lunedì 20 dicembre 2010

DISFORICA A CHI?



Oggi vorrei darvi un consiglio.
Se avete finalmente deciso di fare spazio sul pianeta togliendovi la vita, assicuratevi che il vostro metodo di autoeliminazione sia sicuro al 100%.
Io faccio parte della categoria sopravvissuti a se stessi, per cui non parlo per sentito dire.
Aver fallito al tentato suicidio la ritengo una delle cose piu' gravi che possano capitare, perche' in questo modo si perde anche l'ultima possibilita' di mettere la parola fine a tutto cio' che non vi sta bene (malgrado io abbia letto di un caso in cui una donna ci sia riuscita al nono tentativo, ma anche in questo occorre la signora Costanza e, come forse avrete letto in un mio post, lei non mi vuole bene).
Probabilmente pero' il vero impedimento e' un altro, vale a dire il pensiero che possiate sopravvivere al secondo tentativo e rifarvi quindi la gitarella ricreativa in manicomio (ora li chiamano reparti psichiatrici, in ospedale), luogo in cui, a parte fumare per circa 14 ore di fila e pensare che stai DAVVERO uscendo fuori di testa, non offre tanti altri svaghi.
Il pensiero di ritornarci ti frena enormemente, ti fanno capire che se lì dentro non si sta esattamente come in un "centro benessere" e' proprio perche' vogliono "insegnarti" a non commettere piu' questi gesti sconsiderati e brutti brutti...
Ti puniscono per quello che hai fatto e ti trattano come una pazza, rinchiudendoti (senza ovviamente il tuo consenso) insieme ad una banda di schizofrenici di ogni tipo e se non hai qualcuno che ti voglia bene e che tenti di tirarti fuori da lì nel piu' breve tempo possibile, (e/o se non sei abbastanza "forte") puoi tranquillamente diventare uno di loro e non uscire mai piu'.
E' un vero e proprio SEQUESTRO DI PERSONA.
La cosa buffa pero' e' che non puoi nemmeno denunciarlo alla polizia perche' e' collusa coi camici bianchi che hanno lo strapotere decisionale sulla tua persona.
E quando sei lì dentro tutti questi pensieri di ingiustizia, in contemporanea con quelli di assoluta impotenza, ti fanno incazzare ancora piu' del fatto che ti abbiano salvato la vita senza che TU lo chiedessi.
Pero' devi stare attenta a non incazzarti troppo altrimenti prolunghi il soggiorno.
Allora devi essere forte e farti furba, il quarto giorno, quando ho capito che stavo andando in pezzi col sistema nervoso, sono finalmente riuscita ad avere un lungo colloquio a quattrocchi con il primario responsabile del mio "rilascio".
E  dentro quella stanza ho raccolto tutte le ultime forze rimaste per mostrarmi calma e "normale" (il desiderio piu' intimo, in realta', era quello di mettergli le mani al collo e minacciarlo di morte se non m'avesse fatto uscire immediatamente) mi chiese tantissime cose, ed ho mentito quasi su tutto perche' sapevo che era l'unico modo possibile per fuggire da lì.
Ero pentita del gesto...avevo capito che e' una cosa sbagliata...e via dicendo con tutte le stronzate che vogliono sentirsi dire.
Mentre in realta' pensavo:
 "brutto idiota, il gesto in sè non e' affatto sconsiderato, anzi, e' il gesto piu' "sensato" che una persona sana di mente e dotata di discrete facolta' mentali possa mettere in atto, TU, TU SEI INSENSATO perche' non hai materia grigia sufficiente e neanche la sensibilita' adatta per avvertire che c'e' qualcosa di sbagliato nel venire al mondo sapendo che le parole FELICITA', GIUSTIZIA, ARMONIA e tante altre, sono solo invenzioni strampalate che non hanno alcun corrispettivo nella realta'".
Ma non potevo dirgli cose simili, altrimenti sarei ancora rinchiusa in quel reparto e non potrei essere qui a raccontarvelo.
Scusate, mi chiamano, e' il momento della medicina.

