Nel 1983, una certa Marsha Norman vinse il Premio Pulitzer con il romanzo "Night, Mother", tre anni dopo Tom Moore ne realizza il film con una strepitosa mamma Anne Bancroft e Sissy Spacek (bravissima anche lei) nel ruolo della figlia.
Sono uscita pazza per cercarlo in italiano o sottotitolato, non esiste da nessuna parte, almeno in rete, si legge di "Una finestra nella notte", titolo orrendamente tradotto ma del film neanche l'ombra, se qualcuno lo trova è pregato di avvisarmi prima di subito, grazie.
L'unico posto in cui si trova, ma in lingua originale, è su You Tube in sette parti.
L'ho già visto tre volte e credo che lo rivedrò ancora per capire anche l'ultima parola dei loro dialoghi altamente drammatici e cogliere ogni sfumatura delle espressioni dell'immensa Bancroft.
Ritengo sia - tra i film drammatici - uno dei più "corposi" realizzati nella storia del cinema, certo, se amate film con macchine che esplodono, non sopportate i dialoghi e vi piace come recita Tom Cruise, saltate immediatamente questo post e andate pure un po' a fanculo.
Non leggete trama e recensione su Mymovies perchè secondo me quelli lì a volte si fanno un acido e poi recensiscono film.
Riporto la trama:
In "Buonanotte, mamma" ci sono solo due personaggi : Jessie Cates, una donna sulla quarantina senza lavoro, malata e divorziata che vive con la madre vedova, Thelma.
L'inizio del dramma è con Jessie che chiede a sua madre dove sia una certa pistola. Trovata l’arma con l’aiuto di Thelma, inizia a pulirla e annuncia molto tranquillamente che alla fine della serata, dopo aver augurato come di consueto la buonanotte a sua madre, si chiuderà a chiave nella stanza e si ucciderà. Questa non è una minaccia o una richiesta di aiuto: è una decisione lucida, ferma e irreversibile. Dopo una vita intera dominata dalla povertà, dall’epilessia e dalla depressione, il suicidio è l’unico modo per assicurarsi che nulla potrà mai più ferirla.La decisione di Jessie scatena un’impetuosa lotta fra madre e figlia, dove Thelma usa ogni strategia possibile per dissuadere la donna dal suo intento, sprofondando lentamente nell’angoscia; al contrario Jessie mantiene una calma glaciale, sorvolando sulla disperazione della madre e dandole istruzioni dettagliate su dove sono tutte le cose in casa, come una padrona che istruisce la governante. La madre si dispera così tanto da spingersi a dire la verità a Jessie su tutta una serie di cose che hanno sconvolto la sua esistenza, affrontando i vecchi fantasmi della loro vita. Ma la donna sembra irremovibile…
Al debutto ‘Night, Mother sconvolse il pubblico americano per la sua lucida e franca dissertazione sul tema del suicidio.
In questo blog, di suicidio se ne è parlato abbastanza...e a quelli che allora sostenevano con convinzione il fatto che i suicidi siano solo dei malati mentali, consiglierei vivamente la visione di questo film e pure di provare ad espandere le proprie sinapsi (sono sempre dell'idea che chi non hai mai pensato almeno una volta al suicidio, è del tutto inutile che continui a vivere).
Secondo me, proprio perchè questo film tratta il suicidio in maniera così razionalmente lucida - ad un certo punto addirittura scatta l'empatia verso la figlia e non la madre - proprio per tale motivo suppongo, non potrà mai arrivare soprattutto in un paese come l'Italia, (o meglio, credo sia arrivato e tolto quasi subito dalla circolazione) col Vaticano che tenta di interferire sulle scelte individuali mettendo in mezzo un certo Dio. (il cognome adesso non lo ricordo).
Tra l'altro, una delle prime minchiate che dice la mamma per fermare il proposito della figlia è: "È peccato!" e la figlia risponde tranquillamente che anche Gesù Cristo fu un suicida. E come pensate potrebbero accettare una cosa simile i credenti?
Allora via, teniamolo nascosto, non sia mai qualcuno avanzi il diritto di scelta anche sulla propria morte.
Page 33 (Bus metaphor)
Jessie: Mama, I know you used to ride the bus. Riding the bus and it’s hot and bumpy
and crowded and too noisy and more than anything in the world you want to get off
and the only reason in the world you don’t get off is it’s still fifty blocks from where
you’re going? Well, I can get off right now if I want to, because even if I ride fifty
more years and get off then, it’s the same place when I step down to it. Whenever I
feel like it, I can get off. As soon as I’ve had enough, it’s my stop. I’ve had enough.
No no, io ancora non ne ho avuto abbastanza della vita, devo prima riuscire a fare alcune cose tipo:
trovare questo film doppiato in italiano (possibilmente come Iddio comanda, forse l'unica a poter doppiare la Bancroft sarebbe l'ormai deceduta e mitica Anna Miserocchi, non vedo alternative sinceramente).
Congiungermi sessualmente per circa 41 ore di fila con Jeffrey Dean Morgan e Luis Tosar (anche in sede separata).
Massacrare chi ha inventato i pantaloni a vita bassa, le scarpe a punta, la birra analcolica e Renato Brunetta.
Poi vorrei realizzare la mia più grande fantasia sessuale: stuprare un ecclesiastico (di quelli credenti però).
Capire profondamente perchè alcune persone godono nell'andare a sudare in una palestra, faticando gratuitamente (anzi, pagano pure, il che li rende ancora più folli ai miei occhi). Devo assolutamente comprenderlo, prima di morire.
Essere baciata in bocca da un delfino in corsa!
Trovare un lavoro a tempo indeterminato e poi ritrovare il coraggio per lasciarlo.
Assaggiare una volta per tutte il risotto alle fragole e il surimi di cavallette.
Tingermi i capelli color arcobaleno.
Pulire i vetri della cucina.
Dormire almeno una notte in questo "Hotel".
Uff, meglio smettere qui, altrimenti mi tocca vivere per altri 129 anni (brrr!).
Anche andarmene senza aver amato "perdutamente" un bipede maschio mi dispiacerebbe un po'...
Ah, ora che ci penso, vorrei pure riuscire ad entrare in una Posta di Roma ed essere la prima (questo potrebbe essere un motivo scatenante per proseguire).
; )
E adesso fatemi leggere la vostra ipotetica "ultima" lista.
