse.
Qui mi ritrovo con un'altra annosa questione: "Che cosa significano le definizioni di "sano" e "malato"?
Quali sono gli esatti confini?
Nemmeno gli psichiatri più illustri sanno dare una risposta convincente, (sebbene nel 1967 un certo Franco Basaglia in "Che cos'è la psichiatria" scrisse: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione") infatti la società getta dentro reparti "osceni" persone affette da schizofrenie gravissime e irreversibili insieme a chi ha tentato un suicidio in preda a un profondo stato depressivo (assolutamente reversibile).
Eppure si legge: "Lo status giuridico del suicidio in diritto italiano è oggetto di dibattito ma, secondo la dottrina dominante, questo è un atto legittimo e comunque non può essere punito (ed infatti non è prevista alcuna sanzione civile o penale nei confronti di chi tenta il suicidio)."
Personalmente l'avrei tanto preferita la sanzione penale! Perchè il tipo di punizione che danno è molto più grave, facendoti credere che sei lì per "curarti" e preservarti da un altro folle gesto.
EMERITE STRONZATE!
Primo: perchè nessuno ti "cura" (ammesso che io concordassi col fatto di averne bisogno...); la mattina a volte gli psichiatri passano e ti chiedono: "Come si sente?"
e tu vorresti rispondere: "Come cazzo credi che mi senta, letteralmente rinchiusa con gente che urla anche di notte dicendo di essere il Grande Puffo?" e tutta una serie di cose che non sto qui a raccontare.
Secondo: "Mi preservi?? O brutto idiota, ma se fossi davvero determinata a perseguire quel mio intento, quando esco di qua mi lancio da un grattacielo stavolta! Che fai, mi tieni rinchiusa a vita?".
Quello che fondamentalmente asseriva l'amico blogger è che si tratta comunque di un atto violento, non contro se stessi ma contro il mondo, come dire: "Andate affanculo tutti! Pure voi che mi volete bene!"
Ed è esattamente quello che ho pensato in quel momento anch'io, è evidente.
E questo significa che sono una squilibrata mentale? Mi ero semplicemente frantumata i coglioni di sopportare una vita difficile da far procedere come desideravo trovandomi in una situazione "pratica" del tutto intollerabile. e che per fortuna ho superato da un pezzo.
Un atto egoistico certo, infatti mi sa che il punto sia tutto racchiuso qui, sia per l'amico blogger sia per questa psichiatra per esempio:
La denuncia della psichiatra Annelore Homberg:
“La recensione firmata da Pietro Citati de "Il caso Ellen West" di Ludwig Binswanger apparsa su Repubblica il 17 marzo 2011, fa indignare molto noi psichiatri perché scorretta come metodo e delinquenziale nel pensiero che esprime». Non usa circonlocuzioni la psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg (Università di Chieti Pescara e di Foggia) nel commentare il modo in cui il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha presentato la nuova edizione Einaudi del famoso saggio dello psichiatra svizzero padre della Daseinsanalyse, “analisi esistenziale”.
Dottoressa Homberg perché parla di scorrettezza?
Perché Citati tratta il testo di Binswanger come se fosse un’opera letteraria che ha una protagonista, Ellen West, e nella recensione riassume gli stati d’animo come se fosse una eroina. Ora, la figura di un romanzo può essere affascinante quanto si vuole ma sappiamo tutti che è inventata e che lo scrittore esprime una sua visione soggettiva delle cose: ogni lettore deciderà poi da sé se condividerla o no. Lo scrittore Pietro Citati, invece, dopo aver trattato quello che sarebbe un testo scientifico come se fosse un romanzo, repentinamente torna alla scienza. All’improvviso nel suo pezzo Binswanger torna ad essere «un grande psichiatra» che pronuncia ciò che sarebbe una verità scientifica: ovvero quanto può essere bello e libertario suicidarsi. E non parla del gesto di una persona affetta da una malattia del corpo allo stadio terminale, parla del suicidio di una paziente psichiatrica. Messaggio cinico, fatuo e falso perché non c’è storia più dolorosa e fallimentare di una persona che si toglie la vita per motivi psichici. Citati e con lui La Repubblica si sono mai chiesti che cosa provano i familiari di un suicida, spesso segnati a vita?
Allora mi verrebbe da porre una domanda conseguenziale a quest'ultima dichiarazione della psichiatra: "E se eventualmente il suicida fosse orfano, senza amici o conoscenti, solo al mondo insomma, lui e il suo "male di vivere", allora sarebbe più accettabile il suo suicidio? Esisterebbe ancora una storia "fallimentare e dolorosa" per qualcuno? Per lui no di certo, visto che avrebbe raggiunto il suo scopo liberatorio.