Eccomi, ho fatto tardi perche' ho dovuto simulare una partita di baseball davanti ad uno schermo spento per far divertire gli altri ospiti.

Ma finendo la mia storia...a fine colloquio, il grande capo formulo', disse e scrisse la sua diagnosi:
 soggetto ansioso, con tendenze maniaco-depressive (ma va?) e personalita' disforica, cheeee???
Disforica lo dirai a tua sorella!
In realta' era la prima volta che sentivo questo vocabolo.
Così poi A CASA MIA, dopo essere stata rilasciata con un bel: "ti raccomando eh, fai la brava!", cercai il significato di questa parola.

Probabilmente c'e' qualcosa di vero anche in quello.
Ma come disse un grande filosofo (non ricordo piu' chi per via dei neuroni in fuga):
"Mettetemi un'etichetta e mi avrete annullato"
O forse lo ha detto la T-shirt di Dolce e Gabbana?

martedì 14 dicembre 2010

PERCHÈ, MORDE?

Quando da bambina mi facevano la classica domanda: "cosa vuoi fare da grande?", io rispondevo:
"la paziente di uno psicanalista bravo".
Non mi credete?
Fate male, perche' io dico sempre la verita'.
La prima volta discussi della faccenda con un'ostetrica.

OSTE: Ciao bellissima! (fingeva come tutte le donne in questi casi) sei venuta al mondo.
IO: ma va?
OSTE: si certo, sei nata e sei sana!
IO: e cosa devo fare adesso?
OSTE: mmh vediamo un pò, generalmente improvviso:
 hai a disposizione circa 80 anni di vita (se non sarai travolta da un tir o morirai durante la visione di "Dune")  potrai godere di incantevoli tramonti sul mare, (inclusi quelli della costa laziale), continuare ad amare tuo marito anche quando inizia a scoreggiare a tavola, adorare le piccole creature che hai messo al mondo anche quando ti punteranno un coltello alla gola per avere 50 euro, ridere di cuore ai comizi politici, sussurrare ai cavalli, prendere a colpi d'ascia il tuo datore di lavoro, entrare in una posta il lunedi mattina ed essere la prima, salire in metropolitana e trovare un posto a sedere, partecipare a divertentissimi trenini danzanti la notte del 31 dicembre, aprire un pacchetto di crakers e trovarne uno intatto, potrai prendere a pugni un uomo solo perche' e' stato un po' scortese, insomma, potranno accaderti tante cose meravigliose se ti metterai d'impegno.
IO: mh
OSTE: cosa?
IO: "Il principio e' un periodo di delicati equilibri", e' una frase di quel film di cui accennava, forse sono una reincarnazione, ma potrei giurare che dica così.
Ricordo pure che mi hanno trovato impiccata in bagno alla fine del primo tempo.
Comunque non mi sembrano delle prospettive allettanti, posso tornare nel liquido amniotico a fare bollicine col culo?
OSTE: ma cosa dici dai, non farmi perdere tempo che devo schiaffeggiartelo il culo per iniziare a farti piangere, così capisco che stai davvero bene e fai parte di questo mondo.
IO: non te lo vorrei dire, ma mi sono gia' frantumata i coglioni alla sola idea, pero' piango dai, non credo di avere alternative.



