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lunedì 7 luglio 2014

L'ho rivisto dopo tanti anni ed ha mantenuto il suo fascino singolare.







See...ovvio che non parlo di un uomo, se l'ho lasciato è naturale che dopo tanti anni mi sembri solo più coglione di allora.
No, voglio parlare di un film.

Forse il miglior film (insieme a "Pietà") del regista sudcoreano Kim Ki Duk (Kimkiducco per gli amici...).
Il titolo è "Bad Guy", film del 2001.


Lo so, molti di voi pensano che Kim Ki Duk sia solo una sequenza di lettere con troppe cappa o un personaggio di un cartoon, alcuni sanno chi sia ma si sono limitati a vedere "Ferro 3" (sempre singolare) e l'hanno trovato discreto anche se non l'hanno compreso, altri hanno provato a vedere più di un suo film ma rimangono dell'idea che questo tipo di cinema sia noioso o eccessivo (questa è la categoria peggiore in realtà, perchè capisce poco di cinema secondo me, malgrado le loro convinzioni, e tutt'al più si esaltano solo con film tipo "The Wolf of Wall Street o La Grande Bellezza per dire).

Poi ci sono quelli che hanno visto l'intera filmografia di Kimkiducco e se pure girasse un film ambientato nel sottoscala di una palazzina di Gorizia con protagonista un parrucchiere originario del Dakota che a giorni alterni si traforma in un colibrì... non vedrebbero l'ora di vederlo.
Sono quelli che amano incondizionatamente questo uomo:


Vero, è proprio così Orsa. Mi regali un blow job?

Quelli insomma che quando ti chiedono se ami il cinema d'autore e tu rispondi e dopo ammetti di non conoscere 'sto Kim Ki Duk, ti sputano in faccia tutti i semini dell'anguria fingendo di scherzare ma in realtà esprimono il loro più profondo disprezzo per te essere umano-chedicidiamareifilmdautore.
Io faccio parte di questi ultimi psicotici snob felici di esserlo.
Per cui se doveste scoprire una cura, non fatemelo sapere.



Bene.
Fatta questa brevissima (!) premessa, adesso parlerò di BAD GUY, sebbene abbia amato questo film così tanto da esserne quasi gelosa, voglio superare la mia meschinità e condividere.



Tutto inizia con un tipo che strappa un bacio (con violenza) ad un'altra tipa.
Così, solo perchè guardandola da lontano gli andava di farlo perchè attratto.
Uno squilibrato insomma, per tutti quanti.

Il film parla di una relazione "amorosa" di quelle inverosimilmente putrefatte ma non per questo meno intense. Distruttive, crudeli e allo stesso tempo vere.
Perchè si può provare angoscia e disgusto per tutto ciò?
Lui è "solo" un pappone che si vuole vendicare per il rifiuto della ragazza (così per bene...) ed insieme a due suoi scagnozzi la costringe alla prostituzione per poter pagare un debito (falso) che la costringerà a vivere in un mondo non suo, un mondo degradante per lei, giovane studentessa che aspirava ad altro.
Ogni giorno viene spiata dal suo aguzzino attraverso uno specchio, lei non sa, lei non vede l'amore (?!) che quest'uomo prova per la sua vittima, non sa nemmeno a causa di CHI si trova in questa situazione disperataa e frustrante.
Poi viene a conoscenza di tutta la trappola e s'incazza un tantino...poi...no, non lo racconto mica tutto.

Ma fino all'ultima scena non esiste alcun romanticismo, sembra non sia concesso o cercato da entrambi i protagonisti. Esiste però un'atipica comprensione e accettazione.

Per chi non è "abituato" a questo regista che è in grado di esprimere tenerezza infinita e violenza come se facessero parte di un'unica visione del mondo, poesia e disincanto, orrore, disperazione e perdono... si trova spiazzato, molto spiazzato. Perde il filo perchè non riesce a ricondurlo a nulla di conosciuto, provato o normalmente accettabile.
Chi invece è in grado di lasciarsi trasportare senza vincoli, senza stereotipi, senza formulare giudizi, senza pensare che il bene e il male siano incompatibili...allora comprende il messaggio anche se "alieno" e si libera dal disagio di non poter "Inquadrare" una storia tra un uomo ed una donna e così... inizia ad amarla.


Sì lo so, come critica cinematografica non sono certo il massimo ma spero lo stesso di aver trasmesso la voglia (o la curiosità) di vedere questo film e conoscere questo regista.

Altrimenti pazienza, di psicotici snob che amano il caro Kimkiducco ne resteranno sempre pochi.

Ma come si dice?
Meglio pochi ma...





lunedì 24 settembre 2012

Pietà per chi non lo vedrà.








Sì lo so, alcuni potrebbero pensare che sono di parte, visto che ho affermato di essere una "Kimkidukkina" senza speranza o volontà di guarigione.
Ma oggi, dopo secoli che non donavo i miei denari alle sale cinematografiche (videointernet killed the cinemarketing) ho deciso che questo film avrei voluto vederlo in uno schermo superiore a 15 pollici. Sono felice di averlo fatto e che tra l'altro ci fossero solo altre otto persone in tutta la sala (e nessuno di loro sgranocchiava pop-corn).
Perchè i capolavori vanno visti al cinema, possibilmente.

Sull'aggettivo "capolavoro" in realtà ci sarebbe da dibattere a lungo riguardo ad ognuna delle sette arti...ma prendo atto del fatto che dovrete pur innaffiare quelle cazzo di piante.

In questo caso, io,  nemmeno ci provo, nel senso che, per farlo, (kristo quante virgole), dovrei spoilerare un po' e non solo non è corretto ma è da imbecilli, ed io sono notoriamente scema, mai imbecille virgola.
Dico solo che questa volta Kim Ki Duk lancia anche un messaggio all'umanità chiaro e forte, che ovviamente condivido fino all'osso.
Ma lo fa come solo lui sa fare.
E un Ridley Scott, col suo "Prometheus" può al massimo andare a cucinare formiche rosse arrostite o cane stufato al mio KimKeducche ;)

Vabbè, che dire,  VEDETELO e poi tornate ad insultarmi... nel caso.


PS
Non adatto per chi ama le storie d'amore (quelle classiche) e gli happy endings.

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