"Si è liberi veramente quando ci si può suicidare senza arrecare danno o dolore o rimpianto a nessuno"
(Aldo Busi)
"Per Binswanger la malattia mentale è uno dei modi di porsi dell'essere umano, una modalità del suo Essere-nel-mondo, una peculiare disposizione soggettiva nei confronti della realtà e della vita interpersonale" e insieme a Montaigne, Montesquieu, Hume, Schopenhauer e Heidegger considerava il suicidio un atto di libertà estrema.
Erano folli tutti quanti??
E cosa dire dell'interminabile lista di illustri scrittori, poeti, pittori, attori, artisti di ogni genere e uomini di grande livello intellettuale che si sono tolti la vita? Tutti squilibrati? A giudicare da ciò che hanno lasciato all'umanità non sembrerebbe...
Intendiamoci, non voglio fare certo l'elogio al suicidio e dire "Dai su uccidiamoci tutti in massa allegramente!"
Quello che invece dirò con convinzione estrema è che a me invece non sembra "normale" che un individuo nel corso della sua intera esistenza non abbia pensato nemmeno per una frazione di secondo al suicidio!
Una frase di Albert Camus che io adoro in modo particolare perchè ne avverto tutto il significato e che ribalta completamente il credo comune, è:
"Bisogna amarsi molto per suicidarsi".
PS
Una strana coincidenza: stasera ho visto un film incentrato sul suicidio; ci sono solo due attori (Samuel Jackson e Tommy Lee Jones) il nero ha salvato la vita al bianco e sono a tavolino a discutere...
Mi è piaciuto moltissimo e lo consiglio vivamente per chi ha voglia di un cinema riflessivo, il titolo è: "The Sunset Limited".
Mi piacerebbe molto che chiunque passasse da queste parti mi facesse sapere cosa pensa al riguardo di questo interrogativo.
Grazie
sabato 27 agosto 2011
VOGLIO METTERE AL MONDO UN ALBERO
E sono certa che il mio verrà fuori così.
Una creatura a metà strada tra Alien ed Elephant Man e quindi delizioso alla vista; lo chiamerò Kisciò in onore di un tale incontrato al Pub che dopo l'ennesima birra continuava a ripetermi: "Dai su facciamo un albero insieme, su su, dai dai, su dai!"
Stremata, accettai; ma solo a una condizione, gli dissi: "Dovrai smettere di farti le frittate con i girasoli perdio!", stette in silenzio un attimo e assumendo l'espressione rassegnata e al contempo felice, replicò con un laconico "OK!"
Non aveva mai avuto il dono della sintesi ma a volte io so essere convincente con l'Olio Johnson...
Ma tralasciando la mia strana vita privata, vorrei invitarvi a riflettere su quanto sia importante
PIANTARE ALBERI su questa terra malandata.
Avete riflettuto? Bene.
No dico, che vi aspettavate? Che spiegassi nei dettagli bio-geologici il perchè occorrerebbero più alberi sul nostro pianeta?
Eh no, io nutro la segreta speranza che se mi stai leggendo, tu non sia del tutto cerebroleso ergo tu sappia già cosa significhi tutto questo.
Fine.
Uè uè ueeeeè.
E' nato Kisciò.
Si accettano doni di qualunque natura, anche una macchina fotografica da 3000 euro andrebbe benissimo.
PIANTARE ALBERI su questa terra malandata.
Avete riflettuto? Bene.
No dico, che vi aspettavate? Che spiegassi nei dettagli bio-geologici il perchè occorrerebbero più alberi sul nostro pianeta?
Eh no, io nutro la segreta speranza che se mi stai leggendo, tu non sia del tutto cerebroleso ergo tu sappia già cosa significhi tutto questo.
Fine.
Uè uè ueeeeè.
E' nato Kisciò.
Si accettano doni di qualunque natura, anche una macchina fotografica da 3000 euro andrebbe benissimo.
giovedì 25 agosto 2011
I MULINI A VENTO NON RIUSCIRANNO MAI A SCONFIGGERE UN GIRASOLE
Non so come mai, ma mi è venuta voglia di trascrivere questo semplicissimo scritto:
Il fiore di girasole è considerato portatore di gioia e allegria proprio per la sua grande infiorescenza che sembra sorridere, ma anche per il colore giallo acceso, brillante e splendente proprio come un ‘piccolo sole’ che illumina e comunica un senso di calore.