Da adolescente, dopo aver letto alcuni libri di psicologia e psicoterapia, decisi di andare da uno psicanalista pensando che mi avrebbe fatto amare la vita e pure i Bee Gees.
Entrai nel suo studio e durante l'attesa osservai dettagliatamente il tutto, un arredamento a meta' strada tra il classico, l'antico e il "sonounatestadicazzoappenalaureato".
Quando arrivo' ci sedemmo in una scrivania come fossimo all'esame di maturita', mi chiese perche' fossi lì e se avessi problemi di droga (giuro, me lo ricordo bene) e gia' questo mi stranì alquanto.
Ero un po' nervosa, non sapevo da dove iniziare e lui mi stava gia' un po' sul culo.
 SOTTO la scrivania, c'era un'enorme tartaruga forse in ceramica laccata e palesemente costosa, ma ubicata proprio lì era evidente che i miei piedini ci andassero su o comunque la toccassero, sembrava un poggia piedi in realta'.
Così lui, mentre io tentavo di esternare il mio malessere, disse:
 "STIA ATTENTA ALLA TARTARUGA", ed io:
"PERCHE', MORDE?"
ovviamente, il mio, fu un modo ironico per stemperare l'imbarazzo di dover dire ad un perfetto sconosciuto (e alquanto indisponente) i cosidetti cazzi miei.
Ma lui non sollevo' neanche di un millimetro il labbro inferiore per accennare ad un sorriso e sembrava quasi infastidito dal mio atteggiamento canzonatorio.
Fu in quel momento che pensai di volermi laureare in psicologia per prendermi cura di lui.

Comunque da adulta ho voluto ripetere l'esperimento con un altro psicanalista, ho fatto credo tre sedute e poi ho pensato che tutti quei soldi sarebbe stato meglio spenderli  per visitare la penisola di Malacca.
Che non so esattamente dove si trovi ma rende l'idea di quanto siano utili gli psicanalisti.
Quantomeno nel mio caso.
Perche' ci sono voluti anni ed anni per capire che io sono esattamente cio' che devo essere.
Cosa?
Che minchia ne so!
So solo che gli psicanalisti non hanno sense of humor.
Per cui devo tenerli lontani da me.


lunedì 13 dicembre 2010

VOGLIO SAPERE IN QUANTI LO AMATE

Parlo di LUI:


visto che nella vita reale ho conosciuto pochissime persone che adorino come me le opere di Egon Schiele, avendo (adesso) una vita virtuale, vorrei conoscere individui che sfiorino eiaculazioni (anche dalle orecchie) osservando i suoi dipinti o grafiche.
Pensare che in soli 28 anni di esistenza abbia creato "robe del genere":



IO LO TROVO INCANTEVOLE E LO RINGRAZIO PUBBLICAMENTE PER ESSERE VENUTO AL MONDO.

PS
Se le opere di Egon Schiele vi fanno schifo, datevi fuoco.

DIPINGI? NO GRAZIE, HO SMESSO

Fino a circa cinque anni fa dipingevo, anche se in maniera "incostante" pure in quello.
Ho partecipato a tre collettive di pittura (la prima l'ho vinta da ventenne e gia' mi vedevo al Metropolitan Museum a firmare autografi, cosa che tra l'altro mi creerebbe un forte imbarazzo), da ragazza pensavo di voler fare la pittrice e basta, non e' stato possibile.
Credo principalmente, per questioni pratiche, o almeno questa e' la scusa primaria, non mi piacciono i pittori della domenica (e neanche quelli del mercoledi, giorno in cui non lavoro) e la stangata finale e' stata la lettura di: "Lettere a Theo" di Vincent Van Gogh, libro nel quale il concetto di "passione" ti entra nelle vene e non esce piu'.
Per un lungo periodo infatti ho pensato che se un individuo non e' mosso dalla stessa "entita'" di passione, in ogni forma d'arte, non dovrebbe continuare il suo operato.
Pensavo, se (contrariamente a quanto facesse Vincenzo) fossi costretta a scegliere tra comprare una bistecca o un tubetto della Maimeri, sicuramente io opterei per la bistecca.
E allora non sono mossa da vera passione. (ma da sola, banalissima fame!).




E' un pensiero estremista e per alcuni aspetti confesso di esserlo, poi se uno/a si toglie invece dalla testa che di "geni" ne nascono pochi ed impara ad accettare i propri limiti, allora capisce che puo' cenare con 80gr di Giallo Ocra e spalmare un po' di Simmenthal sulla tela.

In realta' i periodi in cui riuscivo a dipingere erano quelli in cui non "lavoravo" e questo non e' altro che un subdolo appello nazionale per cercare un mecenate!!!
Comunque, anche se non dovessi dipingere mai piu' o se non avessi mai dipinto, io so che "concettualmente" sono un'artista, so pure che CHIUNQUE potrebbe asserire la stessa cosa senza poter essere verificata.
Mi sta venendo in mente la frase scritta in un segnalibro che mi hanno regalato: "I am an artist. Don't ask me why".
Massì, in fondo e' bello illudersi di esserlo, tra l'altro io ho tutte le carte in regola per esserlo: alcolista per scelta, tendenze suicide e a volte criminali in genere, in attivo un tentato suicidio, quattro giorni di manicomio (il manicomio e' un must per gli artisti veri, ricordatevi di inserirlo nel curriculum), intolleranza alle istituzioni e...sono indecisa se tagliarmi un alluce o una fetta di naso.
Poi penso ad Egon Schiele che e' morto con una banalissima "influenza spagnola" e mi rattristo, perche' un genio simile doveva suicidarsi (come minimo) tre volte al giorno.
Allora mi sa che e' da rivedere tutta la teoria "genio e sregolatezza".

COMUNQUE, io qualche prova l'ho portata:















questi appartenevano al periodo:
 "PRE-ORAVOGLIOIMPARAREUNPO'LATECNICA"

E quelli che seguono sono alcuni di quando frequentavo un atelier di pittura:










Diciamo che un po' di talento c'e'...e se non mi taglio una manciata di vene prima, ho intenzione di riprendere a dipingere il prossimo anno.
Forse così potrei salvarmi.
FORSE.






domenica 12 dicembre 2010

"MA QUANT'È CARIIIIIINO!"



Eh si, perche' solitamente le donne lo esprimono con sei "I", le piu' esagerate arrivano a undici.
Mi riferisco all'espressione che usano spesso in presenza di un neonato, io, con gli anni ormai mi sono convinta di avere una genetica ancora tutta da dimostrare.
Ma come si puo' mentire così spudoratamente riguardo quei mostriciattoli raggrinziti? Appena nati, siamo tutti oggettivamente brutti, fatevene una ragione!
Anche quando si cresce un po' di piu', ammettiamolo, non tutti i bimbi sono cariiiiiini, anzi alcuni li guardo pensando: "Cristoddio quanto sei brutto, meno male che non ho voluto figli, perche' se mi veniva fuori come te, lo avrei sciolto nell'acido!"
E invece no, loro si sentono sempre in dovere di dire che e' carino o comunque fargli quei sorrisetti e dire magari qualche frase idiota per dimostrare tutta la loro tenerezza nei confronti di questi cosi chiamati bambini.
Prima ci cascavo anch'io in questo genere di teatrini in tram, in ascensore, al supermercato, nelle sale d'attesa, in ambulanza...poi, non so esattamente quando, ma smisi di colpo di fingere in loro presenza, niente piu' sorrisi e sguardi forzatamente amorevoli, li osservo seria e basta, quando vale la pena di osservarli naturalmente.
Perche' a volte, vale la pena. E stabilisco un contatto privato con loro, anche senza dirgli niente, (per tutta la corsa della metropolitana) soprattutto alle loro madri, che appartenendo alla categoria "adulti" con lui o lei non hanno nulla a che vedere.
Ci tengo a precisare che quello che provo per i bambini non ha niente a che vedere con la scelta di non metterne al mondo.
Perche' in realta' i bambini, finche' restano bambini, mi piacciono (anche se non tutti indistintamente).
Sull'argomento invece: "metterli al mondo" credo che faro' un post a parte.

venerdì 10 dicembre 2010

LA SIGNORA COSTANZA NON MI VUOLE BENE



Aprendo questo blog mi e' venuto in mente un aspetto del mio carattere che a volte prenderei a revolverate.
Così ho ripercorso col pensiero tutte le cose che ho iniziato a fare (solitamente con grande entusiasmo) e che poi ho smesso per graduale ed inesorabile assenza di interesse.
A 20 anni circa mi ero messa in testa che avrei fatto il giro del mondo a vela in solitario, in effetti dopo il corso di deriva sul Tamigi, passeggiavo tra le "facce da metropolitana" (quelle per intenderci che quando le vedi ti verrebbe voglia di chiedergli: "Ma che cazzo ti e' successo?") passeggiavo dicevo, in mezzo a tanta umanita' come se improvvisamente i miei femori si fossero allungati a dismisura, ero diventata un gigante di fatto.
Poi incontrai Wole, un nigeriano sensibile e tenerissimo, si, si va bene so a cosa state pensando, aveva anche altre attrattive; conosceva il sapore dello "stomaco dei leoni", mi disse che era dolcissimo come miele e che la carne di coccodrillo invece sapeva di pollo (quest'ultima rivelazione mi deluse un po' confesso, un coccodrillo dovrebbe sapere di coccodrillo e basta!).
Insomma per un paio d'anni ebbi il mal d'Africa, Wole non sapeva nuotare pero', come facevo a portarlo con me per i sette mari?
Ma adesso sto divagando troppo, mi veniva di scrivere anche il seguito della storia ma non era questo quello che volevo dire.
Torniamo a quella stronza della signora Costanza.
Sarebbe stancante (anche per me) elencare tutte le idee che ho avuto per rendere piu' interessante il fatto di esistere senza un motivo, se mia madre o chi per lei, mi avesse detto al momento della nascita:
"Eccoti Aspie, benvenuta a bordo, adesso  il tuo scopo primario e' staccare i chewing gum da sotto ogni tipo di sedia, prima quelle scolastiche poi quelle che incontrerai lungo la via, nella sala d'attesa dell'oculista, sul tram, a lavoro e via dicendo, per non annoiarti potrai variare e passare alle panchine dei parchi, ai sedili in cemento...." basta mamma ho capito.
Beh se mi avessero detto qualcosa di simile, dato una direttiva, probabilmente non sarei stata così incostante.
Comunque io mi riferisco anche ai piccoli fattarelli quotidiani, per esempio, il mese scorso avevo deciso di volere una dentatura bianco accecante come quella delle pubblicita' della "Pasta del Capitano", (anche se spesso penso alle diverse modalita' di suicidio, sorrido tantissimo), così ho iniziato ad informarmi riguardo la "sbiancatura dentale", allo "sbiancamento del buco del culo" forse ci pensero' il prossimo anno.
Sono arrivata alla conclusione che probabilmente la cifra che chiedono quei ladri autorizzati dei dentisti non e' alla mia portata, o meglio...potrei pure spendere una cifra esorbitante SE non sapessi che la signora Costanza non mi vuole bene e che se si decide di fare una cosa simile non puoi certo pensare di continuare a fumare, bere vino rosso e caffe' (quest'ultimo non rientra tra i miei vizi comunque) e allora a cosa serve?
Questa e' una domanda che mi pongo spessissimo fino a sfiorare la schizofrenia, del tipo: "cosa vado a fare la cacca se poi so che mangiando mi si riforma?"
A cosa serve accettare l'invito a cena di un altro uomo se gia' sai che ti annoiera' con le sue frasi tipo: "Si ma io sono diverso...." mentre lo guardi e pensi: "Che minchia ci faccio qui con questo demente?"
Poi ci sono i periodi "salutisti", niente piu' alcol, niente piu' sigarette, niente piu' cibi "buoni" ed iniziare a fare ginnastica tutti i giorni, ci riesco credetemi, solo che poi il mio cervello inizia nuovamente a formulare quella domanda: "MA A CHE SERVE?" E se stanotte muoio nel sonno soffocata da un calabrone? (sono cose che accadono, mica invenzioni!)
La risposta la conosco bene: "Serve a sentirti meglio", a vivere meglio...e per circa due-tre settimane un mese, ne sono STRACONVINTA.
Poi inizio gravemente a dubitarne.


giovedì 2 dicembre 2010

TUMBLEWEED



questo e' un omaggio a mia sorella...(cazzi nostri!)

TI VOGLIO BENE...

IO E IL COMPUTER



Come molte storie d'amore, la mia nasce da una forte antipatia, quasi avversione direi.
Giuravo che non mi sarei avvicinata ad un pc neanche sotto tortura, a distanza di circa cinque anni ancora non ho capito bene il perche' di tanta repulsione.
Probabilmente si odiano a dismisura le cose che non si capiscono, ma questa dichiarazione mi porterebbe a pensare che un giorno potrei cimentarmi nel campo dell'ingegneristica chimica e francamente sarei pronta a giocarmi una qualunque falange se mai cio' potesse avverarsi.
No, il punto credo sia un altro, ero (e continuo) ad essere annoiata dalle cose troppo tecniche, e' come se il mio cervello si rifiutasse ostinatamente di capire, ma il computer non e' costituito solo da cose HARD ma pure SOFT, ed io mi sono innamorata di quel soft (anche se non so bene di che cazzo stia parlando) insomma per me PC= INTERNET.
Ad essere sincera sincera, ho comprato il mio primo portatile (per me esistono solo portatili) per aprirmi un sito di lavoro, ovviamente all'inizio mi sono fatta aiutare da uno di quei mostri che battono sulla tastiera con dieci dita in contemporanea guardando un tramonto fuori dalla finestra, un alieno insomma.
Per quello che mi riguarda uso ancora il solo dito indice per scrivere, pero' sono diventata molto piu' veloce, non sono i risultati che contano? Ricordo che me lo ripetevano sempre in seconda elementare.
Certo se un giorno perdessi accidentalmente (o per vecchiaia) l'indice della mano destra dovrei ricominciare tutto da zero.
Ma se usassi le dieci dita per scrivere, come farei a fumare e bere in contemporanea?
Sono domande fondamentali.
Quasi come chiedersi perche' la bombola del gas finisca sempre all'ora di pranzo.
Ma per stasera basta con i quesiti filosofici.
D'accordo, concludo dicendo che oltre le sigarette, l'etanolo, gli ansiolitici e la maionese, fare a meno di internet adesso mi creerebbe scompensi psicofisici.



PS
Che mi stia avviando verso un altro disturbo psichico chiamato IAD?
Non so, vedro' di consultare Google per la risposta...

ESPERIMENTO



Sebbene nel primo post "Perche' ho aperto un blog" io dica di volere fondamentalmente uno "scambio" con persone un po' simili a me o comunque piu' vicine al mio modo di vedere le cose, degli amici insomma.
(E perche' no, trovare anche un compagno intelligente, ironico, brillante, simpatico, colto, creativo, passionale, sensibile, intuitivo, single e che ricordi anche vagamente Javier Bardem).
Si lo so, mi accontento di poco.
Stavo pensando una cosa, considerato che i blog esistenti saranno milioni e milioni e che io non stia facendo assolutamente NULLA per pubblicizzare il mio, quanti mesi o anni potrebbero trascorrere prima che qualcuno passi di qui e lasci un commento?
Potenzialmente credo sarebbe un tempo infinito (ammesso per disgrazia che lo fossi anch'io...) e così, come MAX, pure io avrei il mio amico immaginario e questo costituirebbe il classico diario privato che avevo da ragazzina (anche se qui non scrivero' i dettagli di come abbia sterminato la mia famiglia).
Sarebbe davvero un esperimento da fare e magari una mattina, accendendo il pc, trovare un commento e chiudere immediatamente il blog! Fine esperimento.
E se stessi invece tramando un omicidio collettivo, diramando notizie che potrebbero compromettere la sicurezza dell'intero pianeta?
In tal caso gli organi di polizia lascerebbero un commento al post?

ALTAN FOREVER!

