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giovedì 26 aprile 2012

La morte a pagamento. La tua.

Ho visto quest'altro film, adoro il cinema, ve l'ho mai detto?  Per fortuna nei tempi dell'internetto non è necessario andare al cinema a spendere un fracco di soldi per poi farsi infastidire da un chiacchiericcio, una testa troppo capelluta, una coppia che si dimena, un bambino che piange ecc.
Perchè vedere le ultime uscite se ci sono migliaia di film datati (a volte validissimi) che non ho ancora visto?

Io sono spesso incuriosita da film che non hanno avuto un'eco commercial-popolare, eh sì, in questo credo di essere abbastanza snob, mio malgrado.

Questo film comunque non è validissimo e nemmeno un capolavoro va da sè. MA.

Può far riflettere come può farlo un pugno nello stomaco...condito con qualche risata di sberleffo irriverente verso ciò che è un vero tabù nella società. La morte, e peggio ancora se agognata.

Il tema sostanzialmente consiste nel voler dare rispetto e dignità al suicidio,  come atto consapevole.

Viene classificato come un film commedia/grottesco/drammatico, il che lo ha reso già abbastanza invitante per i miei gusti.(adoro le cose poco inquadrabili).
Ma spiego prima la trama leggermente insolita, per chi non l'avesse ancora visto naturalmente e anticipo che ha vinto il Marc'Aurelio d'Oro della Giuria per il miglior film al Festival Internazionale dei film di Roma del 2010.
Non che ciò voglia dire un cazz'Aurelio, ma tant'è.

Un tizio, un certo Dottor Kruger ha l'ambizione di poter dare la giusta dose di dignità a coloro che per motivi differenti abbiamo deciso di togliersi la vita. "Il suicidio sarà presto un diritto costituzionale" dice.
Questo processo viene attuato nella sua clinica esclusiva e gli "ospiti" pagano profumatamente per un suicidio assistito con tanto di desiderio finale, come si fa per i condannati a morte in altre circostanze, (è già questo piccolo elemento ad offrire l'idea di un che di grottesco incluso anche il fatto che scappino tutti come disperati quando ad un certo punto scoppia un incendio nella clinica...).
Un suicidio perfetto quindi con un po' di veleno prima di un tentativo comunque dissuasivo da parte di Kruger.
La verità che probabilmente vuole mostrare è in realtà il fatto che la morte arrivi in maniera anarchica. Non puoi imporre delle regole alla morte. E la seconda parte del film ne è la riprova.

Sostanzialmente è una commedia nera in bianco e nero alla Bergman. Ma forse solo per il bianco e nero, adoro Bergman ma non credo spiccasse in ironia o paradossale comicità...Allen credo abbia saputo rivedere e correggere in un certo senso. Non fraintendete, il binomio Allen-Bergman lo ritengo quasi indissolubile in alcune pellicole .Ma qui si va oltre e non certo per qualità o genianità, ma per originalità.

Ma torniamo al nostro "Dottor Morte", se si riesce ad andare aldilà della provocazione, del proporre il tema in maniera spiazzante e politicamente scorretto, si può anche riflettere su "l'ingerenza delle istituzioni sulla scelta individuale" e poi pensare al tema serissimo e controverso dell'EUTANASIA.
Ma anche no! Dico io.
Si può solo godere di questa pellicola dall'humor nero sorridendo delle bizzarrie dei "pazienti" e della trama che vira repentinamente.
Dipende dal vostro modo di  affrontare l'argomento trattato. (e sicuramente dai vostri gusti cinematografici in primis).
Sappiate comunque che Olias Barco, il regista di questo film, si è ispirato ad una realtà : la "Dignitas" è una clinica svizzera per il suicidio assistito.

Vabbè, in definitiva volevo dirvi che se vi capita vedete questo "Kill me please".
Abbandonate i vecchi metodi...;)