Il movimento dovuto al fenomeno naturale dell’eliotropismo, per cui il capolino inclinato del girasole coltivato e in via di fioritura segue sempre il sole dal suo sorgere per tutto il corso della giornata, da est a ovest, per ritornare a est alla sera, è interpretato in maniera controversa.
Un’antica leggenda influenzata dalla mitologia greca (che non conosceva ancora il girasole) narra che, alla sua origine è legata alla vicenda successa alla ninfa Clizia, innamorata non ricambiata di Apollo, il dio del sole, che stava seduta e lo fissava dall’alba al tramonto. Per magia, il corpo di Clizia fu trasformato in un girasole – le gambe in stelo, il volto in fiore, i capelli dorati in petali gialli – che continuò a voltarsi sempre verso il sole. In quest’ottica, diventa quindi simbolo di costanza e di fedeltà assoluta, anche da parte di un ammiratore devoto, oltre che di una persona innamorata, oppure di adorazione che sfocia nella fissazione passionale. Per i Cinesi rappresenta la longevità e, secondo il linguaggio dei fiori, esprime un messaggio di vero amore da parte di chi lo regala.
Nessun uomo ha mai avuto l'idea meravigliosa di regalarmi un mazzo di girasoli e in questo dovrò ricercare le cause del mio essere single...
E pensare che c'è chi li confonde con gli asparagi :)

Comunque...mi piace da morire quando "Il cemento si distrae".
mercoledì 24 agosto 2011
A CHI POTREMMO SPIEGARE LE NOSTRE VELE?
Era una caldissima mattinata di Agosto, quando lo vidi per la prima volta, vidi i suoi occhietti curiosi che mi spiavano attraverso la culla; mi sembrò di ascoltare anche i suoi pensieri: "Ecco la mia nuova alleata di giochi, risate e tante conversazioni sul senso della vita".
Non sapevo ancora che quella sarebbe stata la mia guida spirituale per anni.
Impavida lo seguivo se si arrampicava sugli alberi, se faceva l'esploratore nelle grotte buie, se di notte, in bicicletta si andava al "muro dei sospiri" per affrontare i fantasmi , se si andava nei campi a rubare chili di mandorle fresche con i proiettili a salve dei contadini che ci inseguivano, sott'acqua mentre stanava una cernia a rischio di morire; non mi importava, lui doveva essere fiero di me.
Noi due insieme eravamo speciali e a qualcuno dava pure fastidio.
Era il mio eroe, lo avevo mitizzato come si fa col proprio padre da bambine, mi insegnò a sognare e quando questo accadde iniziai a volare da sola.
Con gli anni, echi lontani e dolorosi mi dicevano che il sognatore che "vide l'alba prima degli altri" era incappato in una burrasca che lo aveva trascinato giù per quello stesso mare accogliente, quello delle illusioni.
Non era più il mio eroe, era diventato un uomo come tutti gli altri, con le proprie debolezze e paure ed è stato difficile sopportarlo.
Gli eroi non possono dubitare di sè stessi ma soprattutto dei loro sogni, non era quello che mi aspettavo e che volevo da lui perchè in quel mare, una parte di me annegava con lui.
In continenti separati, poi trovammo i nostri mari da dover seguire e in cui diluire i nostri sogni, diluirli al punto da renderli annacquati, trasparenti, quasi invisibili ormai, ma pur sempre lì, sommersi dai macigni che l'esistenza porta con sè.
"I castelli in aria che si costruiscono con poca spesa sono costosi da demolire".
(Francois Mauriac)
BUON COMPLEANNO! :)
martedì 23 agosto 2011
FOTOGRAFANDO (2)
Essere senza lavoro, senza soldi e quindi senza ferie, non è poi così male...se vivi a Roma.
Se vivessi a Fossatello o a Venafro per esempio, mi sarei già impiccata credo.
Spero non passino mai da queste parti abitanti di quelle amene località, o forse sì, potrebbero confermare...
"Cose" dolci colorate
Due "Frecce Rosse" a riposo
Ok, qui si capisce meglio
E poi vedere scene così surreali nella Metropolitana di Roma...accade solo ad Agosto!
"Come una giostra che gira...è questa vita...oggi la fermo un momento..."
sabato 20 agosto 2011
FOTOGRAFANDO (1)
Detesto con tutte le mie forze quello che vedete quassù.
Così mi sono messa alla ricerca nei "pressi" di Roma, di un Signor Mare in un Signor Posto per una Signora OrsaBIpolare.
L'ho trovato.
Per quello che mi riguarda, Ostia Lido può definitivamente andare a cagare.
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