                                                

Sono convinta di non poter reprimere il desiderio di pubblicarne qualcuna di tanto in tanto, questa e' la prima....



LE DUE CATEGORIE



Moltissimi anni fa lessi questa frase: "Il mondo si divide in due categorie, quelli che amano i cani e quelli che amano i gatti", in un primo momento il suo contenuto "assolutista" puo' anche infastidire, anche perche' mi e' capitato di conoscere persone che amano entrambi i quadrupedi.
Con il tempo ho capito tuttavia che in linea generale trattasi di grande verita'.
Io, senza ombra di dubbio appartengo alla prima categoria, anzi, vi diro' di piu', tutte le volte che un gatto mi si avvicina troppo, provo la voglia irrefrenabile di prenderlo a calci per "scollarmelo" dalle gambe, giocarci un po' a palla insomma, l'ho fatto una volta mentre la proprietaria non c'era e devo dire che il gatto tornava tutte le volte a strusciarsi tra le gambe, ricordo che avvertii l'istinto di strangolarlo non prima pero' di avergli detto: "ma non capisci?? Non capisci che non ti voglio vicino e che non saremo mai buoni amici?" (e soprattutto non ti daro' nulla da mangiare brutto stronzo!).
Non so, provo un'antipatia naturale nei loro confronti, sara' che, così come non amo l'opportunismo tra gli umani, non lo amo neanche tra gli animali, e comunque non mi ispirano la stessa dolcezza che m'ispira un cane.(ok anche i leoni non m'ispirano dolcezza ma sono molto ma molto piu' affascinanti, ecco, direi che il gatto e' la brutta copia ridicola di un vero felino; cosa sono in effetti? Pantere in miniatura? Ghepardi messi in lavatrice a 90°? Tigri nate a Lilliput?).
Ammetto tuttavia che dal punto di vista della personalita', i gatti sono piu' stimabili dei cani, i quali sono talmente stupidi da lasciarsi anche morire per un umano. (cosa c'e' di piu' pietoso?).
Ma come restare indifferenti alla loro devozione, al loro bisogno di essere amati e protetti, dai loro sguardi che dicono TUTTO?
Si, lo so, noi che amiamo piu' i cani, forse abbiamo bisogno di piu' affetto e da bambini non ci sentivamo abbastanza amati chissa', ci sono diverse teorie al riguardo, ma potrei pronunciare un secco:
 "E 'STI CAZZI?"
Ci sara' pure un motivo per cui usano spesso i gatti nei film horror...(sarebbe lo stesso se in un'atmosfera inquietante, carica di suspense sbucasse da dietro una porta la faccia di uno "Spinone nano"?).
E quando un uomo mi dice che non ama i cani, sento che non potrei mai e poi mai cucinargli un piatto di lasagne, (cucinare per qualcuno per me rappresenta un atto d'amore) a meno che io usi macinato di carne di gatto!
Bene, con questo post, sento di aver gia' dimezzato le simpatie di una categoria.
Potrei essere soddisfatta.
Un'altra cosa che mi sento dire quando dichiaro di adorare i cani e':
"ah, allora sei una donna che ama gli animali?"
Con tutta onesta' non nutro una particolare simpatia neanche per i dromedari o per l'atrax robustus e pure dormire circondata da semplici cavallette non mi riempirebbe di gioia.




PS
Detto tra noi, gli amanti dei cani sono sempre piu' simpatici dell'altra categoria.

Perchè ho aperto un blog.



