Esistono tante situazioni in cui non mi và di interagire col prossimo, nelle sale d'attesa delle ASL, dietro la fila di una posta, negli scompartimenti dei treni (se potessi, prenderei sempre l'aereo, lì chissà perchè non si è costretti a socializzare, forse perchè sono tutti concentrati sullo stato di salute del pilota) e, dulcis in fundo, dalla parrucchiera.
Non che io sia del tutto un'orsa, adoro la comunicazione e mi piace ridere e scherzare in molte situazioni ma detesto i luoghi comuni in maniera patologica e ascoltarli mi fa quasi perdere i sensi.
E dalla parrucchiera, non so per quale fenomeno misterioso, scatta l'apoteosi del luogo comune, la glorificazione del nulla verbale, il delirio della vacuità.
Nelle altre circostanze che ho esposto c'è però una via di fuga: un libro o l'MP3, ma meglio ancora il libro perchè ti mantiene anche lo sguardo impegnato, ma dalla parrucchiera?
Non puoi continuare a leggere mentre ti lava i capelli, ho provato ed è scomodissimo, oppure mentre ti fa il taglio, tra l'altro devi vigilare le forbici che impugna, basta un attimo di distrazione ed esci di lì col desiderio di comprarti un sombrero.
E così, ti metti tristemente il cuore in pace sapendo che uscirai da lì "arricchita".
Avrai finalmente capito che i cani devono stare in giardino e che le donne si possono realizzare solo partorendo oltre naturalmente all'aver appreso che a George Clooney non gli si drizza nei giorni dispari.
Il mio ex compagno, dopo un pò che ci siamo separati, si è sposato con una parrucchiera che tra l'altro dichiara orgogliosa, nel suo profilo FB, che odia leggere.
Ancora oggi mi chiedo cosa minchia avessi in comune con quell'uomo.