Intanto un saluto a tutti voi che passerete da queste parti, non so ancora come ci arriverete e se ci arriverete, in  caso contrario continuero' a parlare da sola che dicono non sia una sindrome del tutto schizofrenica. E poi, anche se sembra retorico, credo che scrivere sia un esercizio mentale molto utile soprattutto per sè stessi.
Premetto che non sono ne' una giornalista ne' una scrittrice o aspirante tale e se esistesse anche la piu' remota possibilita' di diventare popolare, ne sarei tragicamente terrorizzata a differenza di moltissimi altri utenti (o umani in genere) che venderebbero pure un rene se questo servisse a raggiungere notorieta'.
Non sono laureata in lettere, in filosofia o altro, ho solo un diploma di "Scuola D'Arte", scuola nella quale credo di avere imparato davvero poco, non ho mai fatto nessun corso di scrittura creativa, non sono una divoratrice di libri, insomma sostanzialmente non so scrivere, pero' credo di saper pensare, probabilmente e' sufficiente per aprire un blog ("personale").
Dal titolo e sottotitolo del blog si evince che non parlero' di politica internazionale, fisica quantistica o di come togliere le macchie di sangue dai tappeti.
(ma non escluderei neanche questo!)
Infatti questo blog nasce con l'intenzione di evitare accuratamente di seguire tutti i consigli che ho letto finora riguardo al come fare "un blog di successo", in primis: non avra' nessuna linea guida e scrivero' tutto cio' che passera' tra i miei emisferi cerebrali.
Perche'?
Ecco, veniamo al punto, mi piacerebbe avere dei lettori (pochi ma buoni, soprattutto con la salsa Vinaigrette) con cui condividere i miei pensieri, stabilire "contatti" umani qualitativamente significativi, quanto basta per non alienarmi del tutto e smetterla di confidare i miei problemi alla poltroncina che ho nell'ingresso.
Per motivazioni un po' articolate, ho pochi amici, molti li ho persi per strada (sono parecchio distratta) o spesso li ho voluti perdere...e magari mi voglio illudere che questo possa essere un modo per crearne di nuovi. (anche se sospetto sia un'enorme minchiata).
Mi capita sovente di pensare al suicidio (soprattutto nella fase bipolare depressiva) come unico vero atto "sensato e razionale" da compiere prima di morire (e accostandomi al pensiero di Emile Cioran, di cui non ho letto quasi nulla ma fa figo citarlo), senza questo pensiero, non riuscirei a sopravvivere... e vorro' discutere anche di questo con voi, si, voi che vi svegliate la mattina felici di esservi svegliati, magari con l'alito profumato, confesso che a parte un pizzico di sana invidia, provo contemporaneamente una sensazione di ripugnanza nei vostri confronti, ma credo che faro' un post solo per questo argomento.
Anche se, a pensarci bene, io non vorrei avere molto a che fare con gente che pensa che la vita sia un dono meraviglioso, unico e magari DIVINO.
Di-Vino si, ne parlero'...
Purtroppo dal punto di vista informatico sono molto impedita (solo tre giorni fa ho scoperto come si fa il copia e incolla!) e ora passo intere giornate a copiare e incollare, copiare e incollare, copiare e incollare...

PS
Dopo aver scritto questo post, ho sentito il desiderio di mandarmi a fare in culo per il semplice fatto che abbia avvertito l'esigenza di spiegare il perche' di questo diario online.
Ma se all'improvviso mi viene voglia di un cono alla nocciola e pistacchio, sento la necessita' di spiegarne le motivazioni?

mercoledì 1 dicembre 2010

MARY AND MAX

Questo e' il titolo di un film di animazione (per adulti) di Adam Elliot, avendolo visto di recente, mi e' piaciuta l'idea di rendergli omaggio mettendo la foto di Max che scrive alla sua piccola amica.
Io mi sento un po' come Max, un po' come Mary e un po'...come sua madre.
 Posso dichiarare, senza paura di mie smentite, che non mi capitava di vedere un film così attraente da tempi lontani, da gustare per ogni singola battuta e fotogramma, e' un esempio di come si possano affrontare argomenti anche "sgradevoli" con una sana ironia e non solo...
Lo consiglio davvero a tutti (si fa per dire, infatti non lo consiglierei al mio datore di lavoro ed altre 8.923.876 persone), ringrazio pubblicamente il blogger che con il suo blog: "Il cinema secondo me" me lo ha fatto conoscere ed amare per via di una sua